Silvia D’Onghia, il Fatto Quotidiano 15/12/2011, 15 dicembre 2011
DUCE, BANDIERE NERE E SANGUE FREDDO: BENVENUTI A CASA POUND
Ho dato ordine di mantenere sangue freddo e occhi aperti. La caccia alle streghe che si è scatenata dopo la strage di Firenze porterà a far scorrere altro sangue”. Detto, fatto. Gianluca Iannone, storico leader di CasaPound, ieri mattina ha convocato i giornalisti a Roma per dissociarsi dal “pazzo” che ha ucciso due senegalesi e per dare voce alla sua “paura”: “È una campagna mediatica contro di noi, Pd e Idv soffiano sul fuoco. Siamo noi le vittime della violenza”. Una profezia che ha impiegato otto ore per avverarsi. Ieri sera un gruppo di ragazzi vestiti di nero e a volto coperto è stato disperso dalla polizia a suon di lacrimogeni mentre tentava di avvicinarsi alla sede dell’organizzazione. “Camerata basco nero il tuo posto è al cimitero”, lo slogan ripetuto.
IL CLIMA dopo Firenze è pesante, il rischio è che il mai sopito “odio tra fazioni” esca dai palazzi e si trasferisca per strada. Gianluca Casseri, assassino di senegalesi, prima di togliersi la vita era uno di CasaPound. Iannone lo conosceva di vista, “partecipava alle nostre iniziative come tanti altri, era un tipo tranquillo, parlava poco. Ma quando mi hanno chiamato per dirmi cosa era accaduto, il suo nome non mi ha ricordato nulla”. Un “pazzo”, così lo definisce. “A nessuno può essere richiesta una perizia psichiatrica prima dell’iscrizione”. Si dissocia, scrive lettere all’ambasciatore senegalese a Roma e al sindaco di Firenze Renzi per chiedere incontri chiarificatori. Anche se c’è qualcuno che si impossessa del suo simbolo, la tartaruga ottagonale, per aprire la pagina Face-book “Gianluca Casseri è morto per noi”. Ma quando domandi se sia possibile che l’humus culturale che CasaPound rappresenta alimenti figure violente, ti viene citato Berto Ricci, uno dei fondatori della Scuola di mistica fascista, e un suo scritto sull’italianità. “L’immigrazione alimenta la guerra tra poveri – spiega Iannone –. La nostra sede romana è nel quartiere multietnico di Piazza Vittorio, non siamo xenofobi , ma l’immigrazione di massa umilia sia l’ospite che l’ospitante”. “In 10 anni di attività non ho mai difeso nessun militante da accuse di xenofobia, discriminazione razziale, sessuale o religiosa”, racconta Domenico Di Tullio, l’avvocato di Casa-Pound.
Ad accogliere i giornalisti sul portone del grande palazzo di via Napoleone III, al mattino, ci sono loro, i giovanissimi. Ti scortano al sesto piano, nella grande sala con parquet e vista su Roma in cui si tengono le conferenze. Si siedono lì, molto più numerosi dei cronisti. Si salutano stringendosi l’avambraccio. E quando li guardi, rivedi le facce di tanti cortei: capelli corti, visi sbarbati, felpe col cappuccio, qualche casco nero appeso al braccio. Quasi tutti maschi, ma anche alcune ragazze. Avranno 15 o 16 anni. Applaudono quando i leader finiscono di parlare, sono orgogliosi di appartenere a un gruppo fascista che negli anni continua ad aumentare il numero degli iscritti. Quattromila nel 2011, con sedi in tutta Italia, gruppi musicali, pub, librerie, bar, ristoranti. Occupazioni e sgomberi di polizia. Azioni di “panico mediatico”, blitz, incursioni nella casa del Grande Fratello, rivendicazioni sociali. Un gruppo di protezione civile, una onlus che partecipa a missioni di solidarietà all’estero, rugbisti e motociclisti. E un capo indiscusso, Iannone appunto, testa rasata, occhi severi e pizzetto lungo, un passato da militante della sezione “Acca Larentia” del Fronte della Gioventù. Uno che due anni fa è stato condannato in primo grado (si è in attesa della sentenza d’appello) per l’aggressione a un carabiniere, nel 2004 a Predappio.
LE PARETI di questa grande sala sono addobbate di manifesti incorniciati, ricordano gli incontri che si sono succeduti qui dal 2008, da quando – in quest’edificio occupato nel 2003 –CasaPound è diventata associazione di promozione sociale. I diari di Mussolini, la destra sociale, persino Che Guevara, “Aprendemos a quererte”, impariamo ad amarti. CasaPound si autofinanzia, attraverso la rete di locali, negozi, la produzione di magliette, una piccola “economia autarchica”. Sono tra gli enti che possono ricevere l’8 per mille. Ai concerti degli ZetaZeroAlfa partecipano duemila persone. Il romanzo “Nessun dolore” dell’avvocato Di Tullio ha venduto 15 mila copie. La faccia del Duce non è mai passata di moda.