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 2011  dicembre 19 Lunedì calendario

ANCHE IL BARILE MINACCIA RECESSIONE

Per gli investitori il petrolio rappresenta una specie di enigma. Se infatti ci si distacca dalle oscillazioni quotidiane, l’oro nero appare in uno stato di equilibrio precario, ondeggia in una posizione instabile, frutto di spinte contrapposte. Da una parte subisce pressioni al ribasso dovute al rallentamento del ciclo economico, dall’altra risente di spinte al rialzo derivanti dal trend dei consumi e dall’abbandono dell’energia nucleare da parte di molti Stati dopo gli ultimi incidenti avvenuti in centrali atomiche.
È una condizione che già da sola fornisce abbondanti ragioni per accendere i riflettori sul petrolio. Ma in realtà c’è molto altro. Da sempre il barile rappresenta più di una asset class, per quanto importante. È infatti allo stesso tempo un sensibile termometro in grado di misurare fedelmente la condizione della congiuntura e il vero propellente di gran parte delle politiche estere, tanto da caricarsi di significati simbolici che vanno al di là della res economica. Inoltre in questo periodo i mercati faticano a valutare nei prezzi le incognite geopolitiche, che hanno direttamente a che fare con l’estrazione del petrolio. In particolare, l’attenzione si concentra sul rischio rappresentato dalla situazione dell’Iran (secondo produttore Opec con 3,5 milioni di barili al giorno) e su una possibile evoluzione estremista della "primavera araba".
Non c’è quindi da stupirsi che le antenne dei grandi investitori siano ben dritte. Guardando alle emergenze del passato, Credit Suisse ha provato a prevedere l’aumento dei prezzi del petrolio (e di conseguenza il rallentamento della crescita mondiale) nel caso di un’escalation della crisi in Iran. Facendo una media, l’incremento potrebbe aggirarsi intorno al 70%, ma con una durata limitata in qualche mese seguita da un successivo, graduale riassorbimento. In questo scenario, ci sono settori che guadagnano e settori che perdono. Sempre secondo le lezioni impartite dal passato (crisi del 1973-’74, del 1979-’80 e del 1990), top performer durante gli shock petroliferi è la difesa militare seguita, come prevedibile, da compagnie petrolifere e società attive nell’estrazione e distribuzione del gas.
L’interpretazione di Goldman Sachs conferma una lettura della situazione favorevole al petrolio (e alle materie prime in genere, che nei prossimi 12 mesi potrebbero crescere in media del 15%). In particolare, secondo queste previsioni, il Brent potrebbe arrivare ai livelli più alti dal 2008. Unico caveat, il fatto che l’economia riesca a scansare una recessione mondiale nel 2012 e nel 2013. Una previsione bullish che non riscuote consensi unanimi. Jp Morgan Chase & Co, per esempio, ha ridotto la raccomandazione a "underweight" in conseguenza di una lettura più problematica della situazione negli Usa e della crisi dell’Eurozona.
In medias res stat virtus e in una posizione intermedia si colloca anche Ubs. Nel suo report "Global commodities - Outlook 2012", l’analista Peter Hickson prevede un «inevitabile» rallentamento durante il primo semestre 2012, ma conferma la centralità strategica del petrolio anche se, tra le preferenze, ancora più del barile piacciono carbone termico e gas naturale.
Infine, sulle prospettive dei prezzi pesano le previsioni dell’Aie. Per il 2012 l’Agenzia internazionale dell’energia ha appena tagliato le stime di crescita della domanda globale di ben 200mila barili al giorno. Ciò a causa dell’«aggravamento del contesto economico e dell’aumento dei prezzi». L’ultimo bollettino Aie riporta quindi una richiesta mondiale di 90,3 milioni di barili al giorno. Proprio le quotazioni del greggio rappresentano un enigma nell’enigma. Potrebbero ridursi per la crisi del debito dell’Eurozona, che fa da contrappeso alle tensioni al rialzo che provengono dalla difficile situazione dell’Iran. Ma potrebbero anche crescere fino a 150 dollari al barile entro il 2015 (con un grave impatto recessivo), se gli investimenti in nuovi giacimenti dovessero frenare. Visto che l’allarme arriva dall’Aie, non è il caso di ignorarlo.