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 2011  dicembre 14 Mercoledì calendario

La madre di tutte le tangenti fa tremare i falsi puri del Pd - Il caso Penati sembra uno di quegli incubi che ti crollano addosso vent’anni dopo

La madre di tutte le tangenti fa tremare i falsi puri del Pd - Il caso Penati sembra uno di quegli incubi che ti crollano addosso vent’anni dopo.È il fantasma di Greganti, il compagno G. che salvò con il suo silenzio l’allora Pds dai gor­ghi di Tangentopoli. È la maschera che ca­de, il velo che si strappa,è l’ennesimo sfre­gio alla leggenda del partito diverso, etica­mente superiore, un calcio alla storia della questione morale. È il Pd che rischia di per­dere la leadership della sinistra, perché se le ipotesi dei pm di Monza sono vere, Vendola e Di Pietro banchet­t­eranno su questa presunta tangente da 1,4 mi­lioni di euro. Un milione e quattrocentomila euro sono una cifra enorme. Secondo l’accusa è quanto l’ex sindaco di Sesto San Giovanni, l’ex presi­dente della provincia di Milano, avrebbe rice­vuto per la campagna elettorale alle regionali. È una mega tangente che apre una voragine non solo giudiziaria ma anche politica. Mani pulite in fondo è cominciata con Mario Chiesa trovato con una bustarella di sette milioni di li­re. Ma il «mariuolo» socialista era un pesce pic­colo, quella di Penati è tutta un’altra storia.Pe­nati è l’uomo forte del Pd in Lombardia, un big del partito, uno degli alfieri di Bersani, un uo­mo su cui la sinistra ha scommesso a lungo. Non è facile dimenticarlo e neppure è sempli­ce scommettere sul suo silenzio. Penati è inno­cente fino a quando non sarà condannato in tutti i gradi di giudizio, ma ha già fatto capire che non si sente a suo agio nel ruolo di agnello sacrificale e neppure vuole addossare su di sé tutti i peccati del Pd. Questo gli uomini del Bot­tegone lo sanno bene e hanno paura. Penati non assomiglia al Compagno G. E poi la storia non si ripete sempre allo stesso modo. Il percorso giudiziario chiaramente è anco­ra lungo. La Procura deve dimostrare che quei milioni di euro siano tutti o in parte illeciti. De­vono chiarire se Penati ha pensato solo al suo portafoglio o quei soldi sono serviti a finanzia­re il partito. Un milione e quattrocentomila eu­ro sono così tanti da far pensare che non lavo­rasse per sé. Sospetti, per ora. Il guaio per Ber­sani è che i tempi della politica sono bastardi e la gestione del caso Penati arriva in un momen­to difficile. La vecchia guardia del Pd viene da decenni di sconfitte, nuovi leader come Renzi lavorano ogni giorno per rottamare i vari D’Ale­ma, Veltroni, Bindi, Bersani, il sostegno al go­verno Monti rischia di avere un prezzo politico molto alto, visto che il mondo bocconiano non fa esattamente parte dell’immaginario del po­polo di sinistra. Il Pd davanti ai suoi elettori ha un’identità confusa.Finora galleggiava facen­dosi schermo con l’antiberlusconismo, una sorta di coperta di Linus che mascherava pau­re e metamorfosi. Non basta più. Il Pd è nudo e appare per quello che è. È un partito che sogna la banca, che si barca­mena tra gli interessi del sindacato e quelli del­la Confindustria, che da anni e anni è entrato nei salotti buoni di affari e finanza, ma non ha il coraggio o la forza di liberarsi delle vecchie pa­role­d’ordine e del fantasma novecentesco del­l’operaio massa. È un partito che quando in­dossa la tuta blu fa ridere, come fosse un vesti­to di carnevale, e quando va in giro in doppio petto si vergogna, perché sa che la «diversità culturale» è un bluff. Il caso Penati è un piatto ghiotto per i suoi al­leati. Non è facile fare il garantista, o il giustizia­­lista, a targhe alterne quando come compagno di strada hai Di Pietro, che sulle mani pulite ha costruito una carriera, politica. Bersani ha do­vuto cacciare il suo scudiero per eliminare ogni sospetto, ma è una mossa che non lo met­te al riparo dalle campagne giacobine di tutti quelli che sognano di scalzare il suo partito dal trono della sinistra. I rapporti di forza non sa­ranno mai più gli stessi. In tutto questo resta an­cora da capire quanto sia lunga e pesante l’om­bra della Tangentopoli dalla quale il vecchio Pds fu salvato. Il rischio è che Penati sia la ven­detta del passato. Il Pd non ha mai fatto sul se­rio i conti con la sua «questione morale». Ha preferito barricarsi nei luoghi comuni. Dopo vent’anni il tempo sta per scadere.La masche­ra è andata in frantumi. Salvatore Tramontano