Franco Bechis, Libero 17/12/2011, 17 dicembre 2011
NICHI E IL SALASSO AI POVERI: GLI UNICI CHE RENDONO
Quando hai un buco in bilancio in Italia hai una sola strada possibile: aumentare le tasse sui poveracci.
A riconoscerlo per la prima volta – sia pure dopo avere perso un po’ le staffe – è stato niente meno che il leader di Sel, Nichi Vendola. Un politico che si è schierato contro la manovra di Mario Monti, accusandolo di avere torchiato solo i redditi bassi, invece di colpire i ricconi d’Italia con la patrimoniale. Riposti bandiera e slogan nel tascapane, e indossate la giacca e la cravatta di ordinanza da presidente della Regione Puglia, Vendola però ha fatto la stessa scelta di Monti. Nel bollettino ufficiale della Regione Puglia del primo giugno scorso c’era proprio la sua firma sotto il decreto che aumentava l’addizionale Irpef regionale per tutti i pugliesi, inserendo però a sorpresa un’aliquota più alta della minima (1,20 contro 0,90) anche su redditi molto bassi, come tutti quelli fino a 15 mila euro lordi. Di fronte al cronista di Libero che gli ricordava questo decreto, Vendola prima ha tentato disperatamente l’arrampicata sui muri, raccontando le meraviglie da lui compiute in Puglia («il Sud non è fatto solo di mafia, la Puglia è la prima Regione per export»), poi ha girovagato intorno alle lodi che di lui tesserebbe niente meno che Moody’s, ancora si è intortato in una ridda di bugie sul patto di stabilità, infine è stato costretto a rispondere. Ecco il botta e risposta con il cronista di Libero: «Perché lei Vendola ha messo una tassa alta anche sui redditi sotto i 15 mila euro lordi? », «Lo sa perché? Lo sa perché l’ho messa? Perché sopra i 15 mila euro non si becca nulla! Perché l’Italia è un paese fondato sul lavoro dei poveracci! Perché… », «E quindi lei ha tassato i poveracci? Ha fatto come Monti?», «No, no… Guardi, che il prelievo fiscale in Italia è diventato il più alto d’Europa grazie a Silvio Berlusconi, grazie a Giulio Tremonti…», «E grazie a Nichi Vendola!», «No, no…», «Quando lei è arrivato in Puglia le tasse ammontavano a un miliardo e 276 milioni. Oggi sono un miliardo e 752 milioni, il 37,29% in più…», «Ma sa dove stava il disavanzo? In un bond con la banca d’affari Merril Lynch! Ero bravo anche io a tenere in ordine i conti della sanità facendo il mutuo con una banca che legava ai titoli tossici questo bond.. Io sono uscito da questo bond…», «E ha messo le tasse! Tutti sono bravi a farlo, anche mio figlio di 15 anni sa alzare l’Irpef...», «Tutti hanno messo le tasse… Io ne ho messe la metà di tutti i governatori di centrodestra del Sud…».
L’ultima affermazione di Vendola è assai difficile da verificare, anche perché lui è al potere dal 2005 e fino al 2010 non c’erano molti governatori nel sud. Per altro per trovare una scusa buona sulle tasse da lui messe sui pugliesi indigenti, Vendola non ha trovato migliore scusa di una panzana: «Ho avuto un ministro Tremonti che ha messo regole retroattive sul patto di stabilità. Se lei fa una violazione per divieto di sosta e dopo cinque anni le danno la galera, ha qualche motivo per incazzarsi?». È una pura bugia. Basta andare a prendere il Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 86 del primo giugno 2011, e leggersi il decreto con cui Vendola aumenta l’Irpef ai pugliesi: lo motiva con il disavanzo del settore sanitario per 333,452 milioni di euro del 2010 (non del 2005) e con un buco imprevisto di 93,661 milioni di euro. Che lui ha fatto pagare in gran parte ai poveri della Puglia, perché al di sopra dei 15 mila euro lordi «non si becca nulla».
Franco Bechis