Antonio Larizza, Nova24 18/12/2011, 18 dicembre 2011
OGNI TUO DESIDERIO È UN’APP
Unsilent night è una composizione musicale scritta da Phil Kline, pensata per essere ascoltata all’aperto nel mese di dicembre. La melodia è composta da quattro canzoni, che vengono riprodotte contemporaneamente. Ha la forma di una processione, dove il pubblico è anche l’esecutore. Ogni partecipante - che si presenta all’appuntamento con in mano uno stereo portatile - riceve uno dei quattro brani che compongono Unsilent night sul supporto preferito: audiocassetta, file mp3, cd. E camminando inizia a riprodurlo. Il risultato è una suggestiva scultura mobile, il cui suono cambia a seconda del punto il cui si trova l’ascoltatore.
La prima orchestra che ha riprodotto Unsilent night era composta da 12 amici di Phil Kline, riuniti nel quartiere Greenwich di New York. Era il 1992. Da allora il pezzo è stato presentato in più di cinquanta città e quattro continenti. Nelle edizioni di New York e San Francisco hanno partecipato fino a 1.500 persone. L’ultima edizione - la 20esima - si è svolta ieri, a New York. Con una novità: per la prima volta i partecipanti hanno scaricato un’app e al posto dello stereo portatile, per intonare la loro marcia, hanno utilizzato il telefono.
L’orchestra di Unsilent Night conferma che c’è un’applicazione per tutto. L’app-mania è ovunque. Lo dicono i numeri (a 6 o 9 zeri): 500mila app a catalogo sull’App Store, dove si registrano un miliardo di download al mese e 18 miliardi dal lancio dello store. La corsa è senza freni anche sull’Android Market: che pochi giorni fa ha raggiunto i 10 miliardi di app scaricate. L’app-mania alimenta una florida economia. Un dato su tutti: solo attraverso la piattaforma Apple, sono transitati 3 miliardi di dollari destinati agli sviluppatori.
Numeri che, come sempre in questi casi, aiutano a confondere il confine tra realtà, mito e leggenda. Così c’è chi, per esempio, ha addirittura individuato il giorno esatto in cui è stata rilasciata l’applicazione numero 1 milione. Lei è a Anindya Datta, americana, fondatrice di Mobilewalla, società che monitora il mercato delle applicazioni mobili. Intervistata dal «New York Times», Anindya ha assicurato: «La milionesima app è nata, in qualche angolo del mondo, il 7 dicembre 2011».
Per descrivere il fenomeno, oltre che suggestiva la fondatrice di Mobilewalla sa essere anche convincente. «Ogni settimana - ha spiegato - nel mondo vengono presentati 100 film e pubblicati 250 libri. Numeri insignificanti, se si pensa che le applicazioni rilasciate ogni settimana sono, in media, 15mila». E ancora: nei 14 giorni che hanno preceduto il 7 dicembre sono state rilasciate in media 543 applicazioni al giorno per dispositivi basati su Android e 745 app per iPad, iPhone e iPod Touch. Nell’ottobre del 2008 (tre mesi dopo il lancio dell’App Store) le app conosciute per sistema operativo iOs erano 8mila. Android non esisteva.
L’app-mania è un fenomeno democratico: abilita un numero enorme di persone a fare molto, con poco. E infatti gli sviluppatori che hanno creato meno di 10 applicazioni sono l’80% del totale. Il 71% ne ha sviluppata una sola. Le applicazioni liberano il software dal computer della scrivania e lo fanno volare su smartphone e tablet. Non c’è servizio online che non ne abbia beneficiato: news, giochi, recensioni, dati finanziari, fino alle amicizia di Facebook e ai contatti di Skype. Qualcuno ha addirittura ipotizzato la morte di internet, che sarebbe avvenuta proprio per mano delle App: un parricidio degno di una tragedia greca. Altri, come il giornalista e blogger americano Dave Winer, sostengono il contrario: «Le app non sono il futuro - ha scritto Winer nel suo blog - perché, a differenza di internet, sono mondi chiusi. Per quale motivo dovrei rifiutare a un oceano per stare in una vasca da bagno? Io, resto sul web».
Come tutte le manie, anche le applicazioni talvolta dividono - alimentando accademiche discussioni sull’evoluzione dei media - e, più spesso, aggregano le folle: come è successo per esempio ieri, in una fredda unsilent night di New York.