Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 15 Giovedì calendario

Con il balzello sui libretti postali mani in tasca ad anziani e bambini - Le Poste dovranno ristam­pare brochure e correggere le in­formazioni sul sito internet dove si lodano le virtù del libretto, «esente da imposta di bollo e sog­getti esclusivamente agli oneri di natura fiscale»

Con il balzello sui libretti postali mani in tasca ad anziani e bambini - Le Poste dovranno ristam­pare brochure e correggere le in­formazioni sul sito internet dove si lodano le virtù del libretto, «esente da imposta di bollo e sog­getti esclusivamente agli oneri di natura fiscale». Perché tra le mo­difiche alla manovra approvate in commissione c’è né una,passa­ta un po’ in sordina, che rischia di diventare una delle misure-insie­me all’Imu sulla prima casa - che coinvolge più italiani: la tassa sui libretti di risparmio postali. È presentato come un riordino di tutta la disciplina, ma tra gli «at­ti soggetti all’imposta», l’emen­damento specifica che ci sono «gli estratti di conto corrente po­stale e rendiconti dei libretti an­che postali, per ogni esemplare con periodicità annuale». Visto che generalmente con il libretto non si ricevono comunicazioni, l’emendamento precisa che «l’estratto conto o il rendiconto si considerano in ogni caso inviati almeno una volta nel corso del­l’anno » anche quando «non sus­siste un obbligo di invio o di reda­zione ». L’importo è identico a quello dei conti correnti: 34,20 eu­ro se il libretto è intestato a una persona fisica, 100 euro all’anno negli altri casi. E, anche in questo caso, vale l’esenzione per chi ha meno di 5.000 euro depositati. Ancora non si sa quando potrà entrare alle casse dello Stato dal­la promozione del libretto a stru­mento finanziario a tutti gli effet­ti, ma non sarà poco, visto il gra­do penetrazione del risparmio postale. In tutto i libretti sono 25 ,3 milioni. Un italiano su tre, compresi i bambini, ne ha uno. Va precisato che molti dei libretti contengono cifre modeste e che nei 25 milioni ci sono anche i li­bretti «al portatore», non soggetti alla nuova tassa perché non ci si possono depositare più di mille euro. Forma di risparmio, quella al portatore, destinata a tramonta­re, anche grazie ad un altro emen­damento del governo che ha po­sticipato a marzo l’obbligo di estinguere quelli con importo pa­ri o superiore a mille euro, ma ha anche inasprito la sanzione per le violazioni che riguardano quel­l­i con saldo pari o superiore a 3 mi­la euro. Gli toccherà pagare una multa pari all’importo del libret­to stesso. Una passione antica, quella tra gli italiani e il libretto di rispar­mio postale. E non conosce crisi, come dimostrano i dati diffusi ie­ri da Bankitalia: nel 2010 la quota di ricchezza detenuta in titoli pubblici italiani e in azioni e par­tecipazioni si è ridotta di quasi l’1%sul 2009,mentre il risparmio postale è salito dello 0,4%. La cre­scita dei soli libretti postali, è di circa il 2% all’anno. «È la ragione è semplice - spiega Carlo Rienzi, presidente del Codacons- gli ita­liani cercano un rifugio, un’alter­nativa alle commissioni delle banche troppo alte e alle incertez­ze della crisi». Quindi è sbagliato tassare an­che i libretti? Per il leader dell’As­sociazione dei consumatori no. «Il governo ha fatto bene. La situa­zione inversa, cioè se si conti­nuasse a non prevedere l’impo­sta di bollo sui libretti, sarebbe in­vece un aiuto illegittimo di stato. Un favoritismo ad uno degli inter­mediari finanziari, perché oggi le Poste sono banche a tutti gli effet­ti ». Agli italiani non resta che abi­tuarsi alla nuova situazione.