MARCO ZATTERIN, La Stampa 17/12/2011, 17 dicembre 2011
Fitch, doccia gelata sull’Europa - Fitch rovina la controffensiva dell’Eurozona. Ieri sera l’agenzia di rating ha minacciato di declassare fra un mese sei Paesi dell’Unione fra cui l’Italia
Fitch, doccia gelata sull’Europa - Fitch rovina la controffensiva dell’Eurozona. Ieri sera l’agenzia di rating ha minacciato di declassare fra un mese sei Paesi dell’Unione fra cui l’Italia. Li ha messi sotto osservazione tutti - Spagna, Belgio, Slovenia, Cipro e Irlanda - e poi ha rivisto l’outlook della Francia, portando la sua previsione sulla qualità di debitore di Parigi da stabile a negativo. Inutile che a Roma la manovra correttiva di Mario Monti incassasse la sua prima fiducia. Ininfluente anche la mossa di Bruxelles, che ha fatto circolare la bozza di negoziato per il «patto di bilancio», un modo per dire «stiamo facendo in fretta e bene». Nella sfera dei valutatori dei bilanci c’è un futuro fatto soltanto di brutte notizie. Ancora una volta un’agenzia di rating lancia un segnale negativo mentre gli oggetti del suo giudizio cercano di alzare la testa. I timori che minano l’Eurozona, scrive Fitch, «non sono stati attenuati» dalle decisioni prese dal vertice del 9 dicembre. Viene bocciato dall’agenzia il «fiscal compact», il patto di bilancio con cui l’Ue ha deciso di scolpire in un’intesa intergovernativa - a Ventisei senza Londra - regole più severe nella gestione dei conti pubblici, con obiettivi più ambiziosi e sanzioni semiautomatiche. «Desta preoccupazione l’assenza di un piano finanziario credibile», sentenzia Fitch, che chiede «un coinvolgimento più attivo della Bce». E’ un modo per cercare di costringere l’Europa a saltare le tappe. «Il ciclo della democrazia è più lento dei mercati», è l’analisi che il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, ama reiterare. Lo fa per ricordare che l’Unione sta facendo miracoli. Una settimana per scrivere una bozza di trattativa è il segnale di un’effervescenza che a Bruxelles ricordano in pochi. Non è un caso che il Consiglio abbia fatto avere a tutti il documento di lavoro per il «patto di bilancio». E’ una inedita fuga di notizie che viene istituzionalizzata, in vista del confronto tra i governi che comincia martedì. L’hanno data a tutti, sei pagine alle quali si capisce che legislazione secondaria approvata o in cantiere è un libro già scritto di cui il cosiddetto «Fiscal Compact» è la copertina giuridica. Una mossa, questa, molto chiara a Frau Merkel che ha bisogno di un trattato da vendere al Bundestag per difendere il fondo salva-Stati. Nel documento salta all’occhio che basteranno nove Paesi per far decollare il Trattato. Qualora un Paese (ad esempio l’Irlanda) non ratificasse il patto, resterebbe comunque nell’Eurozona: i due impianti sono simili. C’è un buon livello di flessibilità nella riaffermazione del principio del pareggio di bilancio da mettere in costituzione: «Si potrà incorrere in deficit solo per tener conto dell’impatto del ciclo economico», si legge nel testo. O «in periodi di severa recessione». Ci sono margini per negoziare la stretta, ma Fitch dice che è poco, così non resta che attendere un mese per conoscere il verdetto sull’Italia e meno per sapere cosa accadrà al rating francesi. Standard & Poor’s, si sente ripetere, sta affilando la scure.