Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 15/12/2011, 15 dicembre 2011
E IL CARROCCIO, SMEMORATO, RISCOPRI’ L’OSTRUZIONISMO
«L’ostruzionismo parlamentare è una tecnica legittima. Ma i sit-in in aula, le intimidazioni verso la presidenza, la determinata volontà di creare incidenti o risse non lo sono». Parola di Roberto Calderoli. Direte: che storia è questa, se anche lui ieri si agitava nella gazzarra in Senato contro Mario Monti? Non l’ha detto ieri. Lo diceva, evviva la coerenza, quando la Lega Nord era il pilastro del governo e bollava l’ostruzionismo altrui come «irresponsabile».
Sono passate solo poche settimane dal 6 settembre in cui il capogruppo leghista a Palazzo Madama Federico Bricolo, motivando il granitico «sì» del Carroccio alla nuova manovra tremontiana sotto l’attacco della speculazione internazionale, manovra che comprendeva addirittura l’odiata abolizione delle Province, bacchettava col tono solenne del giovine statista la scelta di una parte della opposizione di schierarsi con le proteste: «I mercati ci guardano, è vero e hanno visto dove eravate oggi voi. Eravate in piazza con la Cgil!». Non si fa così, spiegava. Nossignore: «Mentre i mercati chiedono una approvazione veloce della manovra. Di Pietro ha annunciato ostruzionismo duro e infatti le opposizioni hanno presentato 400 emendamenti. Bene ha fatto il governo dunque a porre la fiducia perché solo questo ci consentirà di evitare di fare la fine della Grecia, cosa che forse i colleghi dell’opposizione si augurano che succeda». Il giorno dopo lo ribadiva in prima pagina sulla Padania sotto questo titolo: «In piazza la sinistra irresponsabile». Più sopra, il titolone tuonava: «Crisi, il governo accelera». E spiegava l’inevitabile arrivo di nuove tasse come un «contributo di solidarietà del 3% per i redditi oltre 300mila euro e Iva al 21%». Catenaccio finale: «Accolto l’invito del Quirinale e della Ue per il pareggio di bilancio». Ieri mattina lo stesso Bricolo sventolava un cartello che strillava: «Non è una manovra, è una rapina!». E l’Europa? E «i mercati che ci guardano»? E il rischio di «far la fine della Grecia»? Uffa... Sia chiaro: lo stesso disinteresse per la coerenza, l’abbiamo scritto più volte, si può rinfacciare alla sinistra. Volta per volta immolatasi sul nobile altare dell’ostruzionismo quando stava all’opposizione ed auto-proclamatasi custode corrucciata del diritto di governare contro l’ostruzionismo disfattista quando era maggioranza. Un esempio per tutti, i sospiri di Romano Prodi quando stava a Palazzo Chigi: «Ci sono due visioni politiche contrapposte: la prima, quella dell’Ulivo, "costruttiva"; la seconda, quella del Polo, in cui sugli interessi generali prevalgono sempre interessi di parte...». Le stesse parole che sarebbero state usate da Silvio Berlusconi: «Purtroppo questa è l’opposizione che abbiamo. Non guarda all’interesse del Paese».
Insomma, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ma certo, coerentemente con l’obiettivo di «rifarsi la verginità» dichiarato da Bossi dopo anni di compromessi così invisi al popolo leghista da creare spaccature interne e incendiare il «filo diretto» con i militanti malpancisti a Radio Padania, la capriola del Carroccio da colonna portante della stabilità governativa ad anima caciarona del ribellismo anti-governativo e anti-europeo è stata così brusca da dare le vertigini.
Basti ricordare l’indignazione dello stesso Senatur contro le rumorose contestazioni in aula contro i suoi progetti federalisti: «Vedo che la sinistra sulla questione della devolution ha messo in piedi una cagnara incredibile». Quando, su questo tema, prese la parola nell’aula di Palazzo Madama, liquidò dunque le proteste con parole sprezzanti: «Le considerazioni dell’opposizione, almeno quelle che ho ascoltato finora, sono state solo strumentali e lo dimostra il numero enorme di emendamenti e la pretestuosità della gran parte di essi». La stessa Lega lo aveva già fatto in passato arrivando a presentare per esempio dalla opposizione oltre 2.000 emendamenti contro gli adeguamenti degli estimi catastali ai fini dell’Ici o 300 contro il risanamento di Bagnoli o ancora 3.300 contro una serie di altri provvedimenti tra cui il decreto legge Maccanico sulle emittenze e l’istituzione dell’Authority sulle comunicazioni? È la politica, baby. Come osavano contestare la devolution? «Tutto ciò dimostra che lo scopo dell’opposizione non è quello di una normale dialettica parlamentare, ma di un ostruzionismo che mira soltanto a ritardare l’espressione della volontà del Senato».
E Roberto Castelli? Come dimenticare i rimbrotti verso gli oppositori dell’allora ministro della Giustizia, ieri mattina assai divertito a parti rovesciate dalla baraonda padana? Puntava a fare la «sua» riforma della giustizia e gli intralci erano fastidiosissimi: «Tutti auspichiamo che ci sia un dialogo, ma l’opposizione deve rinunciare all’ostruzionismo fine a se stesso. Che abbiano presentato 500 emendamenti mi preoccupa. Se vogliono soltanto farci perdere tempo...». Qualche mese dopo tuonava: «La sinistra fa ostruzionismo al di là di ogni limite. Farò il conto di quanto è costata la riforma a causa dell’ostruzionismo della sinistra al contribuente italiano».
Torniamo a Calderoli: «Prima cosa: emerge la necessità di cambiare il regolamento del Senato, che così com’è consente un ostruzionismo senza limiti nelle commissioni. Seconda: risulta evidente l’incapacità di proposta dell’opposizione, che preferisce rifugiarsi nell’ostruzionismo e dimostra così di essere acefala».
Ieri mattina, spiegano le agenzie, i leghisti che si sono iscritti per un intervento in aula, così da intralciare il più possibile il cammino della manovra, sono stati cinquantacinque. Su 59 membri del gruppo parlamentare. Ed è interessante, davanti a questi numeri, rileggere ciò che diceva un anno fa, in condizioni finanziarie molto meno pesanti, in occasione della riforma universitaria, il capogruppo del Carroccio Federico Bricolo puntando il dito contro l’opposizione: «Stanno facendo un ostruzionismo ad oltranza senza entrare nel merito delle questioni al solo scopo di impedire alla maggioranza e al Parlamento di approvare la legge». E chiuse: «È evidente che la loro volontà è bloccare tutto, un atteggiamento a dir poco vergognoso e antidemocratico».
Gian Antonio Stella