MASSIMO GUERRETTA, La Stampa 17/12/2011, 17 dicembre 2011
L’imprenditore suicida perché non lo pagano - Hanno firmato subito, senza se e senza ma. Come avrebbe voluto Giovanni Schiavon, il 59enne imprenditore edile di Vigonza, appena fuori Padova, che lunedì si è tolto la vita con un colpo di pistola per l’impossibilità di riscuotere i suoi crediti di lavoro - 250 mila euro - e fare fronte così all’esposizione verso le banche e verso i fornitori
L’imprenditore suicida perché non lo pagano - Hanno firmato subito, senza se e senza ma. Come avrebbe voluto Giovanni Schiavon, il 59enne imprenditore edile di Vigonza, appena fuori Padova, che lunedì si è tolto la vita con un colpo di pistola per l’impossibilità di riscuotere i suoi crediti di lavoro - 250 mila euro - e fare fronte così all’esposizione verso le banche e verso i fornitori. La moglie e la figlia dell’impresario della Eurostrade 90, morto suicida, sono le prime firmatarie della lettera-appello inviata dalle aziende venete al presidente del Consiglio Mario Monti. «Portaci in Europa», sarebbe stato lo slogan appropriato, ma nel profondo NordEst l’esigenza è di essere chiari: «Bisogna recepire velocemente – scrivono – la direttiva europea contro i ritardi nei pagamenti, per il bene delle aziende e del Paese». Ribattezzata in un attimo «La regione degli imprenditori suicidi», il Veneto chiede a voce alta interventi rapidi per evitare che tragedie del genere si ripetano. In un tessuto diventato sempre più fragile a causa della stretta sul credito e delle ristrettezze nei pagamenti degli enti pubblici, le piccole imprese sono ormai al collasso: in Veneto si paga a 4 mesi, si sale a oltre un anno per alcuni fornitori della sanità pubblica. Qualcuno riesce ad adeguarsi, altri ormai non riescono più a sopportare un ritardo diventato fisiologico. Eppure la precisione sarebbe doverosa: 30 giorni nella normalità e 60 solo per i casi eccezionali – questo lo standard europeo -, pena il pagamento di interessi di mora progressivi che scattano già dopo un mese e partono dall’8%. Posticipare i pagamenti, a quel punto, risulterebbe terribile. «Le imprese hanno bisogno di ricevere tempestivamente quanto dovuto per il lavoro prestato – ribadiscono le otto associazioni di categoria che hanno sottoscritto l’appello -, gli stumenti ci sono». Eppure a fine ottobre la commissione Bilancio della Camera ha stralciato dal testo della legge comunitaria il provvedimento sul ritardo dei pagamenti, considerandolo troppo oneroso per i bilanci della Pubblica amministrazione. Ma ora l’accusa di Daniela Franchin, moglie di Schiavon («Mio marito è stato ucciso»), suona come un ultimatum per regolamentare il sistema di pagamenti, in primis tra pubblico e privato. «Per coloro che hanno lavorato, pagato gli stipendi, i contributi previdenziali e le tasse per i propri dipendenti ogni mese, le bollette per le utenze ogni due mesi, risulta insopportabile essere pagati a sei/otto o magari dodici mesi – il testo della lettera -; non è un’ esagerazione: è ciò che accade quotidianamente nelle transazioni commerciali tra aziende private, se non si ha un grande potere contrattuale. Ancora più insopportabile è quando i ritardi di pagamento sono riconducibili allo Stato, alle Regioni e agli Enti locali, con l’alibi dei vincoli imposti dal Patto di stabilità interno». Come spiega il governatore Luca Zaia, «sono più di qualche decina gli imprenditori che si sono suicidati durante questo periodo di crisi. Questo a dimostrazione che qui il legame con l’azienda, con il territorio ed i lavoratori, è molto stretto e viscerale. Avere l’80 per cento delle aziende con meno di 15 dipendenti significa avere dei rapporti personali tra datore di lavoro e lavoratori così significativi e importanti che spesso sfociano in questi tragici fatti».