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 2011  dicembre 19 Lunedì calendario

Mouawad Wajdi

• Beirut (Libano) 16 ottobre 1968. Regista. teatrale. Noto per la Trilogia Littoral, Incendies, Forets • «[...] bambino si trasferì in Québec a causa della guerra civile [...] appartiene alla grande tradizione teatrale québécoise inventiva e spettacolare — come Lepage, ma più radicale. Due autori-registi scoperti da Marie-Hélène Falcon, fondatrice del Festival Transameriqués, «une directrice 100% culture» la definiscono qui, una sorta di Cristoforo Colombo a sentire Lepage, sempre alla ricerca di terre sconosciute del teatro e della danza. “Littoral” (1997) è l’epopea di un ragazzo che vuole dare sepoltura al padre nel suo paese d’origine, sulle rive del mare sacro, il Mediterraneo, ma lì i cimiteri sono pieni a causa della guerra civile [...] “Incendies” (2003) [...] ha ancora per protagonisti dei giovani ribelli, due gemelli, lui è un pugile [...] lei una matematica, nati da una madre che si è chiusa nel silenzio per l’orrore dei ricordi. Alla ricerca di un padre e un fratello sconosciuti, scopriranno segreti sconvolgenti: amori impossibili, crudeltà indicibili, torture, stupri, incesti. Un paese di milizie, di prigioni, di massacri. “Le mie storie le incontro per strada, come la forza di un ciclone — spiega Wajdi — Racconto la poesia del quotidiano, non scrivo pamphlet politici”. “Forêts” (2006) racconta di un’adolescente in rivolta che vuole scoprire il perché del dolore che la opprime. Andando a ritroso, riemergono generazioni di donne marcate dagli orrori del conflitto turco-tedesco del 1870 e delle due guerre mondiali. “Ciels” (2009) segna invece il rifiuto della memoria, la rivolta dei figli contro i padri. La tragedia lascia il posto alla science-fiction, fra “Wargames” e “Mission Impossible”. In un bunker si cerca di sventare la minaccia di un attentato terroristico decifrando dei messaggi in codice che arrivano dall’etere in una babele di lingue. Il mistero alla fine sarà svelato attraverso lo studio di un quadro, l’Annunciazione del Tintoretto. Gli spettatori sono prigionieri in uno spazio claustrofobico, incollati l’uno all’altro, in precario equilibrio su sgabelli che ruotano per seguire l’azione concitata che si sviluppa da ogni parte. A contatto fisico con gli attori, assediati da immagini giganti di tutte le guerre, frastornati dallo scoppio delle bombe, è una lunga agonia, un moderno teatro della crudeltà, una poesia dell’inferno» (Paolo Cervone, “Corriere della Sera” 2/8/2010) • Vedi anche Laura Putti, “la Repubblica” 4/10/2010; Franco Cordelli, “Corriere della Sera” 17/10/2010.