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 2011  dicembre 17 Sabato calendario

Carceri, via libera allo “svuotamento” - Tremila detenuti, quelli a cui mancano 18 mesi per terminare la loro pena, dalla cella potranno finire immediatamente ai domiciliari

Carceri, via libera allo “svuotamento” - Tremila detenuti, quelli a cui mancano 18 mesi per terminare la loro pena, dalla cella potranno finire immediatamente ai domiciliari. Inoltre migliaia di arrestati, quando il reato sia di non particolare gravità, ogni mese non varcheranno più il portone dei penitenziari ma resteranno per 48 ore nelle celle di sicurezza delle questure e lì verranno ascoltati dal magistrato per la convalida (nel 90% dei casi vengono scarcerati oppure condannati ma con la condizionale e tornano lo stesso a casa). Il ministro della Giustizia, Paola Severino, corre ai ripari contro il sovraffollamento delle carceri, senza perdere di vista l’aspetto dei costi: con i tremila alla reclusione domiciliare, lo Stato risparmia 375 mila euro al giorno e sono 3 milioni di mancate spese al mese. Parallelamente il governo stanzia 57 milioni per l’edilizia penitenziaria in modo da terminare cantieri che sono a tre quarti dell’opera. Il decreto anti-sovraffollamento, approvato ieri dal governo, è accompagnato da un pacchetto di norme all’esame del Parlamento. Tre le misure principali. Primo, una legge-delega che porterà alla depenalizzazione di molti reati minori. Secondo, l’istituto della «messa in prova» che per molti imputati, quelli accusati di reati con pena fino a 4 anni, ma non recidivi abituali, permetterà la sospensione del processo e persino l’estinzione del reato con un percorso di riabilitazione: gli imputati saranno cioè tenuti a eseguire gratuitamente lavori socialmente utili, sotto il controllo del magistrato e degli assistenti sociali. Terzo, sempre per reati con pena fino a quattro anni, al termine del processo è previsto che il condannato possa scontare la sua pena definitiva alla reclusione domiciliarepiuttosto che in cella. Un ventaglio di misure deflattive. «Nessuno ha la bacchetta magica», osserva la ministra.«E sarei una sognatrice se pensassi che questo governo possa risolvere il problema delle carceri e della giustizia penale. Ma nell’insieme mi auguro che si tracci una via». Se poi il Parlamento decidesse di varare un’amnistia, lei non si opporrebbe. Rinviato al futuro, invece, l’intervento sul fronte dei manicomi giudiziari, delle tossicodipendenze e dell’immigrazione. «Sono problemi complessi, non si potevano risolvere in 20 giorni». Molti adesso elogiano il suo coraggio: da Jole Santelli (Pdl) a Donatella Ferranti (Pd), a Chiara Moroni (Fli). «Dalle parole ai fatti», dice Roberto Rao, Udc. Protesta solo Antonio Di Pietro perché ne beneficeranno i colletti bianchi: «Dobbiamo scongiurare che questi criminali si sentano garantiti nelle loro malefatte dal sapere che mai varcheranno le soglie del carcere». Fa discutere l’uso delle camere di sicurezza. Ne sono state individuate 706 in giro per l’Italia, ma molte sono in pessime condizioni. E poi c’è stato il caso del povero Cucchi, e non solo, che ha gettato una luce sinistra su quanto vi può accadere. La ministra lo sa e infatti annuncia un prossimo ddl per permettere le visite ispettive ai parlamentari come accade nei penitenziari. Gli avvocati dell’Unione camere penali, pur favorevoli in complesso, non nascondono alcune perplessità: «Il circuito delle camere di sicurezza - dicono non fornisce garanzie accettabili. Prima di tutto per come sono organizzate. Basti pensare che in alcuni casi le celle sono senza finestre e le condizioni igienicosanitarie pessime». Critici anche i sindacati di polizia che vedono nuovi compiti per commissariati già in crisi: «Non si può pensare - sostiene Enzo Letizia, segretario nazionale dell’Associazione nazionale funzionari di polizia - di risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri parcheggiando negli uffici di polizia gli arrestati per tre motivi: la carenza organica, l’inidoneità delle camere di sicurezza, la sottrazione di ulteriori agenti dal controllo del territorio». Secondo l’associazione Antigone, poi, c’è un rischio-opacità: «Le istituzioni internazionali hanno evidenziato che le violenze avvengono in quella fase». Da segnalare anche un intervento per i «sovraindebitati»: al pari delle società, anche i singoli cittadini potranno adottare le procedure fallimentari per ristrutturare il proprio debito e non finire fatalmente nel bollettino dei protesti.