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 2011  dicembre 17 Sabato calendario

CAV, LEI LE DONNE NON LE CAPISCE


Ancora due donne le sbattono la porta in faccia, caro Cav. Una tramesta in silenzio e invece di riflettere su come le sia riuscito di essere il sindaco più antipatico della storia di Milano tanto da riuscire nel miracolo di far vincere Pisapia, si attovaglia con Gianfranco Fini e ne scopre il progetto, che se lo dicesse anche a noi qual è, se c’è, sarebbe una notizia, a parte le pernacchie che il Fli del medesimo Fini le ha indirizzato durante la campagna elettorale miserabilmente persa; l’altra annuncia via Corriere che lascia il Popolo della Libertà e ci spiega candidamente che «da un anno non facevamo più niente. Prevaleva l’ossessione della giustizia e degli scandali.Mi dà fastidio che un’intera classe dirigente non sia stata in grado di dare l’esempio. Ai tempi di mio padre nessuno era figlio del censo. Ora si è diventati classe dirigente col favore dei potenti di turno. Anche io», come se non ce ne fossimo accorti vedendole fare, anzi non fare, il sottosegretario agli Esteri.
Tutt’e due, Letizia Moratti e Stefania Craxi, si aggiungono all’elenco folto di donne beneficiate dal Cav, mi spiego meglio, di donne beneficate dal Cav senza essere passate per i suoi appartamenti nelle stanze private, eppure altrettanto, anzi di più, irrequiete, ingrate, spesso inconcludenti e alla fine inaffidabili. Cav, accetti un consiglio, oppure non lo accetti, io glielo dico lo stesso, cerchi la terza via, le donne, che le serviranno, oh se le serviranno, per rimettere in piedi una credibile lista elettorale sotto qualunque nome deciderà di farla correre, le cerchi fra quelle che hanno vocazione e passione per la politica, che hanno sviluppato competenze e fatto percorsi. Non passi dai fondoschiena sontuosi ai cognomi importanti, non promuova civili ad alti ufficiali credendo che basti l’imposizione della sua bacchetta magica, il peso del suo scettro, perché non è così, e arriva il tempo delle delusioni.
È possibile che a rendere così labile l’impegno e la tenuta di nervi, oltre che un elementare senso di lealtà, sia la pratica della designazione da porcellum, tanto più temibile quando a designare non sia o non sia più una macchina partito ma un leader maximo. Questa constatazione vale per le donne e per gli uomini. Tuttavia se ci ricordiamo così vividamente i nomi di Chiara Moroni, di Barbara Contini e di Gabriella Carlucci, se ci hanno irritato i capricci e le minacce di abbandono di Stefania Prestigiacomo, ed ora ci ricorderemo così bene del tradimento della Moratti e della fuga di Stefania Craxi, è perché segnalano a meraviglia come non si scelgono le donne in politica, indipendentemente dal marchio e in parte dallo stereotipo che ha accompagnato la leggenda del bunga bunga e dell’Olgettina, indipendentemente dalla condanna moralista un tanto al chilo che un’opposizione isterica e anti italiana ha dedicato a lei e al suo governo.
Stefania Craxi una cosa vera l’ha detta: si diventa dirigenti, me compresa, con il favore del potente di turno. È vero, anche se lo ha scoperto solo nel momento della crisi e della disgrazia, avendo rigorosamente taciuto il proprio disagio nel lungo periodo precedente. È vero che lei è figlia del grandissimo Bettino, l’altra del povero Moroni, un’altra ancora è figlia di Mediaset, seguono la moglie diligente del petroliere, la brava dirigente Onu scelta dagli angloamericani a Baghdad, e via così per scelte verticistiche, senza occuparsi del legame di queste persone con il loro territorio, della formazione politica, del percorso fatto, degli anni spesi a formarsi per fare quel che dovrebbe essere un lavoro importante, delicato, prezioso. Ci sono le donne con queste qualità elette nel Pdl, non faccio i nomi per una questione di stile; sono troppo poche e certamente frustrate, e hanno probabilmente sbagliato a nascondere il disagio per il partito senza democrazia al quale appartengono, ma su questa batosta stanno riflettendo, non cercando altri protettori, che poi il Terzo Polo te lo raccomando quanto a misoginia galoppante e a progetto innovatore... Ricominci da loro, Cav, se ne è capace, per cercare la classe dirigente femminile che le serve come il pane.

Maria G. Maglie