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 2011  dicembre 15 Giovedì calendario

Ma quale «acqua e sapone» è solo retorica della sobrietà - In tempi di austerity l’ultimo diktat estetico sarebbe quel­lo del felice ritorno all’ac­qua e sapone

Ma quale «acqua e sapone» è solo retorica della sobrietà - In tempi di austerity l’ultimo diktat estetico sarebbe quel­lo del felice ritorno all’ac­qua e sapone. Insomma, se i par­lamentari si rifiutano di tagliarsi gli stipendi, ci pensano le belle e famo­se a dare il buon esem­pio, buttan­do via il beau­ty­case e invi­tando a mo­strare la loro pelle al natu­rale, e cioè «via il fard, il rossetto e la cipria e, ma­gari, anche senza la pie­ga fresca di parrucchie­re », via tutto. Quasi un pensiero sessantottino ma fotografate su Chi , democratiche come un ses­santanove o una joie de vivre di Matisse ma caste e vestite. Per cui in definitiva si limitano a po­sare struccate. Ci sono Satta e Santarelli, ma girano anche foto della Marcuzzi, la Caracciolo, la Canalis, la Cortellesi, mica piz­za e fichi. Non è che sia proprio una novi­tà, l’acqua e sapone è un déjà vu ciclico, negli anni Ottanta era un film di Carlo Verdone sull’in­tramontabile feticismo per la te­en- ager, mentre negli anni No­vanta comparirono i gel con la scritta «out of bed» per pettinar­ti come se fossi spettinato, pri­ma che arrivassero i pantaloni sdruciti finto-consumati, gli ar­redamenti finto-poveri, l’uovo di Fabergé sopra il tavolo Ikea. Tuttavia, adesso che a tutti so­no imposti i sacrifici, ecco che l’acqua e sapone si presenta co­me una necessità estetica per da­re a vedere di avere un’etica, la presentabilità somatica di un plusvalore radicalchic, che vo­lendo si intona anche a un pen­siero ecologista, quasi di sini­stra. Come il mangiare al chilo­metro zero o il curarsi con la me­dicina alternativa o liberare le energie nel proprio corpo o an­dare alla ricerca di isole deserte in Grecia o appoggiare le pale eo­liche, la solita storia dell’incon­taminato applicata al maquilla­ge. Struccate e essenziali come un Mac Book Air, leggere come un’iCloud. E allora, perdonatemi, ma bi­sogna contrastarle, le gentili si­gnorine, e insinuare il dubbio che dietro il non trucco ci sia il trucco. Stringi stringi è l’eterno feticismo di Lolita che ritorna, come le depilazioni inguinali in­tegrali non solo nei porno ma ovunque nella vita. Senza conta­re che qui sono le quarantenni che si atteggiano a ventenni per fare le splendide e le solidali, le libere e belle e ecosostenibili. Guardandosi bene dal promuo­vere labbra non fillate e prime di reggiseno, perché ormai quel che è rifatto è fatto. No, non possiamo lasciarci in­finocchiare, anche perché loro mica ci stanno facilmente, con noi maschi comuni mortali non ricchi e non calciatori, e saran­no acqua e sapone ma restano inavvicinabili, non è che si con­cedono a una passeggiata mano nella mano per spirito democra­tico, per deontologia naturale verso i desideri di massa. Inoltre, soprattutto dal punto di vista femminile, non saranno delle stronze? Perché alla fine, analizzando il problema, dico­no così solo perché sono delle gran fighe. Ma le non belle, le brutte, i cessi veri e propri, che devono stare tre ore in bagno per rendersi presentabili, con la nuova tendenza dell’acqua e sa­pone cosa fanno, si ammazzano? Tu, cara mia, non ti trucchi per­ché ti costa poco non farlo, per­ché tanto la differenza è tra esse­re bella e truccata o bella e struc­cata, tra essere più o meno bella ma sempre bella, e non è che se la Canalis si strucca diventa Ro­sy Bindi, qui è come Monti che ri­nuncia allo stipendio di Mini­stro, è l’ennesimo espediente narcisista per salvare la faccia e apparire migliori. Siccome poi, volendo spaccare il capello spet­tinato in quattro, vorrei proprio vedere quante ore di trucco ci vo­gliono, per mostrarsi così acqua e sapone.