Corriere della Sera 18/12/2011, 18 dicembre 2011
2 articoli – SOSPENSIONE DI «LIBERAZIONE». DAL 1° GENNAIO NON PIU’ IN EDICOLA — Dal primo gennaio il quotidiano comunista Liberazione non sarà più in edicola
2 articoli – SOSPENSIONE DI «LIBERAZIONE». DAL 1° GENNAIO NON PIU’ IN EDICOLA — Dal primo gennaio il quotidiano comunista Liberazione non sarà più in edicola. Una sospensione delle pubblicazioni decisa «in via cautelativa» dalla società editrice, la Mrc, a seguito della cancellazione retroattiva del finanziamento pubblico per i giornali cooperativi e di partito, decisa dal governo di Silvio Berlusconi e non cancellata dall’esecutivo di Mario Monti (che però sta vagliando un ripristino parziale dei fondi). I 50 dipendenti, giornalisti e poligrafici, rischiano di restare a casa per una crisi che potrebbe investire a breve qualche decina di testate. A rischio il manifesto, ma in difficoltà sono anche giornali come l’Unità, il cui direttore, Claudio Sardo, ha scritto un fondo per chiedere il ripristino delle risorse, con la modifica dei criteri di erogazione, e un risarcimento per gli squilibri di un mercato che favorisce la pubblicità televisiva. Liberazione chiede che «si intervenga subito per salvare la nostra e altre testate. È una questione di giorni, anzi di ore». «LA PADANIA» ORA E’ IN CRISI. IL FOGLIO LEGHISTA VERSO LA MOBILITA’ — Domani potrebbe essere il giorno più difficile nella storia della Padania, il quotidiano leghista nato nel 1996. Il cda dell’Editoriale Nord, secondo quanto si apprende dal comunicato sindacale pubblicato sul numero ieri in edicola — e uscito a foliazione ridotta — «potrebbe assumere decisioni pesanti, che non escludono il ricorso a procedure di mobilità». Una svolta che potrebbe risultare particolarmente dolorosa per Rosy Mauro: oltre che componente del consiglio d’amministrazione del quotidiano leghista, la vicepresidente del Senato è anche la leader del Sin.Pa, il sindacato padano. La redazione si dice pronta «a discutere di misure anche importanti per fronteggiare la difficile situazione economica» del giornale e garantire il suo rilancio ma, ovviamente, chiede garanzie sui livelli occupazionali. E dunque una smentita da parte dell’editore sulle possibili mobilità che, fino a ieri sera, non è arrivata.