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 2011  dicembre 21 Mercoledì calendario

Porcile Valentino

• Genova 12 novembre 1966. Prete • «[...] parroco di Sant’Ambrogio, a Cornigliano, periferia ex industriale della città [...] È diventato uno squatter con la tonaca pur di dare una casa a una bambina di otto anni. “Una situazione intollerabile, disumana. Non si può stare a guardare. Ho provocato clamore, tra i parrocchiani c’è chi l’ha presa male e mi ha rimproverato: ‘Certe cose non bisogna farle’. A loro ho replicato: ospitate voi questa bimba con la mamma? [...] Dovevate vedere che salti di gioia faceva la bimba, quando ha saputo che finalmente sarebbe potuta tornare a scuola. Come avrebbe fatto, vivendo in un’auto posteggiata vicino alla stazione?” [...] è da sempre il prete dei bambini [...] da viceparroco della chiesa di San Giovanni Battista, a Quarto, dall’altra parte geografica e sociale della città, aveva avviato una crociata contro le multinazionali che sfruttano i minori. “Non comprate quelle scarpe - diceva dal pulpito rivolto proprio ai più piccoli - . Le hanno fatte bambini come voi, che, invece di andare a scuola o a divertirsi, vengono sfruttati da persone senza cuore, che rubano la loro infanzia, i loro sogni”. E ad ogni domenica l’elenco dei prodotti da boicottare veniva aggiornato: “Indumenti: Nike e Reebok. Alimentari: tutto quello che porta il marchio della Nestlè. Cibi per animali: Friskies. Ce ne sono ancora tanti altri, ma per oggi fermiamoci qui” spiegava nei volantini. Oggi le sue crociate sono altre: “Una bambina che cresce in auto è un delinquente di domani. Bisogna levare i ragazzi dalla strada, prima che ne imparino la legge. Per un adulto è diverso, può scegliere, ma il disagio, il dolore di un bambino è sempre colpa di un adulto”. E’ dall’indignazione che sono nati il doposcuola d’inverno e l’oratorio estivo dalle 8 del mattino sino al pomeriggio, o i laboratori interculturali. “Ci sono bimbi genovesi, figli di immigrati, immigrati appena arrivati, cattolici o musulmani, non fa differenza”. Per lui “il problema principale è la prevenzione, non si può crescere respirando l’aria della strada. Ne so qualcosa”. Già, perchè don Valentino va a trovare gli ex “ragazzi di strada” in carcere. E nemmeno sbarre e sorveglianza riescono a contenere la sua indignazione. Come quando se ne andò arrabbiatissimo dal supercarcere di Cuneo e scrisse all’allora cardinale Bertone, oltre che al direttore della struttura: “Non si può dare assistenza religiosa a un detenuto, che ha bisogno anche di confidenza e riservatezza, nella sala colloqui comune”. In questo caso un condannato per associazione mafiosa accusato anche di omicidio: “Ero stato autorizzato ai colloqui religiosi dal pm, come era già accaduto un’altra volta. La persona detenuta aveva seri problemi, una figlia piccola ed era malato”. Per i bimbi l’energico don Valentino è disposto a tutto, anche a vestirsi da Babbo Natale per regalare dolci e caramelle sfilando in via Cornigliano. “Che cosa c’è di strano? Ho interrotto la tradizione perché ero malato, ma penso sia un modo simpatico per fare gli auguri a tutti, italiani e stranieri”. In un quartiere dove si affiancano empori cinesi, call center, market sudamericani, senegalesi, romeni, lui, piccolo e minuto, ha provato invano a trattenere l’imponente don Giulio Maria Tam, il prete di Forza Nuova venuto [...] a recitare il rosario contro l’edificazione di una moschea a Cornigliano. “Tentavo di fargli capire, da prete, che non si possono squalificare le cose sacre. Non ce l’ho fatta”. Ma non gli ha resistito la porta di un appartamento “pieno di spazzatura” in un caseggiato fatiscente alla periferia del quartiere. “È stata la disperazione, dopo due mesi di inutile ricerca. Mi hanno segnalato queste stanze vuote, dove ogni tanto qualcuno forse trovava rifugio. [...]”» (Alessandra Pieracci, “La Stampa” 10/2/2009) • Vedi anche Alessandra Pieracci, “La Stampa” 30/5/2010; Erika Dellacasa, “Corriere della Sera” 30/5/2010.