Varie, 19 dicembre 2011
APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 19 DICEMBRE 2011 - AFRICA E MEDIO ORIENTE •
Quattro giorni e il titolo di personaggio più importante del 2011 era già stato assegnato, anche se lo si sarebbe capito solo qualche mese dopo. Il calendario era arrivato appena al 4 gennaio quando è morto il tunisino Mohammed Al Bouazizi: nato il 29 marzo 1984, finito a fare il fruttivendolo nonostante la laurea in letteratura araba, il 17 dicembre 2010 si era dato fuoco per protestare contro l’ingiusto sequestro della sua povera merce. Morto dopo 19 giorni di agonia, la sua vicenda ha spinto alla ribellione i tunisini, rivolta culminata il 14 gennaio con la fuga del presidente Ben Ali, al potere dal 1987. «Quel che è successo qui avrà effetti in tutto il mondo arabo», aveva profetizzato uno Zied Mhirsi sceso in piazza a festeggiare (vedi “Time Almanac 2012”). «E ora la rivolta tunisina può infiammare tutto il Maghreb» titolava a pagina 3 il “Foglio dei Fogli” del 17 gennaio. Sopra, un articolo di Sergio Romano pubblicato sul “Corriere della Sera” del 13 gennaio: «Gheddafi, Mubarak e gli altri: i patriarchi e i loro stati a gestione familiare». Il presidente egiziano Hosni Mubarak, al potere dal 1981, si è dimesso l’11 febbraio. Gamal Heshamt: «Possiamo respirare aria fresca, sentire la nostra libertà. Dopo 30 anni di assenza dal mondo, l’Egitto è tornato» (Time Almanac). Muammar Gheddafi, dal 1969 al potere in Libia, è stato ucciso dai ribelli il 20 ottobre a Sirte. Il presidente siriano Bashar Assad, potere ereditato nel 2000 dal padre, potrebbe essere il prossimo a cadere: secondo “The World in 2012” dell’“Economist” ha poche chance di finire l’anno al potere, ma nei prossimi 12 mesi bisognerà tenere d’occhio soprattutto l’Arabia Saudita (in attesa di conquistare il diritto al voto, nel 2012 le donne potrebbero conquistare quello alla patente). Quanto a Israele, il presidente Benyamin Netanyahu dovrà fare i conti con la richiesta della Palestina, decisa ad essere riconosciuta dall’Onu come uno Stato indipendente; farà quanto nelle sue possibilità per evitare la riconferma alla Casa Bianca di Barack Obama; continuerà a ripetere che solo l’opzione militare può eliminare il pericolo rappresentato dall’arma atomica nelle mani dell’Iran (nella peggiore delle ipotesi, un’“armada volante” di almeno 100 aerei da combattimento bombarderà l’Iran con missili balistici tipo “Gerico”, dopodiché circolano scenari da togliere il sonno).
ASIA • Dalle 14.46 alle 14.48 di venerdì 11 marzo il Giappone è stato scosso da un terremoto di 8,9 gradi della scala Richter, intorno alla quinta posizione mondiale per magnitudo nell’ultimo secolo (come se il Paese fosse stato colpito da una terza bomba atomica, vedi “Foglio dei Fogli” 14/3). Epicentro in mare a 24 chilometri di profondità e a un centinaio dalla terraferma a nord di Tokyo, il terremoto ha provocato uno tsunami che ha spazzato la costa trasformando il paesaggio della prefettura di Miyagi. Bilancio: migliaia di morti, 20mila (contando i dispersi) secondo “Time - The Year in Review”, 24.000 secondo “Time Almanac”, 13.228 (senza contare i dispersi?) secondo “Life - The Year in Pictures”. Danni a diversi impianti nucleari, la situazione è diventata particolarmente drammatica a Fukushima, dove 185.000 persone sono state costrette all’evacuazione. Venendo al prossimo anno, “The World in 2012” titola: “In Godzilla we trust - Japan must roll up its sleeves” (fiducia, ma si devono rimboccare le maniche); “glib” (troppo facile) dire che le cose andranno meglio che nel 2011. La Cina ha passato gli ultimi 12 mesi a preoccuparsi per il debito pubblico di Stati Uniti ed Europa, ma nel 2012 dovrà occuparsi del suo. Nell’anno del Dragone (salute e ricchezza) il “worst case scenario” (la peggiore delle paure) prevede crollo del mercato immobiliare (addio locomotiva cinese). A ottobre si terrà il diciottesimo congresso del partito Comunista (quinquennale), che incoronerà un nuovo gruppo di leader: per la prima volta in 20 anni, usciranno dal “Politburo” (un paio di dozzine di membri) il presidente (Hu Jintao) e il primo ministro (Wen Jiabao). L’Economist: «Non ci saranno sorprese». Più interessante vedere come andranno le cose con la nomina del nuovo “sindaco” di Hong Kong e con le elezioni a Taiwan.
STATI UNITI • Nella tarda serata del primo maggio il presidente Barack Obama è apparso in tv per annunciare agli americani l’uccisione di Osama Bin Laden, sorpreso da un commando in una villa di Abbotabad, Pakistan: «And on nights like this one, we can say to those families who have lost loved ones to al-Qaeda’s terror: Justice has been done» (in notti come questa, possiamo dire alle famiglie che hanno perso i loro cari per il terrorismo di Al-Qaeda: giustizia è fatta). Due elicotteri e 79 uomini per un raid di 40 minuti (nella storia la foto dello staff che alla Casa Bianca guarda le immagini in diretta, il segretario di Stato Hillary Clinton con la mano sulla bocca), Bin Laden è stato identificato grazie al dna di una sorella morta da anni, le tesi complottiste hanno subito preso a moltiplicarsi (titolo del “Foglio dei Fogli”, pagina 2 del 9 maggio: «Non è andata come ce la raccontano»). Rimanendo sui personaggi, sul podio delle notizie dell’anno vanno due eventi accaduti a ottobre nel giro di appena 3 giorni: il 3 è stata assolta Amanda Knox, studentessa di Perugia condannata in primo grado per l’omicidio della compagna d’appartamento Meredith Kercher (appena libera, è tornata nella sua Seattle); il 5 è morto Steve Jobs, cinquantaseienne fondatore della Apple (e ora?). Quanto al «99% degli americani», il 17 settembre a New York (Zuccotti Park) è nato il movimento “Occupy Wall Street”, protesta contro l’1% che detiene il 36% della ricchezza (accampamento di tende); il 30 settembre duemila persone hanno circondato il quartiere generale della polizia (manganellate), cinque giorni dopo in 15.000 hanno bloccato Lower Manhattan, il 15 ottobre hanno invaso Times Square. A novembre ci saranno le presidenziali: a tre anni dall’inizio del suo primo mandato, secondo l’Economist l’America di Obama è “hopeless and changed” (cambiata ma senza speranza): «The election of 2012 will leave America more or less where it started» (si torna al punto di partenza). Continuerà il tormentone dei “birthers”, quelli che considerano il presidente ineleggibile perché nato in Kenya piuttosto che alle Hawaii. “Worst case scenario” 2012: un terribile terremoto sulla costa del Pacifico che dopo Cile, Nuova Zelanda e Giappone completerebbe l’“anello di fuoco”.
EUROPA • Il 2011 è stato segnato dalla lotta alla crisi del debito sovrano. I mesi a venire diranno se il 9 dicembre 2011 è stato veramente il giorno in cui è stata salvato l’euro e siamo diventati tutti tedeschi (“Foglio dei Fogli” 12/12). L’Economist: «Mentre il 2011 si avviava alla conclusione solo due domande sembravano importanti. Fino a che punto si spingerà la Germania per salvare l’euro? La cancelliera Angela Merkel è la sua traballante coalizione sopravviveranno allo sforzo?». Quanto alla Francia, nel 2012 ci saranno le elezioni presidenziali (primo turno il 22 aprile, eventuale ballottaggio il 6 maggio): Nicolas Sarkozy cercherà il bis, il candidato socialista all’Eliseo sarà François Hollande e non, come si pensava fino a qualche mese fa, Dominique Strauss Kahn: l’ex presidente del Fondo Monetario Internazionale, «l’uomo più potente del mondo dopo Obama», è stato arrestato il 15 maggio a New York con l’accusa di aver violentato Nafissatou Diallo, cameriera del Sofitel (45 West 44th Street, suite 2806). Accusa archiviata il 23 agosto, Dsk è tornato in patria da uomo libero, ma la carriera politica era ormai irrimediabilmente danneggiata (l’avvocato Ben Brafman: «Può esserci stato un comportamento inappropriato: ma non un crimine»), con annesse teorie del complotto (titolo del “Foglio dei Fogli” del 4 luglio: “Chi ha incastrato Strauss-Kahn?). Inghilterra: nel 2011 il premier David Cameron ha rotto con l’Ue per difendere la sua industria finanziaria, maggiore risorsa del Paese (vedi apertura della scorsa settimana); il 4 agosto la morte del ventinovenne Mark Duggan, ucciso a Tottenham dalla polizia durante un tentativo di arresto (sembra stesse progettando un omicidio/vendetta), ha scatenato la rivolta di migliaia giovani che hanno messo a ferro e fuoco Londra e dintorni: 5 morti, 16 feriti, danni per 200 milioni di sterline, 3.100 arresti; il 19 luglio Rupert Murdoch ha dovuto testimoniare in Parlamento causa le intercettazioni illegali di alcuni suoi tabloid («Il giorno più umiliante della mia vita»). Se il 2011 è stato l’anno delle nozze del principe William con Kate Middleton (29 aprile, 1900 invitati tra capi di stato, teste coronate, leader politici e altri Vip) nel 2012 si celebreranno i 60 anni del regno di Elisabetta (6 febbraio), il 27 luglio inizieranno a Londra le trentesime Olimpiadi dell’Era Moderna (conclusione il 12 agosto). Infine l’Italia: la crisi economica è costata il posto a Silvio Berlusconi, secondo l’Economist gli è stata fatale la convinzione di Tremonti che la crisi del 2008 avesse colpito il nostro Paese in maniera minore rispetto agli altri Paesi Ue (vero per le banche, non per le esportazioni). A proposito dell’Economist, “The World in 2012” è stato chiuso prima che il Cavaliere lasciasse Palazzo Chigi (il 12 novembre), ma già avevano capito come sarebbe andata a finire: «Italy could resort to installing a technocrat (such as Mario Monti, a former European Union commissioner) as prime minister to hold the fort and introduce painful reforms before an election» (non serve traduzione).