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 2011  dicembre 19 Lunedì calendario

GERICO RICONQUISTA UN RUOLO NEVRALGICO CONTRO L’EVASIONE

Gli studi di settore si riprendono la scena. È questa l’impressione che si ha dopo avere esaminato le previsioni sulla nuova trasparenza che, in realtà, non si occupano soltanto di questa, ma vanno a ri-attribuire un ruolo centrale e nevralgico agli studi di settore. Ruolo che negli ultimi tempi è stato un po’ "oscurato" dal forse eccessivo clamore che si è registrato intorno all’accertamento sintetico/redditometro.
Dare a chi risulta «congruo e coerente» rispetto ai risultati di Gerico la copertura dagli accertamenti-analitici induttivi, basati su presunzioni semplici (gravi, precise e concordanti), nonché l’anticipo di un anno dei termini di decadenza dell’azione di accertamento e la «franchigia» di un terzo (in luogo di un quinto) rispetto al reddito dichiarato, per potere effettuare l’accertamento sintetico, è davvero tanta cosa.
Sembra anche cambiata, e diventa più incisiva, la strategia di contrasto dei soggetti non congrui, stabilendo che verranno fatti degli specifici controlli, anche attivando le indagini finanziarie. Si pensi che il numero dei controlli effettuati nei confronti dei soggetti non in linea con i risultati di Gerico sono risultati in costante discesa nel corso degli anni e che già nel 2010 i controlli eseguiti in base all’accertamento sintetico/redditometro hanno superato il numero di quelli effettuati nei confronti dei contribuenti non congrui da studi di settore (circa 30.400 per il sintetico contro i circa 30.200 degli studi). E questo è avvenuto con il vecchio e "grezzo" redditometro, quindi con le disposizioni precedenti alle modifiche intervenute con il Dl 78/2010.
Il fatto che gli studi di settore tornino al centro della scena va valutato positivamente. Negli ultimi tempi, infatti, si è individuato il redditometro (ricordando che il redditometro è soltanto una delle modalità di effettuazione dell’accertamento sintetico) come una sorta di panacea in grado di risolvere il problema dell’evasione. Dimenticando che, relativamente al passato, i risultati di questo strumento erano quasi sempre del tutto irrazionali e che determinavano (e determinano) delle serie difficoltà nella difesa.
Il nuovo strumento – sul quale si punta tanto – è invece scivolato in una serie di errori concettuali, probabilmente motivati dalle esigenze di gettito. Se nei primi anni Novanta il legislatore si accorse dell’irrazionalità di sostenere, per esempio, che l’acquisto di una casa poteva ritenersi effettuato con il reddito dell’anno, introducendo il concetto di spesa per incrementi patrimoniali, non si vede perché vent’anni dopo si debba tornare indietro. E non si può affermare che il contribuente sarà in grado di dimostrare che quella casa l’ha comprata con il reddito degli anni precedenti, perché ben si sa quanto è difficile farlo.
Senza contare che è stato assolutamente sottovalutato il fatto che ben poche categorie reddituali vengono determinate per cassa, come le spese che si prendono a base per il sintetico, e che il reddito oramai tiene conto di tutta una serie di "estrogeni tributari" (le variazioni pro-fisco), con la conseguenza che, in molti casi, il risultato dichiarato non rappresenta affatto la reale capacità di spesa del soggetto. Tralasciando l’aspetto del «reddito della famiglia», che non esiste, se non modificando la Costituzione.
Ecco perché ben tornino gli studi di settore al centro dell’azione di contrasto all’evasione, risultando molto più attendibili e credibili di quanto fin qui si è avuto dal sintetico/redditometro. In attesa che quest’ultimo strumento diventi anch’esso più credibile.