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 2011  dicembre 19 Lunedì calendario

Murphy James

• Princeton (Stati Uniti) 4 febbraio 1970. Musicista • «Quando sale sul palco di solito avverte la platea: “Stasera non sono ubriaco”. Nonostante sia un potente batterista è consapevole dei propri limiti, dice che “chiunque suoni uno strumento lo fa certamente meglio di me”. E poi ci scherza pure su: “Sono una sorta di Zelig, sono sempre stato un buon imitatore, amo la musica però riconosco di non essere poi così originale”. Ma allora cos’è che fa [...] James Murphy, inventore e anima dei newyorchesi Lcd Soundsystem, un predestinato a sicuro successo [...] Forse è la sfrontatezza, il suo approccio giocoso e gioioso alla musica, o forse è il fatto che nessuno prima di Murphy era risultato così convincente nel coniugare il rock indipendente con l’elettronica e la dance music, per decenni snobbata dal rock come fosse il classico parente sciocco. Nato nel New Jersey e cresciuto artisticamente tra Brooklyn e il West Village a New York, Murphy fa le sue prime mosse alla fine degli anni Novanta come produttore e discografico. Nel 2001 con Tim Goldsworthy fonda la l’etichetta DFA, acronimo per Death for above, la definizione del suono live che aveva messo a punto ai tempi in cui era “solo” un tecnico del suono: piccoli Phil Spector crescono, anche se con la fissa per i Talking Heads. “Ho sempre cercato di fare nella musica il maggior numero di cose possibili, dal dj al musicista sul palco, al discografico [...] Credo di essere il risultato di una passione eclettica per la musica, ma per me oggi è molto più difficile continuare a fare mestieri diversi, perché la band si sta prendendo tutto il mio tempo” [...] Ad inizio carriera Murphy aveva un’attitudine punk, e qualcosa si nota ancora nei video delle sue canzoni [...] “[...] Il punk ha fatto parte e fa ancora parte della mia vita, ha formato la mia mente e il mio modo di essere, oggi però sono diverso. Tutto cambia [...] aver lavorato con Tim Goldsworthy è stato molto importante, come lo è stato aver fatto per un periodo uso di sostanze come l’ecstasy e sotto il suo effetto aver fatto l’esperienza della discoteca. Ma decisivo è anche aver letto un libro come Last night a dj saved my life di Bill Brewster e Frank Broughton: è successo in un momento in cui era importante per me scoprire tutte quelle cose [...] Non credo che la droga sia importante per essere creativi. Ascolto e vivo di musica da sempre e mi sono fatto molte droghe, quindi posso dirlo con una discreta certezza: storicamente droga e musica si sono intrecciate, ma non credo che la droga aiuti, né mentre si compone né quando si ascolta musica” [...]» (Carlo Moretti, “la Repubblica” 21/5/2010) • Vedi anche Bruno Ruffilli, “La Stampa” 7/5/2010.