Varie, 21 dicembre 2011
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Purdy James
• Hicksville (Stati Uniti) 17 luglio 1914, Englewood (Stati Uniti) 13 marzo 2009. Scrittore • «[...] uno dei grandi isolati della narrativa Usa [...] Non s’è fatto che lamentare il suo insuccesso. In America era addirittura detestato. Lo si apprezzava di più in Europa. Ogni tanto qualcuno [...] si spingeva nel suo monolocale di Brooklyn, raccontava come fosse in ordine, tappezzato con foto di pugili, e lui, Purdy, gentilissimo, straordinariamente educato. [...] Fin dall’inizio fu scambiato per un romanziere surreale. Il suo primo libro, scoperto da Edith Sitwell, è intitolato 63: Palazzo del sogno. E da quasi subito fu molto amato dai colleghi scrittori ma non altrettanto dal pubblico. Tennessee Williams chiedeva avidamente di leggerlo. Paul Bowles e Gore Vidal si scrissero di come ne fossero rimasti scossi. Jerome Charyn, nell’edizione italiana (SE) di Come in una tomba scrive: “Purdy è il fuorilegge della nostra narrativa. Egli non celebra le meraviglie del quotidiano d’America ma mette il dito sulla piaga, affronta le paure della nostra vita notturna, l’aritmetica scabrosa dei sogni. Se applichiamo a Purdy la nostra logica mondana non riusciremo a leggerlo”. Ma è un altro scrittore non americano, il gallese John Cowper Powys, ad aver visto giusto: “Nessuno può leggere senza esclamare di continuo: oh, come somiglia al signor Taldeitali il Dottor Cox di Malcolm con i suoi indirizzi! Oh, come somigliano ai Talaltri Madame Girard e suo marito! Purdy è riuscito a fare quella cosa che tutti noi scrittori tentiamo: a dar corpo nel personaggio dell’eroe alle più intime e segrete reazioni che provocano in noi la vita che facciamo e la gente che ci circonda”. Insomma, Purdy non come scrittore surreale e, in fondo, neppure come erede della tradizione gotica. Egli fu uno scrittore realista, per la precisione spietatamente, cinicamente realista. Dunque, un moralista. Malcolm, il giovane eroe di quel suo romanzo del 1959, spesso accostato al Billy Budd di Melville, sta lì, seduto su una panchina ad aspettare un padre ignoto. Riceve le visite e le attenzioni più strampalate, ma lui resta “innocente”. Bastano il silenzio di Malcolm e la sua ostinazione per farne un personaggio irreale? Cabot Wright (in Un ignobile individuo del 1964) è un impiegato di Wall Street, tutte le mattine attraversa a piedi il ponte di Brooklyn, è l’unica ora libera della sua giornata. Un giorno, in biblioteca, violenta una ragazza. Poi altre trecento. Tutte le vittime lo ringraziano. Perché lo fanno? E Il nipote? È irreale il ragazzo che scrive dalla Corea lettere alla zia Alma in cui non dice niente di sé? Scrive frasi convenzionali, che tuttavia arricchiscono la vita di quella zitella, sola in un paese dell’Ohio, dove Purdy era nato. Quando Cliff viene dato per disperso la zia si accorge di non saperne nulla. Per capire, comincia a prendere appunti. Ma alla fine si chiede se sia più importante conoscere o amare. Forse quel soldato dato per disperso è colui che torna a casa in Come in una tomba del 1975. Ha il volto sfigurato. È costretto a vivere lontano da tutti. Garnet Montrose è un personaggio gotico. Ma egli vive in un mondo reale, l’America. È il Paese di cui, allorché fu eletto Reagan, Purdy scrisse: “Quando videro che il loro governo era nelle mani di un venditore sorridente, i fiduciosi telespettatori si sentirono in pace, ancora più a loro agio, rilassati”» (Franco Cordelli, “Corriere della Sera” 14/3/2009) • «Leggere un libro di James Purdy [...] è come strofinarsi la pelle con una grattugia [...] autore grottesco e “dodecafonico” ma premiatissimo [...] è stato uno scrittore di prima grandezza negli Stati Uniti, anche se poi è caduto in un cono d´ombra. “È il narratore che con maggior inventività ha mostrato i modi in cui l’American dream può trasformarsi in incubo”, ha scritto Enzo Siciliano. [...]» (Laura Lilli, “la Repubblica” 23/7/2011).