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 2011  dicembre 17 Sabato calendario

LENTI SCURE E MIMETICA. LA TALPA DI WIKILEAKS DAVANTI AI GIUDICI USA —

Julian Assange e Bradley Manning. Vite parallele, destini incrociati dalla più grande — per ora — fuga di notizie della storia: gli oltre 250 mila cablo riservati divulgati in tutto il mondo. Ieri è stata una giornata importante per il fondatore di Wikileaks e il soldato americano che gli avrebbe fornito gli ormai famosi file. Assange ha incassato un punto a favore, qualcosa che gli concede più tempo e dunque maggiori speranze: l’Alta corte di Londra gli ha riconosciuto il diritto di presentare appello contro l’estradizione in Svezia dove è stato accusato di aggressione sessuale contro due donne. Ora l’australiano potrà organizzare ancora meglio le sue prossime mosse, visto che la nuova udienza è stata fissata per il primo febbraio.
Diverso lo scenario per Bradley Manning. Il militare, che oggi compirà 24 anni, è comparso per la prima volta davanti a una corte all’interno di Fort Meade, complesso nel Maryland che ospita uno dei «santuari» dell’intelligence Usa. Non è ancora il processo vero ma un’udienza preliminare per decidere se dovrà essere giudicato dalla Corte marziale. In divisa mimetica, occhiali scuri, Manning è apparso calmo e ha pronunciato poche parole. Più appassionato e teatrale il suo legale, David Coombs, che ha chiesto la ricusazione del procuratore militare, Paul Almanza. Motivo: le sue accuse sono parziali. Manovra respinta. Del resto era lo stesso Almanza che doveva decidere su se stesso.
L’apparizione di Manning si è svolta tra rigide misure di sicurezza e non solo per i temi dibattuti. In questi 19 mesi di detenzione durissima — e più volte contestata da associazioni per i diritti dell’uomo — la presunta «talpa» di Wikileaks ha ottenuto il sostegno di una vasto schieramento al quale si sono aggiunto di recente gli attivisti di «Occupy Wall Street». Per molti è una vittima del sistema o comunque qualcuno che si è schierato dalla parte dei cittadini. Temendo iniziative mediatiche, in apertura di udienza le autorità hanno ammonito il pubblico — «non sarà tollerato alcun atto di disturbo» — selezionato la presenza della stampa in aula e imposto regole ferree. Linea che rispecchia ciò che è in gioco.
Manning — per l’accusa — è responsabile di «collusione con il nemico» e di «divulgazione di informazioni militari». Per il primo reato è prevista anche la pena di morte, ma le autorità hanno fatto sapere che non la chiederanno e in alternativa invocheranno l’ergastolo. Le indagini avrebbero accertato che il soldato ha caricato le migliaia di file su cd di Lady Gaga per poterli portare fuori dalla base. Quindi li ha consegnati a Wikileaks che li ha poi pubblicati in modo diretto e attraverso i media. Ad alcuni osservatori sembra strano che Manning — visto l’ampiezza dell’archivio saccheggiato — sia riuscito a fare tutto da solo e ipotizzano la presenza di complici. L’inchiesta si è invece fermata al soldato, scoperto su segnalazione di un hacker, Adrian Lamo, spaventato dai discorsi dell’amico e dalle prevedibili conseguenze. Proprio Lamo ha parlato dell’azione di un secondo militare che avrebbe aiutato Manning nello svuotare gli archivi della diplomazia, traccia però non seguita dagli investigatori federali.
La difesa del militare ha presentato nei giorni scorsi una lunga lista di testimoni ma solo pochi sono stati accettati dalla Corte. Tra i personaggi citati — non per identità ma per funzione — c’erano anche il presidente Obama, il segretario di stato Hillary Clinton e l’ex responsabile del Pentagono Robert Gates. Ovviamente testi tutti respinti.
Guido Olimpio