Aldo Grasso, Corriere della Sera 18/12/2011, 18 dicembre 2011
IL MISTERO DEL SAN RAFFAELE AVVOLTO NEI TROPPI «SI SAPEVA»
«Ma si sapeva». Ogni volta che cerco di commentare con qualcuno le sconcertanti rivelazioni sul caso don Verzé ricevo sempre la stessa risposta: « Ma si sapeva » . Dunque, dagli anni 80 si sapeva che il San Raffaele era pesantemente indebitato. Si sapeva che i vertici dell’ospedale ricevevano dai fornitori, in contante, una mazzetta compresa tra il 3 e il 5% che il prete imponeva come condizione per lavorare. Si sapeva che Cal, quel Mario Cal morto suicida e secondo gli inquirenti il vero dominus dell’associazione a delinquere, « non faceva nulla di importante che Verzé ignorasse » . Si sapeva che c’era un losco traffico con il Brasile ( da un’inchiesta di Report si è appreso anche che alcuni dirigenti del San Raffaele vi « andavano a ragazzine » ). Si sapeva delle spese faraoniche di don Verzé, dal jet privato alla costosissima cupola su cui è issato l’arcangelo Raffaele, dagli hotel di lusso alle numerose ville. Pare si sapesse tutto. Già, ma chi sapeva? Probabilmente Silvio Berlusconi, grande amico e protettore di don Verzé. Probabilmente la Regione Lombardia, che ha sempre ritenuto il San Raffaele l’ospedale di punta « dell’eccellente sanità lombarda » e non ha mai avuto problemi nel concedere importanti finanziamenti per la ricerca e per le cure assistenziali. Probabilmente Nichi Vendola che nel 2010 ( l’altro ieri) ha sottoscritto un accordo con don Verzé per la nascita in Puglia della Fondazione San Raffaele del Mediterraneo. Certamente le banche che hanno coperto il buco economico stimato dalla società di consulenza Deloitte intorno ai 1.476 miliardi. Forse anche la Curia qualcosa sapeva, visto che nel 1973 l’allora cardinale Giovanni Colombo sospese don Verzé a divinis. Forse anche i professori dell’università Vita Salute San Raffaele. Forse anche la Lega: il San Raffaele non si trova nella fiabesca e incontaminata Padania? Tutti sapevano, tutti erano a conoscenza dei traffici del prete maneggione. Hanno taciuto. Magari perché la Fondazione Monte Tabor non ha l’obbligo di pubblicazione dei bilanci. Magari perché il San Raffaele è comunque un ottimo ospedale, pieno di ottimi medici. Magari per convenienza. Abbiamo taciuto perché la missione giustifica i mezzi. Crediamo così di avere la coscienza pulita per il solo fatto di non averla usata.
Aldo Grasso