Maurizio Stefanini, Libero 17/12/2011, 17 dicembre 2011
L’EUROPA SEMBRA QUELLA DEL 1911: UNITA DALL’ODIO
«Un abitante di Londra può ordinare per telefono, sorseggiando a letto il suo tè del mattino, i più vari prodotti dell’intero pianeta. Allo stesso tempo e con lo stesso mezzo, egli può avventurarsi ad investire le sue sostanze in risorse naturali o in iniziative imprenditoriali in ogni angolo del mondo. Può anche, se lo desidera, cambiare prontamente paesaggio o clima con mezzi di trasporto confortevoli e a buon mercato senza passaporto o altre formalità». Così nel 1919 John Maynard Keynes descriveva quella società della Belle Époque in cui l’Europa visse tra 1870 e 1914. La citazione ci fa capire come sia stato proprio il sogno di tornare lì, all’origine del progetto di costruzione europea delineato a Maastricht all’indomani della caduta del Muro di Berlino.
A una Belle Époque, se vogliamo, più Belle Époque dell’originale: Internet ancora più efficiente del telefono, le Borse anch’esse informatizzate, voli low cost, tour organizzati, il non bisogno di passaporto formalizzato da Shengen, un nuovo Gold Standard garantito da euro e carte di credito e il bonus aggiuntivo di una Francia e Germania finalmente pacificate.
EQUILIBRIO INSTABILE
Era stato il tentativo della Germania di tenere isolata la Francia per impedirle di prendersi una rivincita alla base dell’instabilità che avrebbe infine portato alla Prima Guerra Mondiale. Era stato il tentativo della Francia di tenere isolata la Germania per impedirle di prendersi una rivincita alla base dell’in - stabilità che avrebbe infine portato alla Seconda Guerra Mondiale. Era stata la divisione della Germania il simbolo delle ferite di quella Terza Guerra Mondiale implicita rappresentata dalla Guerra Fredda.
Non solo. Respinta nel tentativo di farsi potenza continentale con la sconfitta nella Guerra dei Cent’Anni, l’Inghilterra si era da allora rivolta ai mari, cercando però di impedire il consolidamento di una qualsivoglia egemonia europea che potesse poi venirla a disturbare. Aveva così appoggiato prima la Francia contro il tentativo imperiale degli Asburgo spagnoli e austriaci; poi i tedeschi asburgici e prussiani e i russi contro i tentativi imperiali francesi da Luigi XIV a Napoleone; poi di nuovo i francesi contro la Russia zarista; infine francesi e russi contro i tentativi imperiali del Secondo e Terzo Reich tedeschi.
Ridotta poi a semplice avamposto degli Stati Uniti, l’Inghilterra era rientrata anch’essa nel progetto di un’Europa in grado di riconquistare nel XXI secolo il posto nel mondo che aveva avuto nel XIX e aveva perso nel XX. E su tutto, si celebrava la fine del nazionalismo ottocentesco, in favore di un presunto nuovo patriottismo europeo. Magari complementare alla riscoperta dell’identità localista delle piccole patrie.
Come ha fatto a andare tutto in cocci in modo così rapido? Be’, i segnali di allarme, in fondo, c’erano. Iniziato tra le guerre balcaniche, il XX secolo non è finito forse tra le guerre balcaniche? Cent’anni dopo il Mahdi sudanese non c’è stato un altro fanatico islamista di nome Osama Bin Laden a lanciare un jihad contro l’Occidente? E non sono saltate le Torri Gemelle giusto 100 anni e 4 giorni dopo quella pace che aveva sanzionato la sconfitta di quell’altro grande attacco all’Occidente rappresentato dalla rivolta dei Boxer? Nel 1911 il primo bombardamento aereo della storia fu fatto dagli italiani in Libia: e cent’anni dopo la Libia non è stata di nuovo bombardata, anche da aerei italiani? Poco più di un secolo fa furono pure le rivolte anti-zariste e quelle dei Giovani Turchi: speriamo che gli anti-Putin non diventino i nuovi bolscevichi o che la Primavera Araba non porti a un nuovo genocidio armeno. Coincidenze? Comunque, non è solo la paura di una Germania sempre più invadente che ci riporta al pre-Grande Guerra. Torna il nazionalismo, tornano gli atavici risentimenti verso i vicini, tornano quelle combinazioni geopolitiche di cui Bismarck era maestro.
ARIDATECE BISMARCK
Purtroppo, non torna Bismarck. Che forgiò la Belle Époque, attorno al segreto di un’Europa in pace per via di una Germania potente che faceva da locomotiva del Continente, ma stando bene attenta a non pestare le sensibilità altrui. Per questo Bismarck non voleva le colonie, e neanche le corazzate. Non disturbiamo gli inglesi, spiegava. Lasciamo che siano francesi, italiani e russi a sfogarsi in Africa e in Asia. Ma a che serve essere potenti se non lo sin può ostentare, gli obiettò irato Guglielmo II quando arrivò sul trono? Lo cacciò Bismarck, cominciò a fare di testa propria, inventò la politica mondiale, spaventò tutti, e provocò il 1914. Della stoffa di Bismarck, appunto, furono fatti Stresemann e Adenauer e Schmidt e Kohl. Lasciamo perdere i baffetti di Hitler con cui la disegnano, che forse è eccessivo. Purtroppo Angela Merkel assomiglia in modo sempre più preoccupante a Guglielmo II. Meno male che la guerra in Europa oggi si fa con lo spread, piuttosto che con la Grande Bertha o con le V-1 e V-2. Ma anche lo spread, quando vuole, fa male.
Maurizio Stefanini