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 2011  dicembre 18 Domenica calendario

GIARDA IL PROFESSORE E GLI ERRORI IN AULA: «C’ERA NERVOSISMO, HO VISTO DI PEGGIO»

Era partito forte. Trasportato a Roma per il giuramento dall’elicottero dei vigili del fuoco di Trento, senza neppure una valigia («quanto ci è costato» è sbottata la Lega. E il presidente della Provincia, Dellai: «Neanche un euro! L’elicottero era nuovo, così l’hanno collaudato»). Esordio alla Camera intonando un’aria di Bellini, il Rodolfo della Sonnambula - «vi ravviso luoghi ameni/ in cui lieti, in cui sereni/ sì tranquillo i dì passai/ della prima gioventù...» -, chiudendo tra gli applausi: «La lirica è il mio forte». «Chapeau!» ha invece declamato, dopo il voto che ha inserito in Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio. Alla conferenza stampa delle lacrime — della Fornero — e del sangue pareva il professor dei professori, correggeva, rimbrottava. E ai presidenti leghisti di Veneto e Piemonte, scesi a lamentarsi per la manovra: «Lasciate parlare me, perché il professore sono io». I sondaggi lo segnalano tra i ministri più conosciuti, pur guidando un dicastero senza portafoglio – i Rapporti con il Parlamento -; forse anche grazie alla parodia di Crozza, che lo chiama Dumbo per via delle orecchie (altri parlamentari hanno evocato il dottor Spock di Star Trek e anche le marionette del Muppets Show).
Poi Piero Giarda, brioso settantacinquenne, ha avuto una battuta d’arresto. L’altro ieri, davanti alle telecamere, ha rallentato un po’. Prima si è beccato il rimprovero di Fini, per aver liquidato gli ordini del giorno dei parlamentari con un «Mecacci & company». Poi è andato in confusione, sempre incalzato da Fini, in una scena molto cliccata su Internet. Ma cos’è successo, in realtà, al professore lasciato solo nella fossa dei leoni?
«Suvvia, non è successo nulla — si schermisce lui —. Normale dialettica parlamentare. Ne ho viste ben di peggio, nella mia vita precedente». Giarda fu nominato sottosegretario al Tesoro da Dini e confermato da Ciampi e Prodi. «Sei finanziarie, cinque manovre, la riforma delle pensioni del ’95. Non mi impaurisce più niente e nessuno. I veterani del Parlamento mi conoscono come conoscono i loro figli». Sì, ma l’altra sera... «Prima ci hanno subissato di ordini del giorno; poi ci hanno messo fretta. Alle 7 partiva la diretta tv. E i capi partito si sono spaventati all’idea di perdere il loro show, lo spazio di visibilità faticosamente conquistato. Così ci hanno chiesto di accogliere i vari ordini del giorno in blocco. Io invece mi sono preso cinque minuti per consultarmi con il presidente Monti e i ministri. E abbiamo stabilito di decidere caso per caso. Così se n’è andato il primo quarto d’ora di diretta, ed erano tutti un po’ nervosi...». Sì, ma quel «Mecacci&company», come se fosse una società per azioni... «Esigenze di sintesi. Non si potevano leggere tutti gli ordini del giorno con l’attenzione che meriterebbero. "Life as usual": tutto come al solito. Sia chiaro, io non sto rilasciando un’intervista. Ho fatto un fioretto. Voto del silenzio. "Life as usual", però, la autorizzo a citarlo...».
Confida Giarda che qualche problemino in Parlamento si profila. «C’è un po’ di mal di pancia. Leggo che La Russa ha votato la fiducia ma non la manovra. Mah. Ho visto le assenze. E lo scambio di battute a distanza tra Berlusconi e Monti. Il popolo del Pdl si sente un po’ ingabbiato. Con alcuni ho rapporti di cordialità, sempre a causa della mia vita precedente, e ascolto i loro sfoghi. E’ un tempo di infelicità. Non hanno ancora accettato il trapasso: sono stati maggioranza, lo sono ancora, ma in modo un po’ diverso. Poi c’è tutto questo grande affetto per il caro leader, che fa qualche comparsa... In particolare i senatori mi sembrano un po’ "mugugnosi". Magari dipende dal fatto che al Senato mi siedo vicino ai banchi del Pdl, e li sento meglio». E quelli del Pd? «Mi preoccupano di meno, forse perché per idee e ideali io sono più simile a loro. Però con me non si confidano. Sono più silenziosi dei colleghi del centrodestra. Oppure si sfogano solo nei conciliaboli». Il numero di Crozza l’ha visto? «Chiii???». Maurizio Crozza. Il comico. «Non lo conosco. Le confesso che in casa non guardiamo molto la televisione. Cosa fa questo Crozza?». Be’, le fa un po’ il verso. «Vuol dire che mi prende in giro?». Al telefono si sente la voce della moglie di Giarda, signora Mafalda: «Sì, Piero. Ti prende in giro». «Per via delle orecchie, Mafalda?». «Sì, Piero. Per via delle orecchie». «Ah, ora ricordo, me l’avevano detto. Ma continua?». «Sì, Piero. Continua. Non deve avere molta fantasia». «Ma è lo stesso che prende in giro anche Monti?». «Sì. Dice che sembra un robot...». «E va be’, pazienza. Speriamo che smetta, o cambi un pochino. Da giovane mi sarei innervosito. Alla mia età ci si abitua a tutto. E poi sono più di settant’anni che mi prendono in giro per le mie orecchie...».
Aldo Cazzullo