ANTONIO PITONI, La Stampa 15/12/2011, 15 dicembre 2011
“Gli onorevoli costano meno di quelli europei” - Dallo sciopero dei sindacati, alla protesta degli «ex»
“Gli onorevoli costano meno di quelli europei” - Dallo sciopero dei sindacati, alla protesta degli «ex». Dove «ex» sta per ex parlamentari. Quelli che l’indennità non la percepiscono più, ma il vitalizio lo incassano tutti i mesi o hanno acquisito il diritto a percepirlo. Gerardo Bianco, che l’Associazione degli ex parlamentari la presiede, introduce il tema («Quale democrazia, con quali costi»): «Difendiamo l’istituzione parlamentare, che è l’architrave della Costituzione, da una informazione approssimativa che disorienta l’opinione pubblica. Indennità e vitalizio garantiscono l’indipendenza del Parlamento». A dare manforte agli «ex» interviene il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara. Che spiega: sommando stipendio e rimborsi vari «un parlamentare italiano costa 20.486 euro al mese. In Francia 23.066, in Germania 27.364, in Gran Bretagna 21.089, mentre un deputato europeo arriva a 34.750». Stando così le cose, ironizza il presidente dell’Eurispes, «adeguare le retribuzioni italiane alla media europea renderebbe felici molti nostri parlamentari». Gli sprechi, insomma, secondo Fara, sarebbero altrove: «Il presidente dell’Inps percepisce uno stipendio di 173 mila euro l’anno, il direttore generale dello stesso ente 323 mila. L’ad di Equitalia arriva a 456 mila euro, mentre il segretario generale della Provincia di Bergamo supera i 328 mila». L’ex presidente del Senato, Nicola Mancino, parla di anomalia tra i trattamenti economici di un parlamentare nazionale e di un consigliere regionale («che non possono essere uguali»). Ma anche di alcuni stipendi nel settore di una Pubblica amministrazione «che non funziona e che meritano di essere definiti uno scandalo». L’ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti, punta il dito in tre direzioni: «Finanziamento pubblico dei partiti, che così com’è è inaccettabile, finanziamento all’editoria, da rivedere ma salvaguardando il pluralismo, e retribuzioni. Sul vitalizio ci sono delle distorsioni: alcuni ex parlamentari lo percepiscono e continuano a lavorare – spiega –. Ma ci sono anche i baby pensionati». Cesare Salvi, già vicepresidente del Senato, che presentò una proposta di legge per ridurre il numero dei parlamentari sepolta negli archivi di Palazzo Madama, pone due questioni: «Il problema non è l’indennità, ma le voci aggiuntive. Quanto al vitalizio, è davvero giusto che lo percepiscano tutti nella stessa misura? Se si cumulano più entrate, la più alta dovrebbe assorbire le altre, non cumularle». Silenzio in sala.