Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  dicembre 15 Giovedì calendario

IL RAZZISMO BRANDITO A SPROPOSITO


Nel giornalismo nostrano uno più uno fa quattro: se si succedono due episodi a sfondo xenofobo, ergo, scatta immediatamente la focalizzazione del trend, del filone, del refolo che si è fatto tornado: questo anche se non ci fosse necessariamente nessun trend, nessun filone, nessun refolo che si è fatto tornado. I due episodi ovviamente sono il duplice omicidio di due senegalesi da parte del suicida Gianluca Casseri (definito «di destra» prima ancora che pazzo e in cura da anni) e poi il caso della ragazza torinese che si è inventata lo stupro di due rom e ha favorito un raid punitivo nel vicino campo nomadi.
I tentativi di cogliere nei due episodi un qualche spirito del tempo sono stati declinati in vari modi e in vari commenti: qualcuno ha additato un consueto e pericoloso rigurgito di destra, altri hanno cercato di intercettarvi un trend europeo e hanno tirato in ballo Breivik, lo stragista di Oslo, altri ancora hanno paventato virus sociali potenzialmente contagiosi, un importante esponente del Pd ha detto che i fatti di Firenze «sono frutto di un clima di intolleranza alimentato in questi anni», e non pochi, ancora, hanno cercato un nesso – testuale – «tra la crisi del debito europeo, l’impotenza dei summit malinconici e la strage dei due senegalesi». Un’emittente privata ha invitato lo scrivente a un talkshow così sintetizzato: «La crisi crea i pazzi». E se nessuno ha tirato in ballo direttamente Berlusconi è solo perché si è dimesso: il che, a pensarci, è una sciocchezza in qualsiasi caso.
Nel sintetizzare queste tesi siamo stati volutamente generici perché non vogliamo ridicolizzarne nessuna, anche se in qualche caso verrebbe facile; vorremmo limitarci a dire – sobriamente, of course – che le probabilità che i due episodi non significhino assolutamente nulla hanno la stessa dignità statistica di tutte le altre tesi, messe così le cose. Il che non significa che è quello che pensiamo, e che cinicamente, da cinici e reazionari, siamo qui che facciamo spallucce per concludere tipicamente che non succede mai niente, che tutto è sempre un refolo e mai un tornado. Il punto non è questo. Il punto è che non avere certezze è diventato un disvalore. Devi sempre avere una tesi a pronto uso: ebbene, colpo di scena, non ce l’abbiamo. Lo stragista di Firenze era un folle che prendeva psicofarmaci da una vita, la ragazzetta di Torino è una mitomane che sconfina nel cretinismo: il contesto disegnatelo voi.
Ciò detto, due postille che lo scrivente scolpisce volentieri nella pietra. La prima è questa: lo stragista di Firenze era iscritto all’associazione Casapound, scioccamente subito ascritta alla galassia della destra estrema: ma è una sciocchezza. Di campagne xenofobe contro gli immigrati, Casapound, non ne ha mai fatte, e neanche non xenofobe. Se considerate che tra le battaglie di Casapound ce ne sono contro la riforma Gelmini, per il diritto alla casa, contro Equitalia e persino contro il Grande Fratello, vi renderete conto che separare l’universo di Casapound dalla sterminata galassia dei centri sociali (altrettanto sbrigativamente definiti «di sinistra») è piuttosto difficile perché non stiamo parlando di Forza Nuova, e neppure di quelle frange istituzionali – talvolta di governo – che alle manifestazioni contro gli immigrati ci vanno eccome.
Seconda postilla. Se i vari mitomani o assassini inventano sempre lo stupro o l’affrazione a opera di un rom o di un romeno (eccetera) non è solo perché sono dei razzisti o perché pescano nel torbido della xenofobia: ma perché, purtroppo, in questo modo risultano più credibili. E non risultano più credibili puntando sull’intolleranza arcaica e popolare, non gliene frega niente di questo: risultano più credibili perché Rom e romeni (eccetera) commettono percentualmente più reati degli italiani e delle altre etnie immigrate. Personalmente credo che in Italia un problema razzismo esista eccome, anche se riguarda sostanzialmente soltanto i rom. Ne parleremo un’altra volta. Ma non c’è un problema razzismo perché ci sono gli immigrati, c’è un problema immigrati e allora c’è razzismo.

Filippo Facci