Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 17 Sabato calendario

SEA, RITARDO DI 10 MINUTI: «MILANO PERDE 40 MILIONI» —

Un euro in più rispetto alla base d’asta di 385 milioni di euro. Il fondo F2i che fa capo a Vito Gamberale e alla Cassa depositi e prestiti si aggiudica la gara bandita dal Comune di Milano per la vendita del 29,75% della Sea, la società che gestisce gli scali di Malpensa e di Linate. L’unica altra offerta, quella del fondo indiano Srei, non è stata ammessa all’asta perché depositata con 10 minuti di ritardo. Secondo i legali rappresentanti di Srei l’offerta era di 425 milioni di euro. Ben quaranta milioni superiore alla proposta di F2i.
Giornata surreale dalle parti di palazzo Marino. Alle 10 si chiudono i termini per la consegna delle buste. Alle 9.50 l’ingegnere Vinod Sahai, legale rappresentante della Srei, si presenta in piazza della Scala con il plico sotto braccio. Peccato che sbagli ingresso. Invece di presentarsi in via Silvio Pellico 16 dove c’è l’entrata della Ragioneria comunale, imbocca il portone di palazzo Marino, sede del Comune. Chiede ai commessi dov’è l’ufficio del protocollo. Gli uscieri gli spiegano che ha sbagliato indirizzo, che deve recarsi in via Silvio Pellico come scritto nel bando. Sahai replica, «no è impossibile, tutti gli incontri li ho fatti qui». Poi si convince. Fa i 180 passi che lo dividono dalla Ragioneria. Viene fatto attendere qualche minuto. Poi sale al primo piano, gli chiedono i documenti d’identità, finalmente gli protocollano il plico. Le lancette segnano: 10.10. Dieci minuti di troppo. Offerta non ammessa. «Abbiamo presentato un’offerta di 425 milioni per il 29 per cento di Sea. Non è corretto, siamo sconcertati, alle 9.50 ero a palazzo Marino e alle 9.55 ero in Ragioneria» dice Sahai che fa mettere a verbale la sue dichiarazioni. Ma sulla possibilità di presentare un ricorso è molto cauto: «Non lo so, vedremo, dovremo parlare con l’India e poi decideremo».
Le dichiarazioni rimbalzano sulle agenzie. La commissione aggiudicatrice interrompe i lavori. Stava per aprire l’unica offerta ammessa, quella di F2i. Ma prima vuole vederci chiaro. Vuole controllare gli orari. Vuole evitare di finire in mezzo a un mare di ricorsi. I soldi della vendita di Sea sono fondamentali per le casse del Comune: senza quei milioni si sfora il patto di stabilità. Dopo 5 ore, il verdetto: F2i si aggiudica il pacchetto Sea con 385 milioni e 1 euro. Se fosse veramente così il Comune per dieci minuti di ritardo avrebbe perso la bellezza di 40 milioni di euro. E l’ingegnere Sahai avrebbe i suoi bei grattacapi per spiegare quel madornale errore di indirizzo al suo datore di lavoro.
Ma è veramente così? La busta della Srei — un plico sottile sottile rispetto alle 200 e passa pagine di F2i — è rimasta sigillata e non verrà mai aperta a meno che il fondo indiano presenti un ricorso e siano ridiscussi i termini della gara. Altrimenti, mai nessuno saprà cosa conteneva l’offerta e se rispettava i criteri del bando. Teniamo per buoni i 425 milioni di euro. Il resto dell’offerta? Ci aiuta Alberto Franceschini, advisor finanziario di Ambro and Asia che insieme a Sahai ha portato avanti l’operazione con il fondo indiano. «L’ultima versione che ho visto è quella della sera precedente. La Srei è interessata a Sea non per fare una semplice operazione finanziaria, ma per realizzare insieme le infrastrutture. Si proponeva di creare una partnership industriale. La Sea ha il know how e si poteva fare un’operazione come quella in Argentina con la Sea che veniva in India a realizzare aeroporti. Questa è la differenza rispetto al bando». Domanda: ma cambiando le richieste del bando non c’era la certezza che l’offerta sarebbe stata considerata inammissibile? «Era chiaro che se si fosse arrivati all’apertura della busta ci sarebbero state discussioni. Noi abbiamo detto più volte al fondo indiano di restare il più fedele possibile al bando». Insomma, nient’altro che una manifestazione di interesse, non un’offerta. E allora cambia anche la prospettiva sulle gaffe della giornata. Arrivare dieci minuti in ritardo con 425 milioni in tasca è troppo anche per un film comico. E il sindaco Giuliano Pisapia può finalmente dire: «Abbiamo rispettato tutte le regole. L’esito della gara odierna permette a Milano di rispettare pienamente il Patto di stabilità interno per il 2011».
Maurizio Giannattasio