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 2011  dicembre 15 Giovedì calendario

BIG TEDESCHI TRA ALTA LEVA E TAGLIO DEGLI IMPIEGHI

Ci risiamo. Per Commerzbank non è bastato il primo salvataggio pubblico. Già tre anni fa lo Stato tedesco dovette intervenire, tramite il Soffin, il fondo salva-banche che assicurò garanzie fino a 33 miliardi di euro sottoscrivendo tra l’altro il 25% del capitale. Banca semi-pubblica e ancora nel ciclone. Per l’Eba nella sua versione rivista e corretta mancano tuttora ancora 5,3 miliardi di capitale per assicurare tranquillità(!) alla seconda banca tedesca. Che tra l’altro non ha aspettato il test dell’autorità europea per mettere le mani avanti. Dieci giorni fa Commerzbank aveva dichiarato di voler procedere al riacquisto di titoli ibridi per almeno 600 milioni, programma poi esteso a 1,2 miliardi. Il tutto con un unico scopo: rafforzare la dotazione patrimoniale. E che la situazione non volga al meglio lo dice anche la decisione rivelata ieri da parte della banca di annullare tutti i festeggiamenti natalizi. Nota di colore, ma che la dice lunga sul clima assai poco sereno che si respira in casa Commerz.
Del resto, nonostante il salvataggio del 2008, le cose non hanno funzionato a dovere. La banca ha già ricapitalizzato nella prima parte del 2011 per la bellezza di 11,6 miliardi di euro. Una cifra impressionante visto che vale più dell’attuale capitalizzazione di Borsa e metà dell’intero patrimonio netto. Tanto per dare un’idea è come se una delle due grandi banche italiane chiedesse domani al mercato denaro per oltre 25 miliardi di euro. Quel denaro però non è servito a rafforzare la banca, ma semplicemente a restituire le garanzie prestate dallo Stato tedesco. Va detto che ci sono voluti ben due lunghi anni perché Commerz uscisse dalla nebbia. Basti ricordare che solo nel 2009, nonostante la mano tesa dello Stato, la banca cumulò perdite per 4,5 miliardi. Il ritorno all’utile è storia recente, con profitti per 1,4 miliardi nel 2010. Ma poi ecco l’effetto Grecia con quella svalutazione per 800 milioni nell’ultimo trimestre che ha fatto chiudere con una nuova perdita per 300 milioni.
Ma la Grecia è solo un incidente di percorso. Come ha fatto la banca aiutata dalla Merkel a restare in piedi? Semplice. Attuando un gigantesco dimagrimento. Secondo l’analisi dell’ufficio studi di Mediobanca, Commerz ha diminuito le attività di un buon 40%. E tra questi gli impieghi alla clientela, cioè prestiti a famiglie e imprese sono calati dal 2008 del 33 per cento. Un terzo in meno, una cifra che vale la bellezza di 200 miliardi di euro. Fosse capitato in Italia si sarebbe gridato allo scandalo. Togliere 200 miliardi di impieghi all’economia reale vuol dire soffocare la crescita. La banca sopravvive a costo però di un gigantesco credit crunch. E poi quella sopravvivenza è più formale che reale. La banca tuttora ha capitale per soli 25 miliardi su un bilancio di 683 miliardi dopo la cura dimagrante. La leva continua a essere esageratamente alta ben sopra la media delle banche italiane. E quel Tier 1 poco sopra il 10% si regge sul fatto che le attività a rischio sono tenute basse a soli 240 miliardi, appena un terzo dell’intero bilancio. Se solo Commerz si comportasse come una banca italiana che ha in media il 50% degli attivi a rischio, il capitale necessario non sarebbero i 5,3 miliardi chiesti dall’Eba, ma almeno due volte tanto. Ancora una volta emerge la discrasia tra la grande finanza del Nord e del Sud d’Europa che l’Eba continua a misconoscere.