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 2011  dicembre 15 Giovedì calendario

RAPPRESENTANZA, PER I GIUSLAVORISTI RITOCCHI NECESSARI - È

certo che la declinazione del tema della rappresentanza nel nuovo contratto degli 86.200 lavoratori del gruppo Fiat sia la conclusione coerente di un percorso chiaro, avvenuto nell’ambito dell’articolo 19 dello Statuto dei lavori. È dubbio però, secondo i giuslavoristi, che nel lungo termine quella declinazione possa essere governabile, soprattutto nei siti dove le organizzazioni firmatarie e cioè Fim, Uilm, Fismic e Associazioni capi e quadri di Fiat non costituiscono la maggioranza. Il leader della Cgil Susanna Camusso ieri ha detto che questo accordo impone una revisione dell’articolo 19 che dopo il referendum del 1995 riserva l’accesso alla rappresentanza alle sigle firmatarie degli accordi e non più a quelle rappresentative a livello nazionale. Immediata la risposta del segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni: «Non si possono chiedere modifiche a la carte».
Il giuslavorista Arturo Maresca (Luiss), però, non esclude che la questione possa essere rimessa alla Corte Costituzionale che già si era espressa su questa materia nel 1996 definendo l’articolo 19 una norma costituzionalmente valida. All’epoca però «il problema non era porre fuori dalla rappresentanza in azienda una organizzazione sindacale come la Fiom, ma sindacati minori. Però, se oggi la Corte Costituzionale fosse messa di fronte al caso Fiom tornerà a definire la norma legittima oppure no?». Senza dimenticare che nel frattempo è intervenuta su Fiat la sentenza Ciocchetti secondo cui «la norma è legittima costituzionalmente ma sono antisindacali un accordo collettivo e un comportamento datoriale che hanno come risultato quello di escludere dal sistema di rappresentanza un sindacato che è il più numeroso dei metalmeccanici». Se anche la Corte Costituzionale dovesse esprimersi a favore della Fiom, però, «il risultato non sarebbe certo quello di rientrare nel sistema di relazioni sindacali del gruppo Fiat, ma quello di avere la possibilità di costituire una Rsa», osserva Maresca. Riccardo del Punta (Università di Firenze) richiama la storia sindacale e ricorda che «la modifica dell’articolo 19 aveva senso nella fase della contrattazione collettiva nazionale unitaria. Ma non può entrare in una fase di divisione sindacale perché è impensabile negare il diritto di rappresentanza che non dovrebbe essere legato solo alla firma del contratto. Il vero problema, poi, diventa quello di fare rispettare il contratto anche a chi non ha firmato.
Per Franco Carinci (Università di Bologna) è chiaro che «per il regime transitorio hanno titolo a contribuire alla formazione delle Rsa solo i sindacati che hanno firmato l’accordo». Ma non è chiaro «per il regime definitivo se possono partecipare anche liste alternative. Sarebbe importante sapere se a questo sistema proporzionale puro di cui parla l’allegato 6 dell’accordo Fiat sono ammesse tutte le liste in base a determinati requisiti oppure solo le liste delle firmatarie. Se si optasse per una competizione aperta l’esclusione della Fiom verrebbe riassorbita». Però Carinci aggiunge: «Secondo la storia di questo accordo si dovrebbe pensare in coerenza che possono presentarsi le liste solo le organizzazioni firmatarie». Anche perché sono quelle che si assumono l’obbligo del rispetto del contratto secondo la clausola di responsabilità. Per risolvere l’impasse «si potrebbe immaginare di legare la presenza di una lista di sigle non firmatarie purché queste si impegnino a rispettare l’accordo». Stefano Liebman (Bocconi) dice che «sarebbe auspicabile nel medio periodo trovare una soluzione che consenta al sindacato non firmatario o comunque a una lista indipendente di partecipare alle elezioni». Perché? Liebman solleva la questione «della governabilità delle aziende. Non si pensi tanto a Mirafiori o Pomigliano dove gli accordi hanno ottenuto la maggioranza al referendum, ma a tutta la galassia di aziende dove la Fiom è maggioritaria». Adesso «nell’ambito di una generale concertazione sulla riforma delle regole del mercato del lavoro servirebbe una iniziativa che cambi l’articolo 19 in modo da garantire l’accesso alla rappresentanza anche alle organizzazioni non firmatarie: la vittoria politica di Cisl e Uil sarebbe garantita, ma al tempo stesso si recupererebbe la rappresentanza della Fiom».
Roberto Pessi (Luiss) sostiene che «una crisi come questa possa essere superata solo con la concertazione. Non conviene a nessuno la rottura sindacale, ma se è evidente che i tre sindacati confederali riescono a trovare l’unità come ha dimostrato lo sciopero di lunedì, lo è anche che è difficile recuperare la frattura tra Fiat e Fiom. In questo contesto complessivo si dovrebbe riuscire a trovare un momento concertativo generale che trovi un meccanismo che consenta di riportare la Fiom ad essere rappresentata in azienda. Ma il recupero di una rappresentanza della Fiom deve avvenire in chiave concertativa». Una eventuale modifica dell’articolo 19 dall’alto, come ha chiesto Camusso, «non serve, significherebbe soltanto alimentare il conflitto. Ma una modifica che venisse da un tavolo ad ampio raggio potrebbe trovare spazio nell’agenda del Governo tra gli interventi in materia di lavoro».