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 2011  dicembre 15 Giovedì calendario

Nella palestra “Carnera” dove si allena l’odio dei camerati di borgata - Una scritta campeggia accanto a un’aquila un po’ approssimativa sul cartellone di «Militia eversione giovanile» appoggiato al muro di via Sergio Tofano, al quartiere Vigne Nuove, un grigio agglomerato di edilizia popolare alla periferia nord est di Roma

Nella palestra “Carnera” dove si allena l’odio dei camerati di borgata - Una scritta campeggia accanto a un’aquila un po’ approssimativa sul cartellone di «Militia eversione giovanile» appoggiato al muro di via Sergio Tofano, al quartiere Vigne Nuove, un grigio agglomerato di edilizia popolare alla periferia nord est di Roma. «Non c’è peggiore nostalgia che rimpiangere ciò che non è mai successo!». È una frase di Jim Morrison; uno di quegli aforismi multilama, di cui la rete si è impossessata e possono siglare un forum di ragazzine innamorate, come sintetizzare quasi settanta anni di rammarichi della destra postfascista italiana. Al numero 6, dietro una porta di ferro annerita da vaste tracce d’incendio c’è la PPPC: Palestra Popolare Primo Carnera. In quel posto mi è detto che doveva esserci un negozio, ma nel 2006 i «camerati» del quartiere l’hanno occupato per la loro palestra di pugilato. «Contro il degrado e l’abbandono, dalle borgate romane un grido di rivolta». È scritto a mano sotto l’insegna, stampata invece in un font che ricorda la cartellonistica del ventennio. In quel posto, di misterioso c’è ben poco, su YouTube più di un video autoprodotto mostra i locali interni della palestra dei fasci che non rinnegano. Molte locandine in stile vintage in cui è riprodotto l’antico mito del pugilato italico; il gigante Carnera che una volta combatté in camicia nera, forse per questo recuperato nel pantheon dei possibili modelli di uomini invincibili, ma anche per «avercela fatta nonostante le sue umili origini», come spiega un militante nello stesso video. Ai muri si vedono bandiere della RSI, manifesti degli uomini di Salò, un ritratto di Ezra Pound, magliette e cappellini gadget esposti per la vendita. Nulla di più di quello che ci si aspetti di trovare in un luogo dove si forgiano assieme corpo e spirito, secondo una formula che, da sempre, ha fatto eleggere una palestra come ideale luogo di aggregazione della destra post fascista italiana. È una tradizione che dura dagli anni Cinquanta, quando gli scazzottatori dell’Accademia Pugilistica Romana erano le truppe scelte per gli scontri di piazza, facevano capo al «raggruppamento» del duro dei duri Giulio Caradonna, negli anni dello scontro fisico più violento. Era pure una palestra di pugilato la sede operativa del piano «Volpe Nera», nel film di Monicelli che rievocava l’Italia golpista degli anni 70. Qui Ugo Tognazzi dirigeva con una radio da campo un manipolo di scalcinati militari, mentre sedeva anche lui sul tavolato di un ring. Alla palestra «Folgore» di via Eleniana a Roma invece prese realmente le mosse il Golpe Borghese. Il 7 dicembre del 70 i congiurati si riunirono in quel posto con il pretesto di assistere al film «Berlino, dramma di un popolo», ma restarono in vana attesa che, la Radio Rai espugnata, trasmettesse la parola d’ordine «Tora Tora». Almeno i media si sono evoluti, oggi i fascio antagonisti hanno tutti profili Facebook e intere aree web a disposizione, ma tenacemente ancora si vedono in palestra, il loro simbolico fortino contro il mondo moderno.