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 2011  dicembre 19 Lunedì calendario

Fmi: effetti shock dai piani di austerità in Italia a rischio 5 punti di Pil in 3 anni - ROMA - Pagheremo caro per rimettere a posto i conti pubblici, pagheremo cari gli effetti della maxi-manovra che somma i due interventi estivi di Berlusconi e quello appena varata dal governo Monti

Fmi: effetti shock dai piani di austerità in Italia a rischio 5 punti di Pil in 3 anni - ROMA - Pagheremo caro per rimettere a posto i conti pubblici, pagheremo cari gli effetti della maxi-manovra che somma i due interventi estivi di Berlusconi e quello appena varata dal governo Monti. Se non ci saranno interventi di rilancio e - soprattutto se la Bce non sosterrà con più coraggio il nostro debito pubblico - rischiamo di trovarci, fra tre anni, con 5 punti di Pil in meno. Anche 8, nella peggiore delle ipotesi. E questo per via dell´effetto «austerità» che l´Europa c´impone, chiedendoci di sanare lo squilibrio tagliando la domanda interna e abbassando la dinamica prezzi-salari. E´ la conclusione cui arriva uno studio della Voce.info, che parte dalle stime effettuate dal Fondo monetario internazionale sugli effetti provocati dagli aggiustamenti fiscali europei degli ultimi trent´anni e adatta le conclusioni all´attuale situazione italiana. Gli effetti della maxi-manovra sono messi in comparazione con quella, altrettanto pesante, varata da Giuliano Amato nel 1992, ma l´analisi tiene conto anche di due condizioni che allora non c´erano e che oggi, invece, peggiorano il quadro. Allora non solo c´era la possibilità di svalutare la lira e di dare un mano alla ripresa usando la leva dell´export, ma eravamo anche meno legati all´Europa e quindi alle manovre recessive degli altri paesi. Oggi, sommate alle nostre, quelle misure possono scatenare un effetto moltiplicatore sulla recessione. L´analisi effettuata da Sergio de Nardis ha un titolo che parla da sé: «Sarà recessione. E sarà grave». L´economista della Voce.info parte dallo stato di fatto: la maxi-manovra produrrà un riduzione dell´indebitamento netto del 4,8 per cento. Applicando le stime elaborate dall´Fmi sull´impatto economico di tale risultato ciò già porterà, fra il 2012 e il 2014, ad una perdita secca di 2,3 punti di Pil (un punto all´anno nei primi due, lo 0,3 nel 2014). Ma questo è solo il caso-base, l´analisi che non tiene conto delle due variabili peggiorative che nel frattempo sono intervenute. Se si aggiornano i calcoli dell´Fmi con gli effetti legati alla mancata svalutazione, spiega Sergio de Nardis, il Pil nei tre anni in questione arriverà a perdere poco meno di 5 punti. Gli effetti, visto il concentrarsi della manovra nei primi due anni, saranno particolarmente feroci nel 2012 e 2013, quando il Pil scenderà di 2 punti percentuali a testa. Eppure, ad essere corretti, non basta ancora: bisogna tener conto anche dell´effetto moltiplicatore che le manovre recessive varate dagli altri paesi avranno sull´economia globale. La «deflazione coordinata» potrebbe infatti far scendere il Pil fino a ben 8 punti. La via d´uscita c´è, conclude però de Nardis: «Serve un ruolo massiccio delle Bce che riduca il timore degli investitori e allontani la prospettiva di un avvitamento autodistruttivo delle economie europee».