FABIO TONACCI , la Repubblica 19/12/2011, 19 dicembre 2011
Stop a dialetto e battute i comuni mandano i vigili a scuola di buone maniere -ROMA - Il saluto deve essere informale, "buongiorno" e "buonasera"
Stop a dialetto e battute i comuni mandano i vigili a scuola di buone maniere -ROMA - Il saluto deve essere informale, "buongiorno" e "buonasera". Bandito il più colloquiale "salve", che pare riduca il senso di autorità. Evitare nell´ordine: la parlata dialettale, la gestualità eccessiva, le posture "sbracate". Il cittadino deve essere approcciato con fermezza, ma senza invadere le spazio vitale. Meglio senza occhiali da sole, che fa troppo "sbirro cattivo". Da abolire le facili battute. L´automobilista frustrato e multato non capirebbe. Sono queste le prime regole insegnate nei corsi di "bon ton" per vigili urbani che sempre più amministrazioni locali decidono di far seguire agli agenti. Un po´ perché ne hanno bisogno, un po´ perché c´è troppa aggressività tra gli utenti della strada. A Roma, come a Venezia, Milano, Savona, Arzignano. Tecnicamente si chiamano "corsi di gestione del conflitto", durano in media cinque giorni per 40 ore di lezione. Ai comuni costano circa 5 mila euro ogni 20 poliziotti. In cattedra salgono psicologi e docenti universitari. «Si insegna a gestire una situazione di tensione - spiega Luca Maria Aschei, sociologo di 51 anni che ha tenuto già una ventina di corsi alle polizie municipali della Liguria - quale è quella di un vigile che fa una contravvenzione o esegue un controllo. Deve evitare tutti gli atteggiamenti sgradevoli o arroganti. Alzare la voce o puntare il dito indice, cosa che vedo fare spesso, è sbagliato. Un errore anche avvicinarsi troppo all´altra persona, entrando nel suo spazio vitale. È un segnale di minaccia. Il linguaggio del corpo è tanto importante quanto quello verbale». Il linguaggio corretto di sicuro non è quello che si vede usare da qualche "pizzardone" (come viene chiamato il vigile a Roma, a Milano è il "ghisa") che per bloccare un auto alza un braccio e urla: "maandovai??". Maleducazione diffusa da Nord a Sud in una parte, minoritaria, dei 70 mila vigili urbani italiani. Dicono gli esperti che la comunicazione del poliziotto è pacifica quando è asettica, informale. Quando in apparenza distoglie la colpa da chi ha infranto la legge. Un esercizio dialettico per cui non è chi guida ad aver parcheggiato in tripla fila, ma è l´auto ad essere in divieto di sosta. A Venezia 60 agenti della municipale seguiranno delle lezioni, ideate dal governo e rivolte alle polizie locali nelle città d´arte, per imparare la storia dei monumenti e delle opere della città. «Così daremo informazioni più dettagliate ai turisti - spiega il comandante Luciano Marini - il nostro è un lavoraccio, siamo la polizia più vicina alle persone e però anche quella che toglie loro i soldi. Vigili maleducati? Qualche caso c´è, non lo nego. Ma siamo anche vittime di stereotipi. E dell´esasperazione della gente, che al giorno d´oggi va fuori di testa per una multa da 30 euro». In effetti i casi di aggressione ad agenti sono in aumento. Ed è anche vero che l´immagine della municipale è in qualche modo rimasta invischiata alla caricatura che ne ha fatto Alberto Sordi nel film "Il vigile" degli anni Sessanta. «Non c´è una vera selezione al momento del concorso pubblico - sostiene Mauro Cordova, presidente dell´associazione europea delle Polizie locali che a giugno ha tenuto un corso di educazione per 300 agenti a Roma - i requisiti caratteriali indispensabili per fare bene questa professione non vengono valutati. Dopo un aggiornamento preliminare di tre mesi i vigili vengono sbattuti in strada. E una minoranza di loro risulta incapace a rapportarsi con il cittadino, perché inadatta o "inebriata" dall´autorità che conferisce una divisa». Come il pizzardone Alberto Sordi, che a chi gli segnalava un auto in divieto di sosta rispondeva: ecchissenefrega?