FRANCESCA SCHIANCHI, La Stampa 17/12/2011, 17 dicembre 2011
Monti perde per strada 150 voti - I numeri restano consistenti: 495 sì alla fiducia. Ma un’emorragia è in corso tra i supporter di Monti e della sua squadra, visto che, rispetto al voto di meno di un mese fa, la fiducia di ieri alla Camera ha perso per strada la bellezza di 61 favorevoli
Monti perde per strada 150 voti - I numeri restano consistenti: 495 sì alla fiducia. Ma un’emorragia è in corso tra i supporter di Monti e della sua squadra, visto che, rispetto al voto di meno di un mese fa, la fiducia di ieri alla Camera ha perso per strada la bellezza di 61 favorevoli. Erano 556 i sì il 18 novembre; sono stati 495 ieri, 88 i no, 4 gli astenuti. E a sera, a licenziare la manovra che ora approderà al Senato, i sì precipitano a 402, mentre 75 dicono no e 22 si astengono. Pesano le assenze: sono 130 i deputati che non si presentano a votare, di cui 70 del Pdl. Già nel voto di fiducia, nel partito di Berlusconi si manifesta un nutrito dissenso: votano no Stracquadanio e Mussolini, si astengono altri quattro (Bergamini, Castiello, Marini e Moles), 26 non si presentano in Aula. Per il resto, confermano il voto contrario i leghisti compatti; si aggiungono l’Idv (tranne Cambursano che vota sì «perché questo è l’unico governo possibile»), i tre deputati delle minoranze linguistiche Brugger, Nicco e Zeller, i tre della componente Grande Sud, Belcastro Iannaccone e Porfidia. Sul fronte del sì regge la disciplina di partito: nessun voto in dissenso e pochissimi assenti giustificati (tre nel Pd, due nell’Udc, tre nel Fli). «Alcuni deputati ci hanno chiesto la possibilità di dare un voto di astensione e qualcuno anche di no. Abbiamo ritenuto che per le particolari situazioni personali, le particolari provenienze da altri partiti, avessero ragione di astenersi o di votare no, visto che non c’era nessun pericolo per la maggioranza», minimizza Berlusconi. Qualcuno intravede però qualche pericolo per la tenuta del Pdl, come un allarmato Amedeo Laboccetta: «Il segretario Alfano deve trovare tempestivamente una medicina e una terapia. La disciplina di partito impone regole che devono valere per tutti, se non si vuole, un domani, trasformare il Popolo della libertà in Popolo dell’anarchia». Ribadisce il suo no alla fiducia a Monti la Mussolini («nel 150esimo anniversario dell’Unità, il Paese non meritava un governo di professori costruito in laboratorio»), dichiara il suo no pure il creatore del Predellino Stracquadanio, «in polemica col mio partito che non ha saputo avanzare una proposta alternativa in 17 giorni»; quattro azzurri presenti non se la sentono di pronunciare il «sì» deciso dal gruppo. «In passato non ho votato le misure di Tremonti, non vedo perché dovrei essere d’accordo con chi sta facendo peggio», spiega la sua astensione Moles, che non esclude il voto contrario in futuro. Poi ci sono i 26 assenti, dagli ex ministri Brambilla, Romani e Tremonti (quest’ultimo però bloccato da una frattura a una gamba) all’ex sottosegretario Crosetto, che già aveva dichiarato la sua contrarietà, come la collega Bertolini, dagli ex An Beccalossi e De Angelis alla fedelissima berlusconiana Maria Rosaria Rossi a Lunardi e Antonio Martino. Che a sera vota contro al testo della manovra, «perché l’esistente non deve essere gestito, deve essere cambiato». E sul voto al testo definitivo gli assenti azzurri si moltiplicano: 70, tra loro anche ex ministri come La Russa, Gelmini, Bernini.