Isabella Bufacchi, Il Sole 24 Ore 15/12/2011, 15 dicembre 2011
QUEL FOSSATO CHE DIVIDE ROMA DA BERLINO
La crisi del debito sovrano europeo sta provocando qualche mal di testa in più del solito alla Germania ma in contropartita lo Stato tedesco riesce a finanziarsi a tassi estremamente convenienti. Ieri per esempio ha ottenuto un prestito a due anni da 4,18 miliardi pagando lo 0,29 per cento: l’onere degli interessi su questo debito ammonta a circa 12 milioni di euro l’anno.
Diverso il caso dell’Italia, che più di ogni altro Stato dell’Eurozona in questo momento paga lo scotto della crisi del debito sovrano europeo. Portogallo, Irlanda e Grecia sono coperti dall’ombrello del programma Ue-Fmi, sono assistiti finanziariamente con un costo della raccolta artificiale attorno al 5 per cento. La Spagna è stata contagiata dalla crisi ma riesce ancora a mantenersi al di sotto del 6 per cento. L’Italia invece ieri ha collocato 3 miliardi di BTp a cinque anni al 6,47%: questo significa che l’onere annuale degli interessi è pari a circa 194 milioni.
Se questo vantaggio per la Germania e svantaggio per l’Italia - che ha caratterizzato soprattutto la seconda metà del 2011 - dovesse rimanere inalterato sul costo della raccolta dei due Stati nel 2012, si moltiplicherebbe per i 440 miliardi di titoli che il Tesoro italiano dovrà collocare tra BoT, BTp, CcT e CTz. Ceteris paribus, nel caso in cui la Bce dovesse continuare ad acquistare solo alcune tipologie di titoli italiani sul secondario (prevalentemente BTp), il Tesoro potrebbe essere costretto a pagare un sovrapprezzo - come è avvenuto quest’anno - sui titoli fuori dal mirino dell’Eurosistema: i BTp indicizzati all’inflazione, i CTz, qualche CcT.