Gian Carlo Calza, Domenica-Il Sole 24 Ore 18/12/2011, 18 dicembre 2011
DOPPIO LEGAME CON UNA Q
Nella vita di Haruki Murakami c’è un episodio che egli ama ricordare e che in un certo senso potrebbe essere assunto a simbolo della sua esistenza e della sua arte. Racconta che nel 1978, quando aveva 29 anni e gestiva con la moglie il «Peter Cat», caffè di giorno e jazz bar di sera, andò a vedere una partita di baseball. Nello stesso istante in cui un giocatore americano batté un doppio, Murakami percepì improvvisamente di poter scrivere un romanzo, il che poi fece cominciando quella notte stessa e continuando nei momenti di libertà dal lavoro. Così, nacque il suo primo libro Ascolta il canto del vento che, appena uscito nel 1979, gli valse il suo primo premio letterario.
Questo evento pare aver anticipato il fascinoso approccio di Murakami all’esistenza che nella sua narrativa si muove, ora più esplicitamente ora meno, tra due percezioni apparentemente parallele della realtà. Come se quel "doppio" avesse fatto vibrare nello spirito dello scrittore la corda di una consapevolezza prima sconosciuta e avesse avuto la forza di renderla reale: «scrivi un romanzo!». Un’autocoscienza e un imperativo che lo hanno progressivamente condotto a inanellare una ghirlanda di bestseller facendone lo scrittore più conclamato del Giappone. Al tempo stesso questa modalità, la compresenza di piani diversi della realtà, il loro affiorare l’uno nell’altro e poi prevalere o meno è divenuta nel tempo la caratteristica principale del suo stile.
Il nuovo romanzo 1Q84, nell’elegante traduzione italiana di Giorgio Amitrano, segue per l’edizione di Einaudi la procedura che l’autore stabilì anche per l’uscita in Giappone nel 2009. Considerato in patria il capolavoro assoluto di Murakami, 1Q84 è articolato in tre libri di cui uscirono i primi due in un volume e il terzo nell’anno successivo. Ogni libro consta di ventiquattro capitoli dedicati alternativamente alla protagonista femminile, Aomame, e a quello maschile, Tengo, come due storie parallele che fisicamente si dovrebbero incontrare all’infinito.
L’approccio alla realtà dall’obbiettività sfuggente è già presente nella duplicità del titolo. Si tratta di una data, ma fornita con una chiave ambigua di lettura. La lettera «Q» è ovviamente inesistente in lingua giapponese altro che come imprestito dal l’inglese. Essa viene perciò letta kyu che in giapponese è suono riferito al numero nove. Perciò 1Q84=1984 con evidente omaggio a Orwell e imprestito per un Grande Fratello? Duplice ambiguità invece. La giovane protagonista Aomame si ritrova il termine in mente e lo usa per indicare l’anno in cui sta vivendo quando si rende conto di appartenere ormai «a un mondo che aveva subito diverse modifiche» dove la percezione della realtà non è più la stessa: «Q è la Q del question mark il punto interrogativo (...). Che mi piaccia o no adesso mi trovo in questo anno 1Q84. Il 1984 che conoscevo non esiste più da nessuna parte. Ora è l’anno 1Q84. L’aria è cambiata, il paesaggio è cambiato. Devo adattarmi il più in fretta possibile a questo mondo con punto interrogativo».
In 1Q84 si manifesta una sorta di ancestrale, mitico confronto tra forze del bene e del male tipico della narrativa di Murakami. In quest’ultimo lavoro più nitidamente di altri è un male che quando non si limita a rimanere come una minaccia oscura e incombente sull’esistenza dei protagonisti, quando viene affrontato e per affrontarlo conosciuto per quel tanto che è possibile attraverso la sua profonda cortina di mistero, sembra perdere molta della sua connotazione nefasta. Quando non è più misurato nel microcosmo della situazione contingente e personale, ma in rapporto a una prospettiva "altra", libera dalle convenzioni e dagli stereotipi della realtà quotidiana, allora, mutata la prospettiva di difesa-attacco in una di interesse per questo pur orribile "diverso", esso rivela una energia cognitiva inimmaginabile.
Il romanzo è ambientato a Tokyo e vi compaiono temi sociali e culturali da sempre cari all’autore. Il disagio giovanile per l’incertezza del lavoro, quello dell’alternanza bipolare tra euforia e depressione, la ricerca della verità spesso oltre i limiti del mondo reale dalle cui consuetudini si vorrebbe invano trarre senso di sicurezza. I protagonisti sono tutti giovani mentre i maturi o gli anziani svolgono funzione di comprimari. Si tratta di giovani non normali, ma che hanno nella debolezza della propria instabilità sociale la forza di una loro peculiare eroicità.
Il male si manifesta in vari modi e la parte più cospicua è espressa da una misteriosa e apparentemente spietata setta di foggia pseudo-ambientalista; Sakigake ammantata di perbenismo, ma dai riti crudeli. Una setta nella cui descrizione si percepisce l’interesse di Murakami per i fenomeni di traumi collettivi come già testimoniato dalle indagini svolte sugli attacchi di gas nervino nella metropolitana di Tokyo da parte della setta Aum Shinrikyo il 20 marzo 1995 da cui creò Underground. Racconto a più voci dell’attentato alla metropolitana di Tokyo (1997). Sakigake è una setta controllata da Leader, oscuro e inavvicinabile personaggio, ex professore universitario, usato a sua volta come tramite dal potere occulto di un mondo paranormale mirante a espandersi nel nostro: gli imperscrutabili, minacciosi Little People.
Il ventinovenne Tengo è l’incarnazione stessa delle tensioni sociali che si diceva: lavora saltuariamente per un premio letterario come recensore di libri da selezionare, si mantiene insegnando matematica in una scuola di preparazione agli esami d’ammissione per l’università e spera di divenire scrittore. La protagonista è una trainer d’arti marziali e fisioterapista. Piccola e raffinata si è assunta la missione di fare la giustiziera di uomini particolarmente violenti contro donne sensibili, fragili e indifese. Li elimina inserendo un ago sottilissimo nel cervello senza lasciare tracce sul cadavere. I due si erano conosciuti alle elementari e poi più incontrati pur avendo sviluppato un profondo amore l’uno per l’altra. Un legame profondo, antico più della vita stessa, un fato indissolubile, li uniscono senza che giungano a incontrarsi mai in questi due volumi dal brusco, drammatico finale non-fine. Tra le persone normali, si fa per dire, solo essi distinguono inequivocabilmente la presenza nel mondo 1Q84 da quello 1984 con la loro percezione esclusiva della presenza di due lune nel cielo.
Nel capitolo di inizio è contenuta la chiave della comprensione di tutto, ma la cui decifrazione perseguita il lettore dalla prima all’ultima pagina e, l’anno prossimo, nel volume che seguirà. La rivolge alla inquieta Aomame un misterioso taxista sulla sua elegante Toyota Royal Crown Saloon dallo stereo straordinario che effonde note della Sinfonietta di Janacek: «Non si lasci ingannare dalle apparenze. Di realtà ce n’è sempre una sola?».