Alessandro Carlini, Libero 17/12/2011, 17 dicembre 2011
APOCALISSE RIMANDATA «A FUKUSHIMA IL REATTORE È AL SICURO»
Alla fine non c’è stato alcun disastro nucleare a Fukushima, nessuna «sindrome cinese», in questo caso giapponese. Ieri infatti il governo di Tokyo ha annunciato la fine della fase di emergenza nella centrale atomica che aveva tenuto col fiato sospeso tutto il mondo, dopo l’incidente causato dal terribile tsunami che ha colpito il Sol Levante lo scorso marzo. Il peggio è quindi passato e, ora si può dire, senza grossi intoppi. Con un’unica vera grande ripercussione a livello mondiale: che in molti Paesi, a partire dall’Italia, sono stati bloccati o messi in discussione i programmi per l’energia nucleare.
Dallo stesso Giappone, alla Germania, alla Svizzera, all’India, perfino alla Francia, la tesi è stata una sola: dobbiamo liberarci delle centrali e pensare ad altre forme di produzione di energia, «più sicure». Il fantasma di Fukushima si è spostato nelle capitali d’Europa, a Roma ha contribuito alla vittoria del referendum contro il ritorno al nucleare proposto dal governo Berlusconi. E intanto nell’impianto giapponese si facevano progressi, si evitavano disastrose fusioni del nocciolo, si circoscriveva l’incidente. E che incidente: una centrale di seconda generazione – con quelle attuali di terza non sarebbe successo nulla – ha comunque resistito a uno tsunami mai visto da quelle parti.
Se qualcuno non volesse credere ai comunicati del governo di Tokyo e della Tepco, la società che gestisce la centrale, basta leggere quello dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). «Complessivamente, le autorità giapponesi hanno raggiunto risultati significativi nella stabilizzazione della situazione», ha commentato il direttore generale dell’Aiea, Yukiya Amano. Dal punto di vista tecnico, i tre reattori attivi di Fukushima hanno «raggiuntolo stato di blocco a freddo», tradotto vuol dire che l’impianto è stabile. Questa condizione permetterà nel prossimo futuro il rientro nelle proprie case degli 80 mila cittadini fatti evacuare dopo l’incidente. E lo smantellamento dell’impianto entro 40 anni.
In realtà i tecnici della Tepco avevano constatato un calo della temperatura al di sotto del punto di ebollizione in tutti i tre reattori già lo scorso settembre, ma avevano evitato di ufficializzare un effettivo blocco per poter prima verificare se e quanto a lungo sarebbero rimasti stabili temperatura e livello di radioattività.
Insomma la crisi in realtà era finita da tempo. E i segnali in questo senso sono stati molti. A novembre si è scoperto che la fusione parziale del combustibile nucleare ha eroso il contenitore primario dei reattori fino a un massimo di 65 cm, lasciando del tutto integra la parte esterna in acciaio. Quindi la centrale degli anni 60-70 ha dimostrato, nonostante le tante critiche, di poter sopportare quel tipo di “stress”. Già le scorse settimane erano state diffuse buone notizie sulla popolazione che si trovava nella zona dell’incidente. I ricercatori della Hirosaki University hanno seguito per tre mesi più di 5 mila persone, residenti in un area di 355 km attorno alla città di Fukushima. L’analisi ha mostrato livelli inferiori a 13 kcpm, soglia che rientra nella definizione «non contaminati», in quasi tutti i soggetti. Solo in 10 persone il livello è stato maggiore, ma comunque sotto i 100 kcpm, per cui non è necessaria la decontaminazione.
Alessandro Carlini