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 2011  dicembre 18 Domenica calendario

“I più ricchi si difendono con franchi svizzeri e oro” - Tempi duri per i super ricchi. I crolli insistenti sui mercati azionari e la paura di un default europeo stanno agitando, non poco, i sonni di quelli che hanno grandi capitali

“I più ricchi si difendono con franchi svizzeri e oro” - Tempi duri per i super ricchi. I crolli insistenti sui mercati azionari e la paura di un default europeo stanno agitando, non poco, i sonni di quelli che hanno grandi capitali. Un’altra dose massiccia di preoccupazioni è arrivata poi dalle nuove misure decise dal governo Monti. Tra schedature dei conti correnti, stangate sul lusso, prelievi sui capitali scudati e minacce di patrimoniale, l’elenco delle grane in arrivo è lungo. Che fare allora dei tanti soldi? «La paura oggi più grande tra chi è abbiente è quella di perdere fette importanti del proprio capitale» racconta Alfredo Piacentini, banchiere di lungo corso, tra i fondatori di Banca Syz e vice presidente di Albertini Syz. Che cosa è cambiato? «Non è tanto la manovra la vera preoccupazione. Piuttosto è emersa una paura che fino a sei mesi fa non esisteva tra i grandi patrimoni. Per la prima volta ci si trova a mettere in dubbio solidità degli Stati e delle banche, e in maniera molto più acuta che nel 2008. L’obiettivo di chi investe è quindi diventato non tanto quello di far fruttare il proprio patrimonio quanto quello di mantenerlo integro, o quasi». Rinunciando ai buoni rendimenti che si sono oggi sul mercato? «Di più. Non solo c’è una rinuncia al rendimento. Per la sicurezza molti sono disposti anche a cedere qualche punto percentuale sul proprio capitale. La sicurezza oggi si paga». E quanto sono disposti a perdere? «Molti puntano sui depositi in franchi svizzeri in banche internazionali di primissima qualità, vale a dire con il rating più alto. Più il giudizio sulla banca è buono e più il costo è alto. Per fare un esempio, un deposito a breve può costare fino all’1%. Invece un altro porto prediletto, come le obbligazioni in franchi svizzeri a breve, ha un costo che si muove tra lo 0,2% e lo 0,5%». A cosa guardano poi? «Per trovare riparo puntano sul franco svizzero, un grande classico in tempi difficili. Ma nel mirino ci sono anche altre valute distanti dalla crisi europea come la corona norvegese e il rand sudafricano e più classicamente il dollaro Usa». E l’oro? «Anche questa è una strada molto battuta. Negli ultimi mesi c’è stato anche una ripresa della richiesta dell’oro monetato, vale a dire le monete d’oro come il Krugerrand sudafricano o il Marengo d’oro, che storicamente era rimasta stabile. Alcuni addirittura cercano la sicurezza nelle monete d’oro da mettere in cassaforte. In questo caso è l’emotività a spingere per questo tipo di scelta. Sono casi isolati, fenomeni che non si vedevano più dagli anni ‘70». Ma non vanno all’estero? «Questa è una strada che perso molto appeal. Le norme internazionali hanno reso il percorso difficoltoso. Chi oggi va all’estero con i capitali si sente osservato, inseguito. Agli investitori interessa di più strutturare accuratamente il proprio portafoglio. Conta non tanto la location, quanto piuttosto la composizione del portafoglio. Per un italiano avere una parte dei propri patrimonio in titoli del proprio Paese a questi rendimenti ha totalmente senso. Senzaesagerare, fermandosi a un 10-15% del totale». Quelli che han pochi soldi che cosa possono imparare da chi ne ha tanti? «Non è che per forza chi ha di più è anche più preparato. Probabilmente la possibilità di diversificare maggiormente è il grande vantaggio che ha chi possiede grandi patrimoni. Più sono i soldi e più alte sono le possibilità di poterli dividere su più strumenti per ripartire il rischio. Il piccolo risparmiatore magari è più ostaggio della banca di paese e del fatto di non poter fare abbastanza diversificazione».