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 2011  dicembre 15 Giovedì calendario

Mentana: lascio il Tg. E La7 crolla in Borsa - Luna di fiele. Alzati per giorni e giorni i calici e gli indici di ascolto di un notiziario che, prima del suo arrivo, era semiclandestino, ora l’idillio sembra essersi: Enrico Mentana ha infatti annunciato ieri le sue dimissioni da direttore del Tg di La7 anche se in tarda serata si è aperta una piccola schiarita: «Le nubi si diradano- ha detto- la notte porta consiglio ma penso che par­te delle ruggini sono state elimina­te »

Mentana: lascio il Tg. E La7 crolla in Borsa - Luna di fiele. Alzati per giorni e giorni i calici e gli indici di ascolto di un notiziario che, prima del suo arrivo, era semiclandestino, ora l’idillio sembra essersi: Enrico Mentana ha infatti annunciato ieri le sue dimissioni da direttore del Tg di La7 anche se in tarda serata si è aperta una piccola schiarita: «Le nubi si diradano- ha detto- la notte porta consiglio ma penso che par­te delle ruggini sono state elimina­te ». Si vedrà. La decisione del po­meriggio in linea con lo stile di Mi­­traglietta ( si era dimesso nel giro di mezz’ora da Mediaset il 9 febbraio del 2009, dopo 13 anni di Tg5 e 400 puntate di Matrix, per «una scelta di coerenza sul caso Englaro») che non ha affatto gradito la denuncia percomportamentoanti-sindaca­le che il suo c­dr gli aveva scaraven­tato addosso in tandem con l’asso­ciazione stampa romana. Motivo? Non aver voluto leggere, nel corso del tg, il comunicato della Fnsi di solidarietà con lo sciopero di Cgil, Cisl, Uil e Ugl contro la manovra. La Federazione della stampa non può comportarsi come quelle aziende che pretendono la pubbli­cazione dei loro comunicati. Fac­cio il giornalista e do notizie, non leggo comunicati», aveva puntua­lizzato Mentana, respingendo al mittente il comunicato. Ma ieri la rabbia e la delusione sono esplose. «Ma vi pare possibile che dopo un anno e mezzo di lavoro uno debba essere denunciato alla magistratu­ra per non aver voluto leggere un comunicato sindacale che non c’entrava niente con lenotizie del­la giornata? - si è sfogato Mentana sulla propria pagina Facebook ­martedì pomeriggio ho appreso dalle agenzie di essere stato denun­ciato alla magistratura ordinaria dal mio cdr. Ho atteso 24 ore per ve­rificare eventuali ravvedimenti, che non ci sono stati. Essendo im­pensabile continuare a lavorare anche solo per un giorno con chi mi ha denunciato, rassegno da su­bito le dimissioni dalla direzione del Tg La7». Parole chiare. Che il giornalista ha ribadito pari pari in diretta con un intervento che ha preceduto l’edizione delle 20 del Tg La7, che lui ha comunque con­dotto. Ma quando le agenzie han­no cominciato a battere la notizia delle dimissioni è andata in onda la solidarietà, la dietrologia e an­che, inevitabilmente, la confusio­ne. Il comitato di redazione de La7 ha innestato una precipitosa retro­marcia smentendo, dopo un’as­semblea, di aver mai denunciato il direttore, ribaltando la responsabi­lità­di questo gesto sul sindacato ro­mano dei giornalisti e affrettando­si a rendere note «stima e apprezza­mento per lo straordinario lavoro che Mentana sta svolgendo con la redazione»Risultato?questa tardi­va resipiscenza del Cdr ha fatto in­furiare ancora di più Mentana: «Se per caso questa cosa fosse stata un’iniziativa unilaterale di Stam­pa Romana ci sarebbe stato tutto il tempo, cioè quasi 24 ore, per sotto­linearlo. E invece questo non è ac­caduto ». E se Franco Siddi segreta­rio della Fnsi, ha definito quello di Mentana «un gesto iperbolico», «una steccata incomprensibile», «una bombetta che non può essere buttata contro il sindacato» è an­che vero che Mentana ha incassa­to immediatamente la solidarietà di Giuliano Ferrara («adesso il sin­dacato gli chieda scusa»), di Vitto­rio Feltri («ha pienamente ragio­ne ») di Gad Lerner («la denuncia del sindacato contro di lui è una sproporzione»). In ogni caso un ri­sultato immediato, le dimissioni annunciate da Mentana, lo hanno portato: Ti Media, la società che controlla La7, ieri è rovinosamen­te crollata in Borsa. Il titolo, che ha perso fino al 6,59% con la notizia dell’addio, ha chiuso in calo del 3,74% a 0,16 euro. Più che indici d’ascolto quindi, pollice verso. Gabriele Villa +++ Rete nel panico, i suoi gli chiedono di restare - Ieri doveva essere una giornata di festa, con la tra­dizionale cena natalizia allietata dalla splendida sta­gione de La7 e dagli strepitosi risultati Auditel del Tg. E, invece, a metà pomeriggio non un fulmine, ma un uragano si è abbattuto sulla rete Telecom. Le dimissio­ni di Mentana, che ha salvato un telegiornale sull’orlo del fallimento, hanno gettato nel panico dirigenti, di­pendenti e soprattutto la redazione. I giornalisti si so­no riuniti subito in un’assemblea infuocata, dove so­no volati gli stracci. In molti inferociti contro il pastic­cio creato dal Cdr (il sindacato interno) che ha prima aderito alla denuncia del sindacato romano contro Mentana per comportamento antisindacale e poi ha ritratto la mano. Da tempo,anzi fin dall’insediamen­to, i rapporti tra direttore e Cdr sono stati difficili: da una parte c’era una redazione in forte sofferenza per lo stato di crisi, la riduzione degli stipendi e la cassa in­tegrazione, dall’altra un direttore che cercava di aiu­tarli ma non dava retta a posizioni retrograde o forma­li. Comunque,pochi minuti prima che iniziasse l’edi­zionedelle20, l’assembleahachiestoaldirettoredire­stare e ha praticamente sconfessato l’Associazione stampa romana. Un bel groviglio, difficile da sciogliere anche se in tarda serata la situazione è sembrata rasserenarsi: «Le nubi si stanno diradando- ha detto Mentana- la maggior parta delle ruggini sono state eliminate. E la notte porterà consiglio».Un bello spiraglio e un sospi­ro di sollievo per la redazione. Resta il fatto che se la questione non verrà ricomposta il Tg perderà l’artefi­ce del suo successo ( lo share veleggia attorno al 10 per cento contro il 2,5 della gestione precedente) e, molto probabilmente, si sgonfierà come un soufflé. In ogni caso, a molti, dentro e fuori La7, la reazione di Menta­na è parsa spropositata. Perché lui normalmente fa­rebbe spallucce di fronte a una denuncia o a una ri­chiesta sindacale: da Mediaset se ne andò dopo scon­­tri decisamente più forti. Dunque che cosa frulla nella mente del direttore?Ieri le illazioni si sprecavano:c’è chi sosteneva che sarebbe pronto a sbarcare sulla pol­trona del Tg1, da cui è appena stato allontanato Min­zolini (ma Chicco alla fine del notiziario delle 20 ha smentito dicendo che nel caso se ne andasse sarebbe più interessato a «un progetto stile Santoro, fuori dai circuiti tradizionali»); c’è chi pensa più maliziosa­mente a un tentativo di rilancio interno (tradotto in parole povere,un aumento di stipendio)e c’è chi pro­va a fare ragionamenti più sofisticati: cambiando il pa­norama televisivo, il direttore si sfilerebbe nel massi­mo del suo fulgore. Di certo, Chicco ha messo in atto una prova di forza: o la redazione sta completamente con lui, oppure lascia il campo. In questo caso, molto improbabile, già si pensa a chi potrebbe sostituirlo: frullano i nomi (interni a La7) di Gad Lerner, Lilli Gru­ber, Corrado Formigli. Ma per ora sono solo fantasie. Laura Rio