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 2011  dicembre 14 Mercoledì calendario

PEGGIO DELLA POLITICA C’È SOLO L’ANTIPOLITICA

Ma se distruggiamo la politica, cosa resta a noi cittadini per contare qualcosa? Chi rappre­senterà gli interessi generali e perfino i valori di parte o condivisi? Tira una brutta aria nel nostro Paese, che nasce da cau­se s­acrosante ma rischia di produrre effetti di­sastrosi. C’è voglia di far fuori la politica inte­ra, stoccata all’ingrosso, da destra a sinistra. C’è disprezzo per la Casta, i privilegi a cui si è avvinghiata, il suo attaccamento alle poltro­ne, l’incapacità di ridurre costi, numeri, per­sonale. È un disprezzo sacrosanto, ma ri­schia di sfociare in un rifiuto della politica e della democrazia. E dopo cosa c’è, chi viene dopo i politici? I tecni­ci, i professori, i colonnelli? E per­ché dovrebbero essere migliori dei precedenti, più disinteressa­ti e più capaci di capire gli interessi generali e non solo quelli del loro settore di competen­za, di provenienza e di dipendenza? In questo brutto interregno che ci trovia­mo a vivere, sotto i bombardamenti delle Bor­se, mi capita a giorni alterni di dover criticare gli abusi, le sordità e le miserie della Casta e poi di dover deprecare la pulsione popolici­da dei tecnici. L’uno diventa l’alibi dell’altro. Sappiamo che la politica si è arresa alla ban­ca, la democrazia alla Borsa, e si è fatta com­missariare; ma sappiamo pure che i tecnici arrivano dopo il fallimento della politica, a causa della loro pochezza unita a livore. Ed è per questo che ho personalmente accettato, con rabbia e insieme rassegnazione,l’avven­to temporaneo dei tecnici, per evitare crolli e assalti all’Italia e per dare il tempo alla politi­ca di rigenerarsi. I tecnici hanno un compito difficile ma solo loro, si diceva, possono far­lo: colpire i privilegi, tagliare i costi della poli­tica, assumere provvedimenti impopolari. In realtà, non è così. Con la politica sono im­potenti perché i tagli non saranno mai approvati dal Parlamento. Dei poteri eco­nomici sono succubi, se non ad­dirittura emanazione e dunque non possono colpire le loro fran­chigie e i loro privilegi. Dunque, la loro missione è ridotta solo al punto C: picchiare sulla gente. Tanto, come dice Monti, noi non dobbiamo cercare il loro voto.
Ma con la politica si sta facen­do una cosa più sporca. Non ta­gliano nessuno dei costi della Ca­sta; in compenso, lasciandoli ap­pesi ai loro soldi ma senza co­mando del Paese, tagliano la cre­dibilità e le gambe alla politica. Qualcuno dei politici pensa di so­pravvivere sulle spalle dei tecni­ci. Ma se oggi c’è un rischio di«in­voluzione » democratica, come si ripete spesso a sproposito, se c’è il rischio di una deriva oligar­chica, beh, quel rischio non pro­vi­ene da destra e nemmeno da si­nistra, come non proveniva da Berlusconi. Ma è il rischio della tecnocrazia senza democrazia. I governi commissariati dalle ban­che, l’alta finanza, i circoli inter­nazionali, le agenzie di rating, la Goldman Sachs: sono loro a deci­dere e a menare le danze. È un pe­ricolo da non sottovalutare.
Allora io insisto: ricostruiamo la politica, rifondiamola, ripar­tiamo da lì. Non vogliamo una politica piccina, di piccolo cabo­taggio e piccole competenze. Vo­gliamo una politica grande, lun­gimirante, in grado di rappresen­tare gli interessi popolari. Una politica ambiziosa, appassiona­ta, ma non per finta. E allora i ta­gli che vogliamo con tutto il cuo­re- dimezzare il numero dei par­lamentari e dei consessi regiona­li, dimezzare insomma i costi del­la politica locale e nazionale- de­vono essere fatti sì per dare il buon esempio, e per non far pa­gare solo i cittadini, e per rispar­miare soldi pubblici. Ma devono essere compiuti anche per una ragione essenziale: per salvare la politica, restituirle la sua legit­timità, la sua credibilità. Dun­que tagli non per rimpicciolire la politica ma per ingrandirla. Per­ciò io dico, cari lettori e cittadini tutti, di ogni versante politico, che dobbiamo chiedere i tagli non per tagliare la politica ma per farla crescere in altezza anzi­ché in larghezza e obesità. Non per rimpicciolire la politica ma per ingrandirla. Abbiamo biso­gno della politica, e dobbiamo ri­salire la china da zero, sceglien­do tra chi è zero o sottozero e chi ha un barlume di qualità. E pas­so dopo passo, ricostruire la cre­dibilità di chi guida il Paese. Ai tecnici restituiamo ruoli esecuti­vi, la direzione del Paese va a chi si occupa di italiani, prima che di contribuenti, perché loro lo hanno eletto. Quando passerà la burrasca, riprendiamo per esem­pio a pensare una repubblica presidenziale, ma vera, eletta dal popolo, decisionista e re­sponsabile, senza presidenziali­smi occulti. Che la politica torni alla luce del sole; dove le teste di burro, come è noto, si squaglia­no.