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 2011  dicembre 15 Giovedì calendario

AUDITEL MULTATA: FAVORISCE GLI AMICI

Finisce per sempre con 1,8 milioni di euro di multa la credibilità di Auditel. Una società privata che rileva l’ascolto televisivo e che si definisce indipendente e imparziale, ma che l’Antitrust condanna per “abuso di posizione dominante” a favore di Rai e Mediaset. Il potere di Auditel si traduce in due paroline inglesi: audience e share. Chiunque fa televisione, sperimenta e investe denaro si misura con le cifre di Auditel, per venticinque anni giudice supremo: decide chi vince e chi perde; chi va bene in onda e che va ritirato; chi entra nel mercato e chi resta ai margini; chi può assaporare un pezzo di 7 miliardi di euro di pubblicità e chi deve soltanto immaginarli. Peccato che l’Auditel, virtualmente attore terzo, sia telecomandato dai suoi azionisti di maggioranza al 59,67 per cento, controllori e controllati: i due affiatati avversari, Rai e Mediaset. Lunga due anni e ottanta pagine, l’indagine Antitrust racconta le proteste di Sky e le risposte vaghe di Auditel, e poi fa una sintesi spietata: “I comportamenti anti concorrenziali della società, denunciati da Sky - spiega l’Autorità-hanno causato un pregiudizio significativo per le dinamiche competitive nei mercati di raccolta pubblicitaria su mezzo televisivo, di offerta dei servizi televisivi a pagamento e di offerta all’ingrosso di canali televisivi, avvantaggiando i suoi principali azionisti, Rai e Mediaset”. Esemplare la composizione del campione, circa 5 mila e 200 famiglie che coprono il territorio nazionale e rappresentano l’intera popolazione con un’esclusione numericamente pesante, i residenti stranieri, cioè il 7 per cento del totale e dunque 4,2 milioni di abitanti. Anche se ignorano gli immigrati, le classifiche Auditel fanno riferimento ai 60,7 milioni di italiani stranieri inclusi. Così, a spanne. Tanto al chilo come dal fruttivendolo. L’Auditel ha un merito straordinario, però: conteggia persino le 630mila famiglie che dichiarano di non possedere un apparecchio televisivo. Quelli che guardano Canale 5 e Rai1, e nemmeno lo sanno. Un errore marchiano che danneggia soltanto Sky, perché una famiglia senza televisore non potrà mai sottoscrivere un abbonamento al satellite di Murdoch. E chi avrà brindato? “L’erronea attribuzione dei dati di ascolto – spiega l’Autorità - anche alle famiglie non dotate di apparecchi televisivi ha sovrastimato l’audience soltanto delle emittenti non trasmesse sul satellite, beneficiando in tal modo le tv dei principali azionisti di Auditel”. Ecco un paio verità già conosciute in poche righe. Verità numero uno: Auditel aiuta i suoi azionisti principali, ovvero Rai e Mediaset. Verità numero due: niente cifre elaboratore, stime di ascolto. Terza e ultima contestazione di Antitrust: “A partire dalla seconda metà del 2009 e fino al mese di ottobre 2010, Auditel ha ostacolato la pubblicazione giornaliera dei dati di ascolto televisivi relativi a ciascun canale, distinti per piattaforma di trasmissione (analogica, digitale, satellitare e via internet)”. Questi errore strutturali di Auditel, che sia in buona o cattiva fede (intanto, annuncia ricorso al Tar), avranno provocato perdite o guadagni milionari ingiustificati, imbalsamando le spoglie di un bipolarismo in decomposizione. La sanzione Antistrust pesa sul bilancio di Auditel, più di 1,8 milioni di euro spalmati sul fatturato di 17,2 milioni l’anno. Perché l’indagine di un’Autorità garante descrive un mercato televisivo che Auditel ha soffocato sul nascere: “Le condotte di Auditel hanno avuto un duplice effetto”. Primo effetto: “Hanno limitato fortemente le possibilità di crescita delle emittenti televisive che intendevano attuare strategie di erosione degli ascolti delle emittenti generaliste, anche diversificando le scelte di programmazione in funzione dei diversi comportamenti televisivi degli spettatori”. Tradotto: tempo (e soldi) persi per chi cercava di inserirsi tra Rai e Mediaset. Secondo effetto: “Hanno protetto i canali delle principali emittenti generaliste dagli effetti negativi che sarebbero loro derivati dalla diffusione di informazioni sui dati di audience dei canali che si stavano significativamente riducendo a causa dei cambiamenti in corso”. Tradotto: invecchiati e spuntati, nonostante l’evoluzione tecnologia, Auditel ha vestito i malandati Rai e Mediaset con una corazza per difenderli da Sky, e poi dalle Telecom Italia Media (La7), dalle emittenti regionali , e ora da Servizio Pubblico. Ci sarà un perché imprenditori italiani o esteri ci pensano tre o quattro volte prima di spendere capitali con la televisione: “Sky ha osservato che non provvedendo a correggere il metodo di espansione dei dati, Auditel sistematicamente ritarda, rinvia o blocca qualsiasi decisione che potrebbe avere un impatto incerto o negativo sugli azionisti di maggioranza”. E così ferma i Consigli di amministrazione e i piani industriali, congela l’esistente e cestina il futuro. Per la gioia dei soliti noti. Almeno sino a ieri.