MARCO ZATTERIN, La Stampa 15/12/2011, 15 dicembre 2011
Che cos’è la Tobin Tax? - L’Italia cambia rotta sulla Tobin Tax, ha annunciato il presidente del Consiglio Mario Monti
Che cos’è la Tobin Tax? - L’Italia cambia rotta sulla Tobin Tax, ha annunciato il presidente del Consiglio Mario Monti. Il governo guarda con favore al prelievo sulle transazioni finanziarie, un mezzo - ha spiegato il premier - per arrivare a una riduzione delle imposte sulle famiglie. Di cosa si tratta? «E’ un tributo in stile Robin Hood. Nell’accezione più comune punta a colpire in modo leggero le transazioni finanziarie con due obiettivi: stabilizzare i loro flussi e favorire un gettito alternativo per le casse pubbliche. In pratica è pensata per togliere ai ricchi e dare a chi a meno». A cosa deve il suo nome? «A James Tobin, l’economista americano (1918-2002) che vinse il premio Nobel nel 1981. Fu il primo a lanciare, nel 1972, l’idea di una tassa sui movimenti di capitale, lo fece nel corso di una conferenza a Princeton. Disse che poteva essere dell’0,5%, ma sottolineò che era una misura puramente discrezionale». C’è qualche Paese che ha adottato questa imposta? «Gli svedesi ci hanno provato nel 1984, con un prelievo dello 0,5% applicato a a tutti gli acquisti di titoli azionari e alle stock option. L’imposta venne poi raddoppiata nel 1986 e allargata sino a comprendere le obbligazioni. Il gettito fu alla fine piuttosto scarso, anche per la massiccia fuga degli operatori dal Paese. E’ stata abolita nel 1992». Vuol dire che non funziona? «E’ evidente che una Tobin Tax in un solo Paese è destinata a rivelarsi fallimentare. Può avere effetto solo se sostenuta a livello internazionale o da una pesante massa critica di Stati rilevanti dal punto di vista finanziario: secondo gli ultimi dati, a livello globale garantirebbe un gettito di 57 miliardi». Qualcun altro ha provato? «A fine 2001 l’assemblea francese ha approvato un’imposta sulle transazioni che nel marzo successivo è stata bocciata dal Senato. Nel 2004 il parlamento belga ha votato una norma che farà entrare automaticamente il vigore la Tobin se essa sarà adottata a livello globale; era un segno di buona volontà. Nel 2005, quando era presidente di turno Ue, l’Austria ha invitato i partner a procedere su questa strada e la Commissione Ue ha rifiutato l’idea. Poi ha cambiato idea. Traendo la lezione della crisi, in ottobre ha messo sul tavolo una proposta per la Tobin Tax». Cos’è successo? «Il responsabile Ue per i mercati finanziari, Michel Barnier, ha detto che si tratta di un provvedimento "eticamente giusto, tecnicamente fattibile, economicamente sostenibile". Voleva farla pagare alle banche, le responsabili in buona parte della crisi finanziaria - e di quella dei debiti sovrani - ricapitalizzate con 4,6 trilioni pagati dai contribuenti. Bruxelles ritiene ancora oggi che sia un passo necessario per riequilibrare la situazione e avere risorse da mettere nel conto dello sviluppo. Togliere ai ricchi per dare ai poveri, come si diceva prima». Obiettivo possibile? «Obiettivo difficile. Aiuta che l’Europarlamento abbia gettato il cuore oltre l’ostacolo votando, in marzo, una risoluzione con cui ha chiesto una Tobin Tax globale o, qualora questo si rivelasse impossibile, «anche a livello solamente europeo». Era la prima concretizzazione del comunicato con cui, nel dicembre 2009, i leader dell’Eurozona erano riusciti per la prima volta a spingersi sino a auspicare un dibattito sull’imposta, col pressing del britannico Brown e del francese Sarkozy sostenuto dalla tedesca Merkel. «E’ giusto che siano i ricchi a pagare», ha cominciato a ripetere il presidente della Commissione José Manuel Barroso». Chi si oppone? «Quelli dei mercati finanziari, dunque inglesi e olandesi. Gli americani protestano, «odiamo le tasse più delle banche». Contrari cinesi e giapponesi. E’ vero che senza essere globale, la tassa rischia di non reggersi. Eppure, è la tesi di Bruxelles, se qualcuno cominciasse a mettere insieme un nocciolo duro potrebbe dare il buon esempio. Il 65% degli europei è favorevole. Ecco l’ipotesi di ragionare a livello di Eurozona, sulla base della proposta della Commissione con aliquota possibile dello 0,01% per titoli e bond. Servirebbe per finanziare lo sviluppo e/o il bilancio Ue. Discussione in corso e aperta. A novembre il G20 di Cannes ne ha fatto cenno nelle sue conclusioni. Francia e Germania presenteranno il 23 gennaio una "proposta complementare a quella della Commissione». Perché il governo Berlusconi la pensava diversamente da Monti? «L’ex ministro dell’Economia Tremonti ha sempre argomentato la sua freddezza, dicendo di non essere mal disposto per principio, ma di accettare la Tobin Tax solo sulla base di un accordo globale. Quindi mai. Almeno dal suo punto di vista».