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 2011  dicembre 15 Giovedì calendario

Una volta c’erano i Clementoni. Ci sono ancora, ma smartphone e tablet sono più semplici da usare

Una volta c’erano i Clementoni. Ci sono ancora, ma smartphone e tablet sono più semplici da usare. A prova di bambino. “La tecnologia prima era un muro per via del mouse, della tastiera e dello schermo, poi il multi-touch ha cambiato tutto” spiega Alessandro Ceronetti, 39enne Ceo e cofondatore di Jekolab, startup nata a marzo che propone fiabe interattive e album da colorare in formato app. I prodotti di Jekolab, nata dalla collaborazione delle torinesi Fargo Film e Appymob, sono sviluppati in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino e hanno l’obiettivo di creare “ divertimento intelligente e formativo”. Perché le vostre app sono diverse dalle altre per bambini? “Jekolab è nata quando ci siamo resi conto che c’era una lacuna in questa specifica fascia di mercato. Di app ce ne sono tante, ma molti di questi prodotti sono sviluppati per compiacere un pubblico adulto e non per soddisfare bambini. Un’app con il gusto di un adulto non è quello che cerca il bambino, che ha anche esigenze educative”. Ehm... in questo caso non credo ci siano focus group. Mica avrete bambini cavie? “In un certo senso sì, abbiamo tutti dei figli ( ride). E i bambini sono stati ben contenti di fare le cavie: quando torni a casa ogni sera con un gioco nuovo puoi immagine come ti aspettano. In alcune occasioni sono riusciti a indirizzare il nostro lavoro, anche se poi i bambini non sono beta-tester. Il loro feedback è fondamentale perché ti indicano cosa gli piace e cosa non comprendono. Per questo abbiamo anche organizzato un momento di studio in un asilo dove abbiamo portato tablet e fatto giocare i bambini. Ora sarà importante trovare una metodologia più ampia”. Ci sarà chi dice che non è molto educativo... “È proprio questo lo stimolo che ci ha portato a cercare di trasformare strumenti per adulti in giochi educativi. Il nostro obiettivo non è ricreare l’effetto tv, ma interazioni per aiutare i bambini a conoscere le cose. Io stesso sto imparando ogni giorno che ci sono tante cose per noi scontate che non lo sono per i bambini, come una mela che cade dall’albero. I nostri non sono però applicativi scolastici, ma un modo di educare interagendo con la realtà”. Le vostre app sono i Clementoni 2.0? “I Clementoni erano guardati anche con sospetto e l’interazione era più difficile. I terminali di oggi sono molto intuitivi e per i bambini l’utilizzo è quasi naturale. Noi cerchiamo il modo di rendere gradevole qualcosa che è già fruibile”. I vostri competitor sono i libri di fiabe? “No, crediamo che il nostro mercato si svilupperà parallelamente al mondo della vecchia editoria. In Italia il rivale può essere Elastico, ma loro storia è più vicina all’editoria tradizionale. Noi sviluppiamo app per bambini, non facciamo editoria per bambini”. Quali sono le prospettive di mercato? “Stiamo cominciando ora a distribuire seriamente sul mercato, scommettendo su un mercato nuovo e in crescita. L’obiettivo a tre anni è di fatturare circa un milione di euro. Per ora siamo concentrati sull’Italia, dove la percentuale di penetrazione dei tablet è al 7% contro il 40% dell’America, con ampie prospettive. Abbiamo già sviluppato applicazioni in inglese, francese, tedesco e spagnolo. Fatturiamo il 60% in Italia, il 20% in Europa e un altro 20% negli Stati Uniti, che è il mercato più promettente, ma ovviamente anche più difficile”. Quanto avete investito? Siete alla ricerca di finanziamenti? “Per ora ci abbiamo messo le strutture e i contenuti delle due società, valutabili fra i 50 e 100 mila euro. Vorremmo farcela con le nostre gambe, ma non chiudiamo le porte a nessuno”.