Filippo Facci, Libero 17/12/2011, 17 dicembre 2011
GIACOMO, EDDAI
Non è gente normale. Il secondogenito di Andrea Agnelli è stato chiamato «Giacomo Dai». Sì, Giacomo Dai. La primogenita l’avevano chiamata Baya; in famiglia già spiccavano Lupo, Lapo, Delfina, Oceano, e qualcuno temeva Tonno, invece hanno scelto Giacomo Dai. Che fortuna. La moglie di Totti, tempo fa, ironizzava sui nomi degli Agnelli: lei è madre di Chanel, non avrebbe mai scelto Giacomo Dai. Al limite Daje. Ma di un Agnelli, tanto, badi solo al cognome, e comunque gli eccentrici si frequentano tra loro. Il problema è la gente normale, quella che deve ripetere il nome al telefono o in coda alle Poste, gente i cui genitori andrebbero arrestati: perché non puoi chiamare tuo figlio Felice, se di cognome fai Mastronzo; devi immaginare una vita passata a dire «piacere, Urino Birra» oppure «Ciao, sono Tranquilla Dalle Palle». Tutti nomi veri: Pino Silvestre, Luce Scala, Gustavo Lapasta, Massimo Orgasmo. Esistono. Sono tra noi. A Napoli – raccontava un avvocato – chi si chiama Zoccola sceglie sempre di cambiare. Ma i genitori di Vera Vacca, Perla Madonna e Benedetta Topa andrebbero internati: perché l’hanno scelto, non sono come quei poveretti che hanno cognomi doppi e immutabili: tipo Evacuo Bisognin, Cazzin Mozzato e Sasso Pirla. E gli Agnelli? E Giacomo Dai? Eddai, facciano come vogliono: noi siamo garantisti, non bisogna prendersela coi genitori. Non prima di un regolare processo.
Filippo Facci