ANGELO AQUARO , la Repubblica 19/12/2011, 19 dicembre 2011
"Libia, ecco le prove delle stragi Nato" - NEW YORK - Sono le vittime della Primavera Araba che l´Occidente ha rifiutato per mesi di vedere
"Libia, ecco le prove delle stragi Nato" - NEW YORK - Sono le vittime della Primavera Araba che l´Occidente ha rifiutato per mesi di vedere. Sono le donne e i bambini uccisi proprio dai bombardamenti degli alleati che erano corsi a salvarli. Sono i ribelli anti Gheddafi che cercavano di aiutare i feriti. Sono i medici che in ambulanza si precipitavano sui luoghi delle stragi. Le prime cifre parlano di dozzine, almeno 70, probabilmente centinaia e centinaia: contarli è impossibile perché nessuno lo ha fatto. Fino a ieri. «A quanto ci risulta, abbiamo concluso le operazioni con molta cura, senza conferma di nessuna vittima civile». Così Anders Fogh Rasmussen, il segretario generale della Nato, aveva annunciato al mondo, il 31 ottobre, la fine delle operazioni incominciate il 19 marzo con l´autorizzazione dell´Onu, che hanno poi portato alla caduta del regime e poi all´uccisione di Muhammar Gheddafi. Bugie. «Dagli elementi che avete raccolto sul campo» dice adesso al New York Times Oana Lungescu, portavoce della Nato «sembra che civili innocenti siano stati uccisi o feriti, malgrado l´attenzione e la precisione». L´inchiesta arriva dopo le denunce di varie associazioni, da Human Rights Watch a Civic, che senza successo avevano chiesto all´Alleanza di riconoscere gli errori. Non è soltanto una sacrosanta questione di giustizia e verità. Il comportamento della Nato dimostrerebbe che in Libia le autorità militari non avrebbero applicato quegli accorgimenti che col tempo sono serviti a ridurre le vittime civili in Afghanistan. Lì, però, c´erano le proteste della popolazione: in Libia lo stesso governo provvisorio, a cui ora l´Alleanza ha demandato l´indagine, non sembra intenzionato a sollevare la questione. In sette mesi di attacchi l´Alleanza ha distrutto più di 5.900 obiettivi militari sganciando 7.700 ordigni e missili su più di 150 siti negli attacchi condotti da Francia, Inghilterra e Stati Uniti (responsabili rispettivamente di un terzo, 21 per cento e 19 per cento delle azioni) ma anche da Italia, Norvegia, Danimarca, Belgio e Canada, con la partecipazione di due paesi arabi e non Nato, Qatar ed Emirati Arabi. Ma la precisione dei bombardamenti non doveva essere chirurgica? L´indagine eseguita in 25 siti, da Tripoli a Bengasi, ha messo in luce una serie di cause, compresi errori di intelligence. Ma in almeno un caso si sarebbe trattato anche di malfunzionamento degli ordigni. Mentre la pratica - che nelle operazioni cosiddette umanitarie andrebbe evitata - di ri-colpire l´obiettivo appena centrato con un secondo, più incisivo bombardamento, ha portato all´uccisione dei civili che dopo il primo attacco portavano soccorso ai feriti. I numeri delle vittime sono fortunatamente molto più bassi di quelli visti in altre operazioni. Ma Jomana, 2 anni, e Khaled, 7 mesi, uccisi dalla bomba che ha distrutto la loro casa di Tripoli, e Mohammed, 6 anni, e Moataz, 3, colpiti nell´abitazione che avrebbe dovuto ospitare un medico fedele a Gheddafi, non erano solo dei numeri: prima che l´illusione della guerra senza vittime se li portasse via per sempre.