MICHELE BRAMBILLA, La Stampa 18/12/2011, 18 dicembre 2011
Il sì ai “milioni del diavolo” spacca in due l’anima di Casale - Alla fine ha prevalso il realismo amministrativo - secondo il punto di vista della giunta - o il patto con il diavolo, secondo quello dei familiari delle vittime
Il sì ai “milioni del diavolo” spacca in due l’anima di Casale - Alla fine ha prevalso il realismo amministrativo - secondo il punto di vista della giunta - o il patto con il diavolo, secondo quello dei familiari delle vittime. Alle tre e mezza del mattino di sabato, con diciannove voti favorevoli e undici contrari il consiglio comunale ha accettato la transazione offerta da Stephan Schmidheiny, l’ultimo proprietario della Eternit: diciotto milioni e trecentomila euro in cambio del ritiro della costituzione di parte civile. A Casale arriveranno dunque un po’ di soldi che serviranno in parte per proseguire le bonifiche, in parte per la ricerca contro il mesotelioma, il terribile tumore provocato dall’ amianto. Però resterà, per sempre, una frattura. Mai si era registrata una simile spaccatura tra i casalesi e i loro rappresentanti. Nei decenni di lotta contro «il mostro», come lo chiamano qui, familiari delle vittime e Comune avevano sempre marciato fianco a fianco. Da ieri non è più così. La notte scorsa, in Municipio, tutti erano concordi solo in una cosa: nel dire che non s’era mai vista una tensione del genere. Il consiglio è stato interrotto formalmente quattro volte, nei fatti molte di più. Per concluderlo ci sono volute sei ore e mezza. Centinaia di manifestanti con le bandiere «Eternit: giustizia» hanno interrotto i lavori in continuazione urlando tutta la loro disapprovazione; e alla fine i pochi rimasti hanno accompagnato all’uscita i consiglieri di maggioranza con applausi ironici e qualche insulto. Cerchiamo di spiegare il perché di un simile dissidio. I familiari delle vittime dicono che con il miliardario svizzero Schmidheiny non si può sottoscrivere alcun accordo. Primo, per il male che fatto: l’Eternit uccideva e i suoi padroni, secondo l’accusa sostenuta al processo in corso a Torino, sapevano bene di uccidere. Secondo, perché Schmidheiny - alla pari dell’altro imputato, il belga Jean Louis De Cartier de Marchienne - non s’è mai neppure degnato di farsi vedere in tribunale. Terzo, perché la cifra, i diciotto milioni appunto, è ridicola se commisurata al danno: l’Eternit a Casale ha provocato almeno milleottocento morti e inquinato la città per chissà quanti decenni ancora. Quarto, perché c’è il fondato timore che l’accettazione del risarcimento possa ammorbidire la sentenza penale nei confronti di Schmidheiny, prevista per il 13 febbraio. Il sindaco, Giorgio Demezzi del Pdl, ribatte in questo modo. Dice che se avesse seguito il cuore, avrebbe detto di no: ma un amministratore comunale deve dar retta soprattutto alla ragione, e la ragione suggerisce un sì. Questi soldi infatti sono sicuri, mentre se si fosse rifiutata la transazione ci si sarebbe infilati in una complicatissima procedura internazionale con l’elevato rischio di non portare a casa nulla. Quanto alla congruità del risarcimento, il sindaco fa due conti: il Comune può documentare danni solo per nove milioni, e ipotizzare una spesa di altri ventuno per nuove bonifiche. In totale quindi il tri- Non abbiamo svenduto la città o dato un condono a Schmidheiny; eviteremo l’attesa dei gradi di giudizio Giorgio Demezzi Sindaco di Casale Monferrato Una pagina triste: si è consumata una frattura con la città anteponendo il denaro alla giustizia Bruno Pesce Associazione Famigliari Vittime Amianto bunale sarebbe potuto arrivare a trenta. Ma trenta da dividere fra i due imputati: e qui uno solo dei due ne dà già più della metà. «Sono soldi sporchi di sangue», gridano i familiari delle vittime; e il sindaco risponde che a Casale c’erano un milione di metri quadri di tetti in Eternit, e la metà di questi tetti è tuttora da bonificare. Insomma la giunta (Pdl-Lega) ne fa una questione di realismo, i familiari delle vittime una questione di principio. Difficile dire se esistano una ragione e un torto assoluti, un bianco e un nero senza sfumature. Ma di certo quando una decisione divide in questo modo, bisognerebbe procedere con i piedi di piombo e cercare una soluzione il più condivisa possibile. Il sindaco dà l’impressione di essere un uomo sensibile e in buona fede, e la sua replica a tarda notte è stata apprezzata anche dal Pd. Però una vicenda così importante per la città (la Eternit ha segnato tutto il Novecento di Casale) andava probabilmente gestita in un altro modo: magari con un consiglio comunale aperto o meglio ancora con un referendum. Si è voluto invece forzare la mano e, oltretutto, fare il consiglio comunale in un’angusta sala nella quale per il pubblico ci sono sì e no una ventina di posti. Così centinaia di casalesi, molti dei quali familiari delle vittime, non sono potuti entrare e per sei ore e mezza c’è stata una tensione pazzesca, con una quindicina di poliziotti e carabinieri a far miracoli per evitare il peggio. Dall’altra parte, tra i manifestanti c’erano anche alcuni estremisti che hanno impedito per ore qualsiasi intervento con cori da ultras («Vergogna, assassini, corrotti, buffoni, venduti») e quando non si lascia parlare si ha sempre torto. Un comportamento che non fa parte dello stile dell’associazione dei familiari delle vittime dell’amianto, da anni protagonista di una delle battaglie più civili, oltre che coraggiose, del nostro Paese. Insomma è stata una brutta pagina, quella dell’altra sera, nella storia del calvario di Casale Monferrato. Da girare in fretta.