Giovanni Stringa, Corriere della Sera 17/12/2011, 17 dicembre 2011
«PER LE BANCHE NECESSARI GLI AUMENTI» —
Non ci sono alternative, le banche europee devono ricapitalizzarsi: non arretra di un millimetro la posizione dell’Eba, l’autorità bancaria europea che ha chiesto 115 miliardi di aumenti di capitale agli istituti di credito del Vecchio continente (di cui 15 miliardi circa in Italia). Lo ha sottolineato ieri l’italiano Andrea Enria, presidente dell’Authority, a Roma alla conferenza in memoria dell’ex ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, a cui hanno partecipato — tra gli altri — anche il premier Mario Monti, il presidente della Bce Mario Draghi e il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.
Enria quindi tiene il punto, nonostante le pesanti critiche delle banche italiane che contestano i criteri utilizzati: gli istituti europei «non hanno scelta», per reggere a lungo termine alle turbolenze della crisi devono rafforzare il capitale. Si conferma così l’obbligo per le banche italiane di portare il coefficiente patrimoniale «core tier 1» al 9%. L’Eba, ha spiegato Enria, ha «provato a bilanciare» la necessità di maggior patrimonio con quella «di evitare il deleveraging», cioè il venir meno della leva finanziaria su cittadini e imprese. Ma la situazione «della crisi del debito sovrano non ha lasciato alternative» all’Authority europea, se non quella di spingere le Autorità nazionali a far rafforzare il capitale. E ancora: «Sarebbe paradossale ridiscutere» i piani di rafforzamento delle basi patrimoniali delle banche appena concordati in ambito europeo. L’Eba — ha aggiunto Enria — spinge perché gli istituti rafforzino i requisiti patrimoniali con aumenti di capitale e non con la cessione di asset.
Quattro sono gli istituti italiani nella lista dell’Eba, pubblicata una settimana fa con le relative necessità di ricapitalizzazione secondo i calcoli dell’Authority: Unicredit per 7,9 miliardi (votato l’altroieri un aumento di capitale intorno a questa cifra), Mps per 3,2 miliardi, Banco Popolare per 2,7 miliardi (approvata ieri la ristrutturazione del bond convertibile da un miliardo) e Ubi Banca per 1,3 miliardi. E dopo le critiche delle banche all’Eba, ieri Federconsumatori e Adusbef hanno annunciato l’incarico a un collegio di legali per un’azione alla Corte di giustizia europea per l’annullamento del provvedimento dell’Authority, perché ritenuto «in netto contrasto» con l’obiettivo della protezione dei consumatori in ambito bancario.
A livello internazionale si registra intanto una nuova tornata di declassamenti dei rating delle banche: questa volta è stato il turno dell’agenzia Fitch, che ha deciso il «downgrade» di sette istituti, quattro europei e tre americani: Deutsche Bank, Bnp Paribas, Barclays, Credit Suisse, Bank of America, Citigroup e Goldman Sachs. Poco dopo, Standard & Poor’s ha declassato il rating di sei banche portoghesi al livello «spazzatura».
Giovanni Stringa