Marco Livi, Italia Oggi 15/12/2011, 15 dicembre 2011
FONDO EDITORIA 2012, SOLO 53,5 MLN
La manovra Monti non porta nuovi tagli all’editoria, ma comunque il fondo per i contributi risulta falcidiato: i 138 milioni per il 2012, infatti, «sono solo nominali perché gravano oneri che non sono riferibili all’editoria direttamente», il fondo reale ammonta ad appena 53,5 milioni.
A spiegarlo è stato ieri il sottosegretario con delega per il settore Carlo Malinconico, nel corso dell’audizione davanti alla commissione cultura della Camera. Dei 138 milioni, ha precisato Malinconico, «50,8 milioni di euro sono dovuti a una rateizzazione di un debito che aveva lo Stato con le Poste. Poi ci sono altri contributi fra cui un milione per non vedenti, 4 milioni per Radio Radicale, 22,5 milioni per convenzioni per minoranze linguistiche. Alla fine restano 53,5 milioni di euro di fatto per l’editoria che sono il 30% di quello che per il 2012 è prevedibile».
Da Malinconico almeno una rassicurazione, perché non è prevista la cessazione del fondo di contribuzione. Il Fondo per l’editoria poteva contare nel 2007 su 564 milioni, scesi a 137,7 per il prossimo anno con la Legge di stabilità, ovvero prima dell’avvento del governo Monti.
Malinconico ha riconosciuto che quello della contribuzione diretta è un ambito molto sensibile e con fondi che vanno progressivamente calando. Il sottosegretario ha quindi sottolineato che a fronte della determinazione che il fondo resterà attivo, c’è anche quella di rimettere mano al sistema di erogazione perché nel 2014 l’attuale meccanismo cesserà e «occorrerà una legge per renderlo più proficuo ai giornali e tornare allo spirito della contribuzione diretta, cioè la salvaguardia del pluralismo».
Per questo bisogna «partire da subito» con un regolamento, e quanto ai criteri, Malinconico si muoverà «immediatamente alla loro ricerca nel solco dell’invito del presidente Napolitano a garantire forme di pluralismo e nel contempo individuare strumenti che possano moralizzare, razionalizzare, bonificare, che è il termine usato dal capo dello Stato, il settore portandolo a criteri più virtuosi».
«La durata di questo governo», ha proseguito, «non è tale da affrontare tutti i temi sul tappeto, occorre quindi darsi delle priorità, facendo in modo da tramutare le situazioni di crisi in situazioni di opportunità», e sull’editoria «c’è volontà di operare in continuità con l’attività svolta dal sottosegretario Bonaiuti (suo predecessore al settore, ndr) sui tavoli di lavoro avviati».
L’intento è ora quello di proseguire nel confronto con gli attori del settore: dopo quello con la Fnsi sono in programma incontri con la Rai ed altre categorie interessate all’editoria. Un settore che però non è assistito: «non è giusto pensare che sia tutto sostenuto dallo Stato, appena il 10% di ciò che va in edicola riceve il contributo dello Stato».
Durante l’audizione è stato fatto il quadro della situazione, parlando di giornali e libri che stanno vivendo un periodo molto difficile in termini di vendite e di introiti pubblicitari. Nei primi dieci mesi dell’anno le vendite sono calate del 2,62%, mentre il calo della pubblicità ammonta al 4,6%. Per contro, il dato della lettura è ancora molto forte: per i quotidiani sono 24 milioni di lettori per giorno medio, e per i libri è altrettanto significativo. Malinconico ha anche rilevato che cresce l’editoria on line, e complessivamente il sistema dell’editoria è vitale, anche se ora affronta una crisi epocale, e il 2012 si annuncia come un anno complesso perché si applicano i criteri del regolamento 2010. In sostanza il settore dell’editoria «ha necessità di interventi».