Lettere a Sergio Romano, Corriere della Sera 15/12/2011, 15 dicembre 2011
CAPITALISMO E RELIGIONE LA FEDE DEI PAESI A RISCHIO
Mi permetto di riformulare la domanda di un lettore sui Paesi che sono maggiormente a rischio
di default. Perché appartengono tutti all’area cattolico-ortodossa? Scrivo così per comprendere nell’elenco la Grecia, che è ortodossa, ed escludere la Francia che invece è scrupolosamente laica. Augusto Guerriero aveva una risposta precisa in merito; ma lui era in pectore un calvinista.
Pier Paolo Romanelli
pierpaolo_romanelli@libero.it
Al lettore che le chiedeva perché i Paesi a rischio default sono tutti al sud lei non ha risposto e ha solo aggiunto che non bisogna dimenticare l’Irlanda. È vero, ma rimane il fatto che i Paesi più in crisi sono nell’Europa meridionale. Perché?
Jolanda Masini
Pavia
Cari lettori, intravvedo nelle vostre domande, e in particolare in quella di Pier Paolo Romanelli, la tesi secondo cui il cattolicesimo e l’ortodossia avrebbero frenato lo sviluppo del capitalismo, mentre il protestantesimo avrebbe risvegliato gli spiriti animali dell’uomo moderno. È una tesi che piace agli ammiratori di Max Weber (il sociologo tedesco autore di un famoso saggio sullo spirito del capitalismo) e che spiegherebbe il ritardo con cui la Spagna, l’Italia e la Russia hanno imboccato la strada della rivoluzione industriale.
La tesi contiene una punta di verità e ha il merito di mettere in evidenza il ruolo frenante delle gerarchie ecclesiastiche nei Paesi in cui hanno dominato le coscienze. Ma non spiega né la grande rivoluzione mercantile italiana del Duecento, né lo sviluppo industriale delle regioni occidentali tedesche, prevalentemente cattoliche, né il lungo sonno economico, sino alla fine dell’Ottocento, di aree protestanti come quelle della Scozia, della Svezia e della Prussia orientale. Aggiungo che fra i Paesi più duramente colpiti dalla crisi del credito e del debito sovrano non vi sono soltanto Paesi mediterranei, cattolici o ortodossi.
La crisi nasce negli Stati Uniti, dove l’eccesso di fantasia capitalista ha trasformato Wall Street in una specie di laboratorio del dottor Frankenstein, e ha avuto effetti devastanti sulla economia e la finanza britanniche. I disavanzi di questi Paesi, se vengono calcolati anche i debiti delle famiglie, sono superiori a quelli dell’Italia e il tasso di disoccupazione della Gran Bretagna supera quello della media europea. Verrebbe persino la voglia di rovesciare la sua analisi, caro Romanelli, e di sostenere polemicamente che la tesi sul primato dell’economia protestante non ha alcun fondamento reale, ma ha avuto una forte influenza sui giudizi e sui pregiudizi dei mercati. Forse vi sono Paesi che sono considerati poco affidabili perché sono cattolici e Paesi che hanno diritto a tre A perché non lo sono. Esagero naturalmente, ma soltanto per suggerire che le spiegazioni religiose dei fenomeni politici e sociali sono sempre accattivanti, raramente del tutto convincenti.
Sergio Romano