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 2011  dicembre 18 Domenica calendario

BASTA UNA PIZZA PER CAPIRE CHE L’EURO CI HA RESI POVERI


Certo che il rifiuto degli inglesi di sborsare la loro parte di 30 miliardi, per il vaneggiato prestito di 200 miliardi che il FMI dovrebbe poi girare all’Italia nei guai, sarebbe stata una notizia da sottolineare. E la Bundesbank che dice di non poter provvedere la sua parte senza che altre banche centrali esterne all’area dell’euro lo facciano, pure. Ma anche lei in fondo elusa da una stampa italica per lo più connivente all’euro da sempre. Per non dire della signora Lagarde che minacciando una grande depressione, conferma quale pessima scelta sia stata farla direttore del FMI. Giacché il suo mestiere sarebbe semmai proprio quello di evitare quest’esito, usando ben altri mezzi. E tuttavia queste notizie forse non valgono una pizza a Friburgo. Dove al centro in un ristorante italiano con mia figlia tedesca ho mangiato una pizza margherita e una frittata di zucchine, pagando la prima 2,5 euro e la seconda poco di più. Gli spiritosi si potranno certo consolare dubitando a ragione del sapore della mozzarella; però resta il fatto che in una città della Germania, come tante, il costo della vita, e il livello dei prezzi al consumo, non solo dei servizi, è più basso di molto. E questa informazione è forse più facile da intendere di tante altre.
Perché i bilanci che guadagnano l’inferno in vita ai banchieri, o le matematiche utili solo alle noiose carriere degli accademici, serve a niente provarsi di capirle. Ma il diverso costo della vita tedesco mostra a chiunque il problema, che è quello di un sistema dei prezzi relativi e di una competitività saltate. Tanto che tra 2000 e 2007 il costo del lavoro per unità di prodotto dell’Italia era cresciuto del 21,3%, mentre in Germania si riduceva dello 0,7%. Chiacchiere infinite sull’innovazione; ma alla fine salari più bassi, efficienza minore, e prezzi più alti: ecco quanto il genio mascellare di Prodi ci ha donato, legandoci alla Germania con una parità fissa nell’euro. Perché almeno con la lira i prezzi avrebbero potuto trovare un riequilibrio svalutando. Con un esito di tale efficacia che nessuna anche riuscita liberalizzazione potrebbe surrogare nei brevi tempi necessari. Ma che certo un debito pubblico in euro, purtroppo, ora complica, giacché semmai adesso bisognerebbe consolidare prima il debito. Eccolo il guaio contorto che la menzogna dell’euro ci ha infine donato. Quanto i facili eroi dell’euro agli inizi, e schiere di giornali elogianti, dovranno prima o poi spiegare agli italiani.
Profezie del 1998: i mutui sulle case costeranno di meno e sarà più facile comprarsi una casa, peccato che i prezzi delle case si siano nel decennio seguente più che raddoppiati; ci sarà un potere d’acquisto più stabile, e chiunque sa quanto sia crollato; non ci faremo più riconoscere svalutando, e la Cina, con una moneta svalutata ad arte da più di un decennio, ci compra, elogiata, anzi richiesta di farlo, dagli stessi che hanno voluto l’euro. E tuttavia Monti è d’indole simpatica, come Giarda e Grilli, pure persone per bene. Ma il loro è un governo che il guaio dei nostri prezzi non lo rimedia, anzi diviso tra flemma e pianto, aumenta invece la benzina e l’IVA. Ci ripenso mentre per pagare il ristorante, giro tra le dita un’orrenda banconota da cinquanta. E socchiudo gli occhi per vedere meglio il prefisso, prima dei numeri di serie. Un articolo del Daily Telegraph a giugno svelava compiaciuto la loro differenza: quelli con X emessi dalla Bundesbank, con N dagli austriaci, e anche P, L, Z, buoni; ma gli altri, con inizio F, G, M, S, T, Y, stampati da Malta, Cipro, Portogallo Italia, Irlanda e Grecia. Se la Bce smettesse di onorarli alla pari, sarebbero svalutati di quanto sono già ora i BTP o i titoli bancari o industriali, tra il 20 e il 30%.

Geminello Alvi