FRANCESCO BEI , la Repubblica 21/12/2011, 21 dicembre 2011
Il patto segreto tra Bersani e Alfano "Il sostegno a Monti ci costa, aiutiamoci" - ROMA - «Ministro Fornero, mi raccomando, sulla riforma del mercato del lavoro è meglio procedere con cautela»
Il patto segreto tra Bersani e Alfano "Il sostegno a Monti ci costa, aiutiamoci" - ROMA - «Ministro Fornero, mi raccomando, sulla riforma del mercato del lavoro è meglio procedere con cautela». Il consiglio deve aver lasciato di stucco ieri Elsa Fornero, anche perché a dispensarglielo, sotto le volte affrescate del Quirinale, non è stato un esponente del Pd o dei sindacati, ma il segretario del Pdl Angelino Alfano. Un episodio sorprendente se solo si pensa alla furia ideologica anti-Cgil del passato ministro Sacconi. Il fatto è che Alfano è ora preoccupato per la tenuta del Pd e per la concorrenza dell´Italia dei Valori. Così come Bersani guarda con apprensione alle crescenti lacerazioni interne nel Pdl e alla deriva separatista del Carroccio. Entrambi poi fanno i conti con la crescita del terzo polo e la concorrenza di Casini. Un intero quadro sta smottando e i segretari dei due maggiori partiti hanno quindi stretto un patto di mutuo sostegno per non farsi travolgere. Ora si parlano, molto più spesso di quanto non si pensi, e anche ieri - complice il ricevimento da Napolitano - un colloquio c´è stato. L´asse segreto si base sulla reciproca convenienza e sull´assunto che «nessuno deve pagare troppo il sostegno a Monti». Anche perché, questo lo temono sia i vertici del Pd sia a via dell´Umiltà, i prossimi mesi saranno ancora più difficili. E nessuno potrà sfilarsi facilmente dalla maggioranza. «Tra febbraio e marzo forse sarà necessaria un´altra manovra - sospira Paolo Bonaiuti - e non vedo tutta questa fretta di andare a elezioni anticipate e raccogliere l´eredità del governo tecnico. Così, anche se ci sono inevitabili maldipancia, sia noi che il Pd continueremo ad appoggiare Monti». Frutto di questo "appeasement" è anche il pranzo della pace che vedrà oggi a palazzo Chigi Mario Monti seduto accanto a Berlusconi e Gianni Letta. Un invito arrivato dal premier ma preparato da una telefonata tra Napolitano e Letta. Il capo dello Stato era infatti preoccupato per l´escalation di toni del Cavaliere contro il governo. Un esecutivo descritto come un esproprio della democrazia, guidato da un premier «disperato». Troppo per non far scattare l´allarme rosso del Quirinale. Così, grazie anche alla diplomazia felpata del Colle, si è arrivati al pranzo di oggi. Facilitato da quel bigliettino che Monti inviò a Berlusconi venerdì scorso in aula, un invito a «collaborare» e a lasciarsi alle spalle i diverbi. Il ruolo "pacificatore" di Napolitano è del resto sollecitato anche da Alfano e Bersani per abbassare la temperatura politica e offrire una sponda ai partiti che stanno pagando il prezzo più alto nell´appoggio a Monti. Non è un caso che ieri il capo dello Stato abbia elogiato quelle forze politiche che hanno votato la fiducia a Monti, «un titolo di merito, non un motivo di imbarazzo». Ora tuttavia c´è un enorme scoglio che può mettere a rischio la maggioranza: la riforma del mercato del lavoro. Una materia incandescente per il Pd, considerato il veto posto dalla Cgil. Che infatti porta un falco come Daniela Santanché a ipotizzare che «Monti cadrà a gennaio, da sinistra, sull´articolo 18». È per sventare questa trappola che Napolitano ieri ha iniziato la sua moral suasion sulle riforme da fare «senza rigide pregiudiziali», aprendo così una rete di protezione sotto al governo. E per lo stesso motivo Alfano ha consigliato «cautela» al ministro Fornero, colpevole di aver evocato il tabù dell´articolo 18. L´uscita del ministro del Welfare ha mandare fuori dai gangheri anche un fan di Monti come il Pd Beppe Fioroni: «Il governo su una materia come il lavoro dovrebbe comunicare di meno e condividere di più». Anche perché, in fondo, lasciando da parte l´articolo 18 sui licenziamenti, il Pdl e il Pd sono convinti di poter reggere la riforma in arrivo. «L´intesa è possibile - spiega a sera Dario Franceschini in un Transatlantico ormai deserto - ma non si può partire dall´articolo 18, che oltretutto riguarda ormai una minoranza di lavoratori. Se non si parte da lì un accordo è a portata di mano». Anche Monti sembra sia consapevole del rischio di procedere a spallate su questo tema. A Walter Veltroni, davanti al buffet al Quirinale, il premier ha assicurato che sulle pensioni «siamo dovuti intervenire rapidamente, ma il lavoro è un´altra cosa». L´articolo 18, ha ripetuto il Professore a più di un interlocutore, è «un falso problema», sul quale sarebbe sbagliato andare al «muro contro muro». Ma la riforma del lavoro si farà, su questo il premier non è disposto a subire veti.