SANDRO CAPPELLETTO, La Stampa 17/12/2011, 17 dicembre 2011
Quando in chiesa si andava a ballare - Un tempo lunghissimo, uno spazio altrettanto vasto: mille anni almeno, e un territorio che comprende tutta l’Europa e si estende fino al Nord Africa e al Medio Oriente
Quando in chiesa si andava a ballare - Un tempo lunghissimo, uno spazio altrettanto vasto: mille anni almeno, e un territorio che comprende tutta l’Europa e si estende fino al Nord Africa e al Medio Oriente. Geografia e storia, percorsi e stili, mappe e immagini: questo libro coniuga un’originale idea di partenza con una splendida realizzazione editoriale. Riproduzioni di mosaici, affreschi, codici miniati, sculture e architetture, ricostruiscono non soltanto le immagini, ma la vita, la fisicità, la simbologia della presenza della musica in ogni aspetto della vita sociale e spirituale del medioevo: «età di mezzo tra un’antichità classica e un Rinascimento della medesima», scrive Alberto Gallo nell’introduzione. Il racconto non procede come in un tipico manuale di storia della musica; i tanti studiosi coinvolti, non solo italiani, propongono ciascuno una o più schede, informate ed essenziali, in un linguaggio attento insieme alla divulgazione e all’esattezza. Ogni scheda ha un titolo, chiaro e diretto, ed è accompagnata da cartine geografiche che raccontano i viaggi, le traiettorie della musica e dei musicisti, e da illustrazioni appropriate e molto curate nella stampa a colori. Si possono felicemente perdere delle ore cercando di capire come orientarsi nel labirinto della «mano guidoniana», geniale forma di notazione musicale che per essere «vista» e «letta» ha bisogno solo di memoria e di sensibilità tattile. Dall’origine delle sette note alle prime forme di scrittura, alla nascita del canto gregoriano, che si svilupperà poi, da abbazia a abbazia, in molti modi diversi. Scrive lo studioso e cantore Giacomo Baroffio: «I repertori musicali delle liturgie latine ricevono l’impulso iniziale dalle tradizioni ebraiche, ma sono plasmati e si sviluppano all’interno di una antica cultura mediterranea». Una «tecnica» diffusa pure in territori mediorientali e indiani. Musica sacra e profana, che vive un momento altissimo nell’ incontro tra letteratura e musica praticato dalle canzoni dei Trovatori, dalla loro arte «cortese», nata e diffusa nel cerchio della nobiltà. Musica sempre accompagnata dalla danza, documentata anche in ambiti popolari e liturgici. Una presenza, quest’ultima, che sopravvive nelle comunità religiose di tanti continenti, ma che è stata completamente, tristemente espulsa dai riti delle Chiese cristiane europee ed occidentali. Il viaggio ha un punto d’arrivo: l’«ars nova», la polifonia del Trecento italiano, «appannaggio di una ristretta élite di musicisti, i cui servigi erano oggetto di contesa tra i signori dell’Italia settentrionale», racconta Alessandra Fiori ricordando che - allora come adesso - la musica è un’arte eminentemente sociale, creata per essere vissuta, esibita, goduta assieme.